
Oltre 30 milioni di euro per il nuovo stabilimento dedicato al trattamento delle batterie agli ioni di litio. L’impianto utilizza una tecnologia tedesca per la produzione di black mass e il recupero di litio, nichel, cobalto, rame e alluminio
A Colico, in provincia di Lecco, è entrato ufficialmente in funzione il nuovo stabilimento di Seval dedicato al trattamento delle batterie agli ioni di litio e al recupero delle materie prime strategiche. L’inaugurazione, avvenuta il 5 settembre, segna la conclusione del più importante investimento realizzato dal gruppo, nell’ambito di un piano industriale da oltre 30 milioni di euro.
Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, l’eurodeputato Massimiliano Salini e la sindaca di Colico Monica Gilardi. L’evento è stato moderato dalla giornalista del TG1 Giancarla Rondinelli.
Un impianto da 15mila tonnellate
Il nuovo stabilimento è progettato per arrivare a trattare fino a 15mila tonnellate all’anno di batterie agli ioni di litio. Il progetto si inserisce in un investimento complessivo che comprende anche il polo realizzato a Balvano, in provincia di Potenza, destinato a operare con una tecnologia analoga.
Già nel 2024 Seval e Riplastic avevano annunciato un progetto complessivo da circa 30 milioni di euro per due impianti, in Lombardia e Basilicata, con una capacità complessiva prevista di circa 30mila tonnellate annue. L’obiettivo dichiarato era costruire una capacità industriale nazionale per il recupero delle batterie provenienti dall’automotive, dai sistemi di accumulo e dalla mobilità elettrica leggera.
Per il sito di Colico, Il Giorno indica una capacità di trattamento di 15mila tonnellate annue. L’investimento è stato realizzato, secondo quanto riportato dalla testata, anche con il contributo di fondi PNRR.
Dalla batteria alla black mass
Il cuore dell’impianto è il trattamento delle batterie a fine vita con l’obiettivo di separare e recuperare le diverse frazioni di materiale.
Il processo utilizza una tecnologia brevettata dalla società tedesca Duesenfeld, adottata da Seval per gli impianti di Colico e Balvano. Uno degli elementi caratterizzanti riguarda la gestione della carica residua: al ricevimento, le batterie vengono scaricate prima di essere avviate alle successive fasi di trattamento. L’energia recuperata dalla scarica può essere reimmessa nel processo.
Particolare attenzione è inoltre riservata allo stoccaggio: le batterie vengono collocate in container dedicati e dotati di sistemi antincendio, con l’obiettivo di contenere i rischi associati al trattamento di accumulatori che possono conservare energia anche a fine vita.
Un ulteriore passaggio del processo consiste nella separazione degli elettroliti, prima delle successive operazioni di triturazione e separazione delle componenti.
Il risultato è la black mass, una frazione contenente materiali di interesse che può essere successivamente sottoposta a processi di raffinazione per recuperare le materie prime critiche. Tra i materiali indicati da Seval figurano litio, nichel, cobalto, rame e alluminio.
Una filiera per le materie prime critiche
Il tema non riguarda soltanto la gestione delle batterie a fine vita, ma la disponibilità di materie prime necessarie alla stessa filiera dell’elettrificazione.
Litio, nichel, cobalto e altri materiali contenuti negli accumulatori possono infatti essere recuperati e reimmessi, dopo le successive fasi di trattamento e raffinazione, nei processi produttivi. Il riciclo diventa quindi uno degli elementi della strategia per ridurre il ricorso a materie prime vergini e aumentare la disponibilità di risorse all’interno della filiera europea.
Durante l’inaugurazione, il ministro Pichetto Fratin ha sottolineato proprio l’importanza di sviluppare in Italia e in Europa una capacità industriale per il recupero delle materie prime critiche, considerate strategiche per la transizione energetica.
Anche Fabio Pressi, presidente di Motus-E, ha richiamato il ruolo crescente degli accumulatori non solo nella mobilità elettrica, ma anche nello storage energetico e nell’integrazione delle fonti rinnovabili, settori destinati a generare ulteriori flussi di batterie da gestire a fine vita.
Consolidare il battery recycling
L’investimento rappresenta l’evoluzione di un percorso avviato da Seval nel settore del trattamento dei rifiuti tecnologici. Il gruppo, nato negli anni Ottanta come impresa specializzata nella realizzazione e manutenzione di linee elettriche ad alta tensione, è entrato nel comparto dei RAEE dal 1999, sviluppando successivamente attività di recupero di materiali e batterie.
Oggi, secondo i dati riportati in occasione dell’inaugurazione, il gruppo conta circa 500 collaboratori, nove stabilimenti produttivi e un fatturato di circa 130 milioni di euro, con una capacità complessiva di trattamento superiore a 180mila tonnellate di rifiuti all’anno.
Il nuovo impianto di Colico si affianca dunque al sito di Balvano e rientra in un progetto più ampio di sviluppo della capacità nazionale di trattamento delle batterie. Per Seval, l’obiettivo dichiarato è quello di consolidare una posizione nella produzione di black mass e nella filiera europea del recupero delle materie prime strategiche.
Un progetto nato prima del boom dell’elettrico
La storia del progetto parte da più lontano rispetto all’inaugurazione del nuovo stabilimento. Già nel 2018 Seval aveva avviato a Colico attività di ricerca e sperimentazione sul recupero delle materie prime contenute nelle batterie al litio. La Regione Lombardia registra infatti una specifica autorizzazione alla ricerca e sperimentazione per il trattamento e recupero delle batterie al litio, risalente al 2018 e successivamente prorogata.
Nel 2026 il progetto è arrivato alla fase industriale: la Regione Lombardia classifica Seval tra gli impianti innovativi, indicando espressamente il nuovo impianto di trattamento e recupero delle batterie litio-ione attraverso le operazioni R13/R12/R4/D15. L’autorizzazione regionale è del 13 maggio 2026.
L’apertura dello stabilimento di Colico porta quindi su scala industriale un’attività di ricerca sviluppata nell’arco di diversi anni e inserisce il territorio lombardo nella crescente filiera europea dedicata al recupero delle batterie e delle materie prime critiche.













































