Home Ambiente Nucleare sì, nucleare no: in Europa slitta la decisione sulle fonti green

Nucleare sì, nucleare no: in Europa slitta la decisione sulle fonti green

La Commissione Europea rimanda al 21 gennaio la presentazione della tassonomia delle fonti energetiche. L’inserimento del gas e del nucleare tra le fonti green ammissibili divide l’Europa e l’Italia.

La tassonomia europea è il documento che classifica le fonti energetiche in base alla loro incidenza sulle emissioni di Co2 e alla loro sostenibilità ambientale. Soltanto quelle in linea con il raggiungimento della neutralità climatica nel 2050 accederanno ai finanziabili del Green Deal europeo. Sulla tassonomia si giocano dunque i destini della transizione ecologica e quelli economici dei grandi produttori di energia.

Il documento doveva essere presentato entro la fine del 2021, ma il dibattito è ancora in corso e si è scaldato dal 3 gennaio, quando la Commissione ha avanzato la proposta di inserire il nucleare e il gas naturale all’interno delle attività economiche considerate sostenibili dal punto di vista ambientale. Le posizioni estreme sul nucleare in Europa sono rappresentate da Francia, prima grande sostenitrice del nucleare, e Germania grande detrattrice.

L’ultima data fissata per la presentazione della tassonomia era il 12 gennaio, ma ieri si è appreso di un ulteriore slittamento al 21 gennaio.

Il nucleare in Europa

Il nucleare, intanto, rappresenta già un quarto dell’energia prodotta in Europa, al netto di quella importata (c’è anche quella) da Paesi extra-Ue.

È quanto emerge dagli ultimi dati Eurostat, appena pubblicati da Europa Today. In totale, l’energia nucleare generata nel 2020 è stata pari 683.512 GWh. A produrla sono stati i 109 reattori dislocati in 13 Stati membri. Il maggior produttore dell’Ue è stata la Francia (52% della produzione totale di energia nucleare dell’Ue, poco sopra i 353mila GWh), seguita da Germania e Spagna (entrambe al 9%) e Svezia (7%).

Guardando al peso del nucleare sull’energia prodotta dai singoli Paesi Ue, l’Eurostat segnala che la Francia è rimasta lo Stato membro più dipendente dai reattori, che hanno prodotto il 67% di tutta l’elettricità generata nel Paese nel 2020. L’unico altro Paese Ue con più della metà della propria elettricità generata nelle centrali nucleari è stata la Slovacchia (54%). Seguono l’Ungheria con il 46% in Ungheria, Bulgaria (41%), Belgio (39%), Slovenia (38%), Cechia (37%), Finlandia (34%), Svezia (30%), Spagna (22%), Romania (21%), Germania (11%) e Paesi Bassi (3%).

Il nucleare in Italia

Negli ultimi mesi l’aumento del costo delle materie prime, le ricadute sulle bollette di gas ed elettricità e la questione della tassonomia europea hanno riaperto il dibattito sull’energia nucleare anche in Italia.

Tutti i principali partiti sono contrari al ritorno del cosiddetto “nucleare tradizionale” e il NO fondamentale viene anche dal referendum del 2011. Alcuni esponenti politici, per lo più di centrodestra, si sono però detti favorevoli al cosiddetto “nucleare di quarta generazione”, nuovi reattori con un diverso utilizzo del combustibile che potrebbero essere, secondo i suoi sostenitori, più sicuri, ecosostenibili ed economici.

Questa tipologia di reattori è attualmente in fase di studio e, in base alle previsioni più ottimistiche, non dovrebbe essere disponibile prima dei prossimi dieci anni.

Dopo alcune dichiarazioni ambigue, il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani ha chiarito la sua contrarietà al nucleare tradizionale, ma ha difeso la ricerca sulle nuove tecnologie, che potrebbero rendere questa fonte più sicura e sostenibile.

L’appello delle associazioni ambientaliste

Levata di scudi dalle associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente e Wwf. “Invece di continuare ad alimentare un dibattito sterile sul nucleare, una tecnologia di produzione di energia superata dalla storia, surclassata da tecnologie più mature e competitive che usano fonti rinnovabili, sarebbe auspicabile che il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e tutto il governo italiano si facessero portavoce, nella discussione europea sulla nuova tassonomia verde, di una posizione chiara e avanzata che non ceda alle lobby del gas fossile e del nucleare, così come hanno fatto altri governi, per esempio la Spagna”, scrivono in una nota congiunta le associazioni.

“I reattori di quarta generazione, al centro di programmi di ricerca in corso da 20 anni senza grandi risultati, sono del tutto fuori gioco rispetto alla data di riferimento del 2030”. Per le associazioni ambientaliste occorre invece accelerare subito sul taglio delle emissioni: i nuovi obiettivi europei per il clima, a cui l’Italia deve attenersi, prevedono un taglio del 55% delle emissioni di gas climalteranti (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2030, e la neutralità climatica entro il 2050.

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