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Area Solvay a Massa: il procedimento di bonifica

Durante la visita in Toscana della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlate, sono state illustrate da ARPAT la storia e l'iter di uno dei quattro procedimenti di bonifica del SIN di Massa e Carrara

La commissione parlamentare presso lo stabilimento Solvay Chimica Italia

In occasione della visita, nel mese di febbraio 2017, della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlate, ARPAT ha illustrato lo stato dell’arte dei 4 procedimenti di bonifica del SIN di Massa Carrara.

Dopo aver trattato il caso delle aree Syndial Spa, ex Farmoplant e ex Ferroleghe, affrontiamo qui l’ultimo procedimento, quello relativo all’area della società Solvay Chimica Italia Spa di Massa, sito industriale attivo, costituito da una superficie di oltre 250.000 m2, di cui 32.000 coperti da fabbricati e capannoni in cui sono collocati gli impianti chimici. Il sito si trova all’interno della Zona Industriale Apuana; già nel 1939 l’area su cui oggi insiste lo stabilimento era di proprietà della Società Italiana Ernesto Breda di Milano, attiva nella produzione delle armi.

A partire dagli anni ’60 l’area fu rilevata dalla SABED (Società Anonima Bario e Derivati) avviando le seguenti lavorazioni e produzioni:

  • trattamento di materiale misto di ferro e bario per loro separazione con sistema di flottazione;
  • riduzione ossidi di ferro per ottenimento di ferro metallico e successiva lavorazione per produzione di ghisa e acciaio;
  • riduzione solfato di Bario per ottenimento di solfuro di Bario e successiva lavorazione del solfuro per separazione sali di Bario;
  • sali potassici;
  • carbonato di Bario e solfuro di sodio;
  • cloruro ed idrato di bario;
  • installazione di un forno rotativo per la calcinazione di calcare in ossido di calcio;
  • carbonato ed idrossido di stronzio;
  • carbonato di calcio.

Attualmente si producono una serie di derivati inorganici del Bario, del calcio, dello Stronzio e del Sodio ed a tal proposito nell’area produttiva sono presenti diversi impianti chimici per la realizzazione di: Solfuro di Bario, Solfato di Bario, Idrossido di Bario, Cloruro di Bario, Carbonato di Bario ad alta purezza, Idrossido di Bario ad alta purezza, Carbonato di Stronzio ad alta purezza, Idrossido di Stronzio ad alta purezza, Carbonato di Calcio ad alta purezza, Solfuro di sodio, Solfidrato di sodio, Polisolfuro di Bario, carbonato di bario tecnico.

Nello stabilimento la produzione avviene negli impianti mediante cicli produttivi, tra cui il più importante è quello di riduzione della barite naturale a solfuro di bario. In una zona ai confini dello stabilimento è presente un’area di stoccaggio di materiali da lavorazione formatasi nel corso degli anni; dalla ricostruzione storica, è risultato che inizialmente, su un’area di circa 60×140 metri, furono scavate tre vasche profonde 7metri, utilizzando materiale di risulta per crearne gli argini. Durante il corso degli anni le vasche furono riempite con materiali di lavorazione e si creò una zona di circa 23.000 m2 per un volume complessivo di circa 212.000 mc di materiali stoccati sopra il livello del piano campagna; accanto a questa area è presente una vasca di raccolta melme di lisciviazione e materiali.

A metà degli anni ’90 furono svolte indagini e l’area fu inserita nel piano regionale delle aree da bonificare con classificazione a medio termine. Nel 2005 è stato quindi proposto, e poi approvato con prescrizioni dalla Conferenza dei servizi decisoria, il piano di caratterizzazione dell’intero sito Solvay, comprensivo sia della superficie dello stabilimento che della zona di stoccaggio materiali da lavorazione. Successivamente furono avviate le indagini i cui esiti, trasmessi nel marzo 2007, hanno evidenziato superamenti dei limiti imposti dalle rispettive tabelle sia per i terreni che per le acque di falda. Furono poi effettuate indagini integrative sia nel sottosuolo che nelle acque di falda e Solvay, nel corso del 2008, ha intrapreso lavori di messa in sicurezza di emergenza dei terreni in alcuni punti dell’area. Nel 2010 Solvay ha trasmesso vari documenti tra cui i principali sono l’Analisi di rischio sito specifica dell’intero stabilimento ed il Progetto di bonifica e messa in sicurezza permanente dei suoli lato ferrovia. Entrambi i documenti sono stati aggiornati da Solvay nel corso del 2011 e poi revisionati nel 2013 a seguito di revisione del parametro bario.

Per quanto riguarda l’area di stoccaggio materiali, il MATTM, nel 2012, ha approvato il progetto di bonifica e messa in sicurezza permanente e conseguentemente Solvay ha trasmesso e dato avvio al progetto esecutivo dei lavori che al momento sono quasi conclusi. Per quanto attiene i terreni dello stabilimento, il MATTM, nel 2016, ha approvato il progetto operativo di bonifica della zona lato ferrovia. Al momento sono in corso i lavori di bonifica dei terreni. In considerazione dei superamenti registrati nelle indagini di caratterizzazione delle acque di falda, sono stati intraprese indagini integrative e campagne di monitoraggio all’interno ed all’intorno del sito Solvay.

Nel periodo novembre 2015 – ottobre 2016 sono state condotte quattro campagne di monitoraggio delle acque di falda del sito Solvay prelevate da alcuni punti di campionamento interni ed esterni allo stabilimento e, in particolare, a monte ed a valle idrogeologico del sito.

Nella fase esecutiva delle campagne si è tenuto conto, in particolare, della nota MATTM del 18/09/2015 che richiama la finalità del monitoraggio delle acque di falda richiesto da Solvay al fine di escludere il rapporto di casualità tra la presenza di composti organo-clorurati in falda e l’attività industriale svolta dall’Azienda.

Ad ARPAT il MATTM ha richiesto di trasmettere le proprie valutazioni sugli esiti del monitoraggio e nella cartina di seguito riportata sono indicati i punti di monitoraggio stabiliti preventivamente alla prima campagna e mantenuti attivi nelle successive.

Le indagini hanno rilevato superamenti dei limiti per alcuni parametri anche in punti di monitoraggio esterni al sito, sia a monte che a valle dello stabilimento. Considerando che queste campagne di monitoraggio hanno evidenziato i superamenti dei limiti imposti dalla tabella 2 Allegato II Parte IV Titolo V del DLgs 152/06 per i parametri sopra riportati, ARPAT ha già provveduto a trasmettere alle Amministrazioni una relazione comprensiva degli esiti analitici dei controlli effettuati per le opportune valutazioni ed adozione dei provvedimenti imposti dalla vigente normativa per quanto di competenza.

FONTEarpat.toscana.it
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