
Con il Decreto legislativo n. 29/2026, entrato in vigore il 7 marzo 2026 pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l’Italia adegua la normativa nazionale al Regolamento europeo sulle batterie (UE 2023/1542), introducendo un nuovo quadro di regole che interessa l’intero ciclo di vita delle batterie: dalla progettazione alla raccolta e al riciclo a fine vita.
Si tratta del provvedimento fondamentale per la piena integrazione della normativa italiana con il nuovo quadro europeo sulla sostenibilità, tracciabilità e responsabilità lungo l’intero ciclo di vita delle batterie, dalle fasi di progettazione fino al fine vita. Lo schema italiano traduce le disposizioni comunitarie in strumenti operativi per imprese, autorità e enti locali.
Definizione e classificazione delle batterie
Il decreto recepisce integralmente le definizioni contenute nell’articolo 3 del Regolamento (UE) 2023/1542, che costituiscono il riferimento univoco per la classificazione delle batterie e dei rifiuti di batterie. Il decreto rinvia espressamente a tali definizioni, assicurando uniformità interpretativa con il quadro europeo.
Accanto a esse, il decreto introduce alcune definizioni nazionali integrative, funzionali all’attuazione della responsabilità estesa del produttore (EPR) e all’organizzazione dei sistemi di gestione.
In particolare: lo statuto-tipo, quale modello normativo di riferimento per i sistemi collettivi, esteso alla gestione dei rifiuti di batterie. I sistemi di gestione dei produttori, individuali o collettivi, sono definiti come strumenti operativi per adempiere agli obblighi EPR, in coerenza con il d.lgs. 152/2006.
La classificazione delle batterie (Portatili, Industriali, per Veicoli Elettrici, per Mezzi di Trasporto Leggeri e batterie SLI) resta quella del Regolamento UE e costituisce la base per obiettivi di raccolta, obblighi di registrazione e modalità di gestione del fine vita.
Semplificazioni per la raccolta delle batterie portatili
Una delle novità più rilevanti riguarda i punti di raccolta delle pile portatili, soprattutto nei punti vendita e nella distribuzione.
Il decreto introduce infatti un regime semplificato, con l’esenzione da diversi adempimenti previsti dalla normativa sui rifiuti:
- non è più necessario ottenere autorizzazioni ambientali o iscriversi all’Albo Nazionale Gestori Ambientali;
- viene eliminato l’obbligo di tenere il registro di carico e scarico;
- non è richiesta la dichiarazione annuale MUD;
- non è necessario iscriversi al sistema di tracciabilità RENTRI;
- per il trasporto delle batterie esauste non serve più il formulario rifiuti (FIR): è sufficiente un Documento di Trasporto (DDT) con le informazioni essenziali.
Queste semplificazioni mirano a facilitare la diffusione dei punti di raccolta e a rendere più efficiente la gestione delle pile esauste.
Ruolo del Centro di Coordinamento Batterie
Per operare nel regime semplificato, i distributori devono aderire a un sistema collettivo o stipulare un accordo con i produttori, oppure partecipare agli accordi del Centro di Coordinamento Batterie, che gestisce il censimento dei punti di raccolta e la tracciabilità dei flussi.
Scadenze e obblighi per i produttori
Dell’applicazione del Regolamento europeo sono interessati anche i Consorzi dei produttori come Ecolight. La nuova norma introduce questo cronoprogramma:
- entro il 6 maggio 2026 (60 giorni): i sistemi individuali già esistenti devono presentare domanda di riconoscimento al Ministero dell’Ambiente (MASE);
- entro il 3 settembre 2026 (180 giorni): è il termine chiave per la riorganizzazione. Il MASE dovrà emanare i decreti sulle garanzie finanziarie e sugli statuti-tipo. Entro la stessa data, il Centro di Coordinamento dovrà istituire il registro telematico degli impianti di trattamento e tutti i sistemi (individuali e collettivi) dovranno aderire ufficialmente al Centro stesso;
- fase finale: una volta pubblicato lo statuto-tipo ministeriale, i consorzi avranno altri 6 mesi per adeguare i propri statuti.
Nel complesso, questa riforma mira a garantire la tracciabilità dei flussi (batterie portatili, LMT, SLI e industriali) attraverso il portale del Centro di Coordinamento, agevolando al contempo il raggiungimento dei target di recupero delle materie prime critiche richiesti da Bruxelles.

































