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La grande squadra del ponte di Genova: 330 imprese da tutta Italia

Foto da www.webuildvalue.com

È stato un lavoro di squadra quello del nuovo ponte San Giorgio di Genova, che, dopo il collaudo di ieri, attende l’inaugurazione del 3 agosto. Circa 330 imprese, soprattutto piccole e medie da tutta l’Italia, per un valore delle forniture che supera i 160 milioni di euro, quasi l’80% del valore complessivo della commessa: sono i numeri che raccontano il mondo della filiera italiana che, coordinato dal Gruppo Webuild insieme a Fincantieri, ha contribuito alla realizzazione del nuovo Ponte di Genova.

Tre le regioni che hanno messo a disposizione il numero più elevato di imprese, nel grande gioco di squadra dove la partnership e la collaborazione per il raggiungimento di un obiettivo comune hanno svolto un grande ruolo. Liguria, Lombardia e Piemonte, anche per vicinanza geografica raccolgono oggi il numero più significativo di aziende presenti nella filiera di fornitura del Ponte: oltre 170 imprese coinvolte.

Tra le 35 piemontesi, anche la Bosco Italia di San Mauro Torinese, nata 45 anni fa e specializzata nel campo delle insonorizzazioni stradali e industriali, che ha installato i pannelli fotovoltaici, essenziali per rendere il ponte autonomo dal punto di vista energetico, nonché le barriere frangivento in vetro che corrono per l’intera lunghezza del viadotto. Le linee guida seguite dalla Bosco Italia: un ponte sostenibile e integrato con l’ambiente, affinché i viaggiatori possano godere del paesaggio mentre vi transitano.

L’inaugurazione è prevista per il 3 agosto e giungerà a meno di due anni dal crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto del 2018 e costato la vita a 43 persone. Due anni trascorsi a demolire il Morandi ferito – qui l’imponente esplosione controllata dei piloni 10 e 11, a giugno 2019 – e ricostruire il nuovo ponte, che verrà intitolato alla croce di San Giorgio, l’antico simbolo della repubblica marinara di Genova.

Le imprese liguri

Il ponte e la sua città. Il ponte di Genova e la Liguria. Nella grande opera collettiva che è stata la ricostruzione del ponte, proprio la Liguria insieme alla Lombardia hanno vantato la rappresentanza più numerosa, rispettivamente con oltre 50 imprese la Liguria e oltre 80 la Lombardia.

Eccellenze in settori differenti, dalla logistica alla produzione di materiali, dalla sicurezza allo smaltimento dei rifiuti che si sono avvicendate in cantiere nel corso dell’ultimo anno, quello decisivo per la realizzazione dell’opera.

È il caso della Drafinsub, incaricata proprio nella prima fase esplorativa della bonifica di eventuali ordigni bellici, un’operazione obbligatoria in qualunque cantiere di una grande infrastruttura. Sono le cosiddette lavorazioni propedeutiche alla cantierizzazione, alle quali ha lavorato anche la EMI. Specialità differenti che hanno previsto anche il contributo dell’Esseg – Ente Scuola e Sicurezza in Edilizia di Genova, incaricata dei corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro, altra voce fondamentale in questo cantiere che è stato segnato da un numero bassissimo di incidenti.

Liguri sono anche le aziende che hanno ricevuto e gestito i materiali provenienti dagli scavi (Edilcave Liguria) e i servizi di ispezione della rete fognaria e di smaltimento dei rifiuti (Ediliguria), così come l’azienda (Seastema Spa in associazione con Cetena Spa) che ha realizzato un complesso sistema di monitoraggio proprio in cantiere.

Contratti di fornitura che sono stati assegnati al territorio ligure, coinvolgendo anche chi ha offerto servizi culturali. È il caso dell’Associazione Festival della Scienza che all’interno dello Spazio Ponte (il museo sul nuovo ponte allestito al Porto Antico in città) ha garantito un’attività di mediazione culturale nei confronti dei cittadini che hanno visitato il museo.

I fornitori lombardi

In tutto oltre 80 aziende, la compagine più numerosa tra i fornitori, provengono dalla Lombardia. Tutte aziende che, anche nei mesi in cui la regione è stata duramente colpita dal Covid-19, hanno continuato a lavorare in cantiere, rispettando le più rigide misure di sicurezza a tutela dei lavoratori.

Aziende altamente specializzate, come la Akron srl, incaricata del servizio delle indagini georadar in cantiere per le analisi del sottosuolo, un lavoro essenziale per l’analisi del sottosuolo e la verifica di idoneità al posizionamento e movimentazione delle carpenterie pesanti e delle autogrù. Molte aziende lombarde hanno invece fornitori materiali: l’acciaio sagomato della Alto Lago srl e il calcestruzzo della Calcestruzzi Spa, una delle più grandi aziende italiane nel settore. Anche pali per i plinti di fondazione del ponte, giganti alti 50 metri che si sviluppano interamente nel sottosuolo, sono stati in parte realizzati da un’azienda lombarda, la Fondamenta srl, che proprio in questi giorni sta realizzando anche le fondazioni in mare della mega isola con la quale verrà ampliata Montecarlo. Il Gruppo Stg invece ha fornito i pannelli fotovoltaici (allestiti invece da un’azienda piemontese, la Bosco Italia) che permetteranno al ponte di autoalimentarsi. Lombarda è anche la Mosconi srl, che sta realizzando le opere di impermeabilizzazione dell’impalcato lungo 1.067 metri che attraversa la valle del Polcevera.

Le eccellenze piemontesi

Trentacinque le aziende piemontesi ai piedi del nuovo ponte di Genova; 35 eccellenze della regione tra le 330 che costituiscono la filiera dei fornitori dell’opera.

Aziende che hanno messo a disposizione la loro esperienza e le competenze tecniche per fornire servizi diversi, dallAutovictor che ha noleggiato i mezzi di sollevamento, alla Giuggia Costruzioni che sta realizzando proprio in queste ore la pavimentazione stradale dell’impalcato. Un impegno profuso giorno e notte, come avvenuto per tutte le aziende che hanno preso parte alla costruzione del ponte, anche in tempo di Covid-19, quando il cantiere – nonostante il blocco delle attività in Italia – ha continuato a lavorare. Essenziali proprio in quei mesi sono stati i servizi di sanificazione dei locali garantiti dalle società Silca e Gruppo Indaco, che si sono allineate alle procedure di sicurezza dei lavoratori elaborate dalla unità di Safety del gruppo Webuild.

I lavori procedono a ritmi sostenuti anche questi giorni, ormai vicini alla conclusione dell’opera. E al lavoro c’è la Bosco Italia, società piemontese che sta allestendo tanto le barriere in vetro che bloccheranno il vento sul ponte, quanto i pannelli fotovoltaici che lo renderanno autosufficiente dal punto di vista energetico. Un’altra eccellenza in partnership con tutto il team del ponte per un’opera unica che nei prossimi giorni sarà consegnata alla città.

Bosco Italia: trasparenza e sostenibilità

Un ponte sostenibile e integrato con l’ambiente. Indipendente in molti periodi dell’anno dal punto di vista energetico, e meno invasivo possibile, quasi al limite della trasparenza, affinché i viaggiatori possano godere del paesaggio che si ammira sulla valle del Polcevera e da lì fino al mare.

Riuscire in questa sfida è stato il compito che il Gruppo Webuild, incaricato di realizzare il nuovo Ponte di Genova insieme a Fincantieri, ha affidato alla Bosco Italia, la società di Torino che ha installato i pannelli fotovoltaici, progettando e realizzando i relativi supporti, nonché le barriere frangivento in vetro che corrono per l’intera lunghezza del viadotto. Una delle 330 imprese che in Italia hanno partecipato a questa sfida.

«Abbiamo diviso il ponte su 1.535 campionature – racconta oggi Emanuele Marenco, presidente e amministratore delegato della Bosco Italia – sulle quali sono stati istallati tanto i pannelli fotovoltaici quanto i vetri frangivento». I pannelli, che sono collegati alla rete impiantistica del ponte, accumulano energia durante il giorno e la rilasciano di notte così da garantire l’illuminazione del ponte, il funzionamento della segnaletica e anche quello dei sistemi di monitoraggio della struttura. «Naturalmente i pannelli offrono il meglio delle loro prestazioni nei mesi estivi – spiega Marenco – anche se la posizione del ponte, vicino al mare, assicura una buona produzione energetica anche durante l’inverno».

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La posa in opera dei pannelli fotovoltaici sul ponte

Oltre ai pannelli solari, che proprio in questi giorni vengono montati a sbalzo lungo il viadotto, la Bosco Italia ha realizzato e montato le barriere frangivento, un altro elemento di quest’opera assolutamente unico. «Le barriere – prosegue Emanuele Marencosono elementi eccezionali. Alte 2 metri e 30 centimetri, sono in grado di sostenere un peso di 280 kg per metro quadrato pur mantenendo la loro leggerezza e trasparenza. L’unicità di questi cristalli è quella di essere extra chiari, un prodotto tipico dell’arredamento di aeroporti».

Queste barriere assicurano una completa visibilità panoramica e offrono la percezione di trovarsi di fronte a una vetrata quasi inesistente se non fosse per la delicata serigrafia di strisce nere, posizionata per segnalare le barriere agli uccelli che dovessero sorvolare il ponte.

Per portare a termine questi lavori la Bosco Italia, nata 45 anni fa e specializzata proprio nel campo delle insonorizzazioni stradali e industriali, ha lavorato con ritmi elevatissimi, così come tutte le altre ditte impegnate nel cantiere. «Rispetto ai tempi previsti inizialmente di 2 mesi – spiega Marenco – abbiamo dovuto contrarre a 5 settimane la conclusione degli allestimenti, un’impresa titanica che stiamo portando a termine proprio in questi giorni mettendo a lavoro quattro squadre divise in due turni, di giorno e di notte».

Nonostante la complessità del lavoro, i tempi stretti, la pressione per consegnare l’opera, anche per la Bosco Italia prendere parte alla costruzione del ponte è stata un’esperienza che non potrà essere dimenticata, come per le oltre 30 imprese del Piemonte che hanno collaborato alla costruzione del nuovo Ponte. «Quando siamo saliti per la prima volta sull’impalcato – ricorda adesso Marenco – è stata un’emozione unica, che ha dato a me e a tutti i ragazzi che lavorano sul progetto una spinta in più. Per riuscire in questa impresa oltre alla volontà ci vuole uno stimolo superiore e l’idea di partecipare alla ricostruzione di un’opera così importante per Genova rappresenta proprio quello stimolo».

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