
La Direzione Generale Economia Circolare e Bonifiche del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato l’Aggiornamento dello stato dei procedimenti di bonifica dei Siti di Interesse Nazionale (SIN), con dati riferiti a giugno 2025. Il documento, disponibile nella sezione del portale ministeriale dedicata all’“Avanzamento dei procedimenti di Bonifica”, offre una fotografia aggiornata di uno dei dossier ambientali più complessi del Paese Rapporto_2025_Giugno.
L’aggiornamento segnala un avanzamento significativo sul piano procedurale, con un’elevata percentuale di aree indagate e di progetti di bonifica approvati, oltre a oltre 100.000 ettari restituiti agli usi legittimi negli ultimi tre anni. Allo stesso tempo, il quadro resta caratterizzato da forti disomogeneità territoriali, tempi di realizzazione ancora lunghi e una distanza non trascurabile tra pianificazione e cantierizzazione degli interventi. I SIN mostrano progressi concreti, ma confermano la complessità strutturale del percorso di risanamento ambientale.
Attualmente i SIN sono 42 e interessano circa 148.000 ettari di aree a terra e 77.000 ettari di aree a mare. Si tratta di territori segnati da contaminazioni storiche, in larga parte riconducibili a grandi insediamenti industriali, attività chimiche, energetiche e minerarie, per i quali lo Stato mantiene una competenza diretta in materia di bonifica.
I risultati: superfici recuperate e procedimenti più avanzati
Tra i dati più rilevanti emerge l’aumento delle aree restituite agli usi legittimi. Nel periodo 2023–2025, oltre 100.000 ettari sono stati bonificati o deperimetrati, uscendo dal perimetro dei SIN. Si tratta di circa il 40% delle superfici precedentemente incluse, un risultato che indica un’accelerazione rispetto agli anni passati Rapporto_2025_Giugno.
Sul piano procedurale, il report evidenzia un avanzamento anche nelle fasi conoscitive:
- l’84% delle aree attualmente ricomprese nei SIN risulta già indagato per verificare la contaminazione, sia per i suoli sia per le acque sotterranee;
- per le aree risultate contaminate, il progetto di bonifica è stato approvato nel 93% dei casi per i suoli e nell’84% per le acque sotterranee.
Numeri che segnalano una maggiore solidità del quadro tecnico-amministrativo, soprattutto rispetto al passato, quando molti procedimenti risultavano bloccati già nelle fasi preliminari.
Il quadro normativo e il principio di responsabilità
Il documento richiama l’iter previsto dal D.Lgs. 152/2006, che disciplina le procedure di caratterizzazione, analisi di rischio e progettazione degli interventi di bonifica o messa in sicurezza. Resta centrale il principio del “chi inquina paga”, secondo cui gli interventi sono a carico del responsabile della contaminazione, individuato dalle Province.
Tuttavia, nei casi in cui il responsabile non sia individuabile o non provveda, è il Ministero a farsi carico degli interventi, nei limiti delle risorse disponibili, attraverso strumenti di finanziamento pubblico. Un passaggio che continua a rappresentare uno dei principali elementi di criticità del sistema.
Le criticità: tempi lunghi e forte eterogeneità territoriale
Accanto ai risultati, l’aggiornamento mette in luce anche ciò che resta da fare. Le planimetrie dei singoli SIN mostrano una forte disomogeneità territoriale: in molti siti coesistono aree già bonificate, porzioni in fase avanzata e zone ancora ferme alle fasi iniziali del procedimento.
In diversi casi, soprattutto nei SIN più estesi e complessi, il completamento delle bonifiche richiede tempi lunghi, legati alla difficoltà tecnica degli interventi, alla frammentazione delle responsabilità e alla disponibilità delle risorse finanziarie. Inoltre, l’elevata percentuale di progetti approvati non coincide automaticamente con l’esecuzione degli interventi, che resta il vero nodo critico per la chiusura dei procedimenti.
Un percorso ancora incompiuto
L’aggiornamento di giugno 2025 restituisce dunque un quadro in chiaroscuro. Da un lato, emerge un rafforzamento dell’azione amministrativa e un recupero significativo di superfici; dall’altroall’altro, i SIN continuano a rappresentare una sfida strutturale, in cui la distanza tra pianificazione e realizzazione resta ampia.
La bonifica dei siti contaminati rimane un processo lungo, complesso e costoso, che richiede continuità istituzionale, certezza delle responsabilità e risorse adeguate. I dati mostrano progressi reali, ma confermano anche che il completamento del risanamento ambientale dei SIN è un obiettivo ancora lontano dall’essere pienamente raggiunto.
Approfondimento tecnico – Cosa dicono i dati
L’aggiornamento di giugno 2025 consente alcune letture tecniche che vanno oltre i dati aggregati e interessano direttamente progettisti, imprese, consulenti ambientali ed enti attuatori.
Dalla caratterizzazione alla bonifica: dove si concentra il collo di bottiglia
Il dato secondo cui l’84% delle aree SIN risulta già indagato indica che la fase di caratterizzazione – storicamente uno degli elementi più lenti e controversi – è ormai ampiamente coperta. Tuttavia, questo non equivale a una rapida chiusura dei procedimenti.
Il vero nodo resta il passaggio dall’approvazione progettuale all’esecuzione degli interventi. L’elevata percentuale di progetti di bonifica approvati (93% per i suoli) segnala una maturità tecnica dei procedimenti, ma non fornisce indicazioni dirette sui tempi di cantierizzazione, sull’effettivo avanzamento dei lavori o sulla loro conclusione.
Per gli operatori del settore, questo significa confrontarsi sempre più spesso con:
- progetti approvati ma in attesa di copertura finanziaria;
- interventi avviati per stralci funzionali;
- messa in sicurezza operativa che tende a sostituire, nei fatti, la bonifica definitiva.
Responsabilità e finanziamento: un equilibrio ancora fragile
Il principio del “chi inquina paga”, richiamato dal D.Lgs. 152/2006, resta centrale ma continua a mostrare limiti applicativi, soprattutto nei SIN di origine storica o con assetti proprietari frammentati.
Nei casi di responsabilità non individuabile o di inadempienza del soggetto obbligato, l’intervento pubblico rimane vincolato alla disponibilità di risorse e a procedure di finanziamento spesso complesse. Per le imprese esecutrici e i progettisti questo si traduce in:
- tempi lunghi tra affidamento e avvio lavori;
- incertezza sulla programmazione pluriennale degli interventi;
- difficoltà nella continuità delle attività di cantiere.
Eterogeneità dei SIN e complessità tecnica degli interventi
Le planimetrie dei singoli SIN mostrano chiaramente come, all’interno dello stesso sito, convivano situazioni molto diverse: aree già bonificate, zone in messa in sicurezza, porzioni contaminate con procedimenti ancora in fase iniziale.
Dal punto di vista tecnico-operativo, questo comporta:
- la necessità di integrare interventi di natura diversa (bonifica, MISP, MISE, monitoraggi);
- una gestione complessa delle interferenze tra cantieri attivi e aree in esercizio;
- un ruolo sempre più centrale del monitoraggio post-intervento, soprattutto per le acque sotterranee.
Il dato sulle aree restituite: attenzione alla lettura
Il dato degli oltre 100.000 ettari restituiti agli usi legittimi è rilevante, ma va letto con attenzione. La restituzione include sia aree effettivamente bonificate sia superfici deperimetrate, ovvero escluse dal SIN a seguito di rivalutazioni tecniche o amministrative.
Per gli addetti ai lavori, questo significa che:
- il recupero ambientale reale non coincide sempre con la superficie formalmente “chiusa”;
- la deperimetrazione diventa uno strumento sempre più utilizzato per razionalizzare i perimetri, ma non sostituisce gli interventi nei nuclei contaminati residui.
Uno scenario che richiede competenze sempre più integrate
Nel complesso, l’aggiornamento 2025 conferma che il sistema delle bonifiche nei SIN sta evolvendo verso una fase meno emergenziale e più strutturata, ma anche più esigente sul piano tecnico, normativo e gestionale.
Per professionisti e operatori, questo comporta:
- maggiore integrazione tra competenze ambientali, geologiche, sanitarie e legali;
- attenzione crescente alla sostenibilità economica degli interventi;
- capacità di operare in contesti complessi, dove la bonifica è parte di processi più ampi di rigenerazione territoriale.

































