Home Ambiente Acqua dispersa, reti fragili: la fotografia ISTAT del sistema idrico italiano

Acqua dispersa, reti fragili: la fotografia ISTAT del sistema idrico italiano

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In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e celebrata ogni 22 marzo, l’Istat ha pubblicato un focus che raccoglie i risultati più recenti delle indagini e delle analisi condotte sul tema dall’Istituto. L’obiettivo è offrire all’utente una visione integrata delle statistiche sulle acque, con particolare attenzione al territorio, alla popolazione e alle attività economiche. In questa edizione, il quadro informativo si arricchisce con nuove informazioni provenienti dalla prima edizione dell’Indagine Multiscopo dell’Agricoltura (anno di riferimento 2024) condotta nell’ambito del Censimento permanente dell’agricoltura.

Dai dati emergono forti differenze territoriali nella disponibilità della risorsa, nell’erogazione del servizio e nella pressione sul sistema idrico.

Criticità rilevanti

L’Italia si conferma il Paese Ue che preleva più acqua dolce per uso potabile e, in valori pro capite, è seconda solo all’Irlanda. Allo stesso tempo, il sistema idrico continua a confrontarsi con criticità rilevanti.

  • Razionamenti. Oltre 1 milione di residenti nei capoluoghi è stato coinvolto in misure di razionamento nel 2024, in aumento rispetto al 2023.
  • Erogazione e Fiducia. Il 10,2% delle famiglie segnala irregolarità nel servizio e 3 famiglie su 10 non si fidano a bere l’acqua del rubinetto.
  • Asimmetrie Territoriali. In Puglia si prelevano circa 100 litri per abitante al giorno, il valore più basso tra le regioni italiane, contro una media nazionale di 411 litri.
  • Comparto Agricolo. Nel Mezzogiorno il 97,5% delle aziende del Sud e il 98,8% di quelle delle Isole segnala difficoltà d’irrigazione.
  • Produzione del settore. Nel 2023 la produzione di beni e servizi per la gestione delle acque reflue e dell’acqua è pari a 15 miliardi di euro. Il 95% riguarda beni e servizi per la depurazione delle acque reflue, il restante 5% attività finalizzate a rendere più efficiente il prelievo di acqua, ridurre le perdite nella distribuzione e preservare lo stock di risorse idriche.

In questo contesto, il confronto tra utility, gestori, istituzioni e fornitori di tecnologie resta centrale per affrontare i nodi della risorsa idrica, dell’efficienza delle reti e dell’innovazione nel servizio. Accadueo 2026 a Bari si inserisce in questo scenario come occasione di incontro e aggiornamento per la filiera. Con un focus particolare sui temi della gestione idrica e sulle esigenze dei territori del Centro-Sud.

Sintesi dei principali risultati

La penisola si conferma da oltre vent’anni il Paese Ue che preleva più acqua dolce per uso potabile, superando nettamente Francia e Germania. Il primato si accompagna a un forte ricorso alle acque sotterranee. Anche in valori pro capite l’Italia, con 150 metri cubi annui per abitante, è ai vertici europei e seconda solo all’Irlanda.

Il 2023

Durante il 2023, quasi 19 milioni di metri cubi di acque minerali naturali sono state prelevate a fini di produzione (+0,2% rispetto al 2022), di cui oltre la metà al Nord (53,7%) e il 22,9% al Sud.

Per quell’anno la produzione di beni e servizi per la gestione delle acque reflue e dell’acqua è pari a 15 miliardi a prezzi correnti (+0,5% rispetto al 2022) e genera un valore aggiunto di 6,2 miliardi (-1,3% rispetto al 2022), pari allo 0,3% del Pil italiano. Il 95% del valore della produzione riguarda beni e servizi per la depurazione delle acque reflue e il rimanente 5% le attività finalizzate a rendere efficiente il prelievo di acqua, ridurre le perdite nella distribuzione e preservare lo stock di risorse idriche.

Inoltre, nel 2023, la spesa per servizi di gestione delle acque reflue è pari a 13,5 miliardi a prezzi correnti (+1% rispetto al 2022). Essa è sostenuta per il 71% dalle imprese, il 19% dalle famiglie e il 10% dalla PA e dal settore no profit.

Il 71,4% della spesa per la gestione delle acque reflue è destinato all’utilizzo di servizi di depurazione da parte di imprese, famiglie e Pubblica Amministrazione. Il 21,3% a investimenti (effettuati prevalentemente da operatori del servizio idrico integrato). Il restante 7,3% è sostenuto dalla Pubblica Amministrazione per servizi forniti a beneficio dell’intera collettività (amministrazione, regolamentazione, formazione, informazione e comunicazione).

Nell’annata agraria 2022/2023 dei 3.575mila ettari di superficie agricola irrigabile, il 66,2% si trova al Nord. La principale fonte di approvvigionamento idrico a livello nazionale è l’acquedotto, il consorzio d’irrigazione e bonifica o altro ente irriguo, che fornisce acqua al 61,3% delle superfici complessivamente irrigate. Al Centro e nel Sud prevalgono le forme di autoapprovvigionamento che coprono, rispettivamente, il 69,2% e il 49,8% delle superfici irrigate.

Il 2024

Oltre il 90% delle aziende agricole italiane ha segnalato difficoltà d’irrigazione. Nel Mezzogiorno raggiunge il 97,5% al Sud e il 98,8% nelle Isole, con punte del 99,2% in Sicilia. Nel Centro-nord le percentuali risultano più contenute, attestandosi su valori meno elevati nel Nord-est (68,1%) e nel Centro (81,1%). A livello nazionale, il 58,9% delle aziende agricole che dichiarano problemi irrigui è di piccole dimensioni (fino a 10 ettari), con un picco al Sud (72,2%), mentre l’incidenza delle grandi aziende (oltre 50 ettari) è limitata al 5,9%.

Nello stresso anno, i residenti coinvolti da misure di razionamento dell’erogazione dell’acqua nei capoluoghi di provincia/città metropolitana sono oltre un milione (5,8% della popolazione), in aumento rispetto ai 760mila dell’anno precedente (4,3% nel 2023), e i Comuni coinvolti salgono da 14 a 17. Le criticità riguardano soprattutto il Mezzogiorno e, in particolare, la Sicilia.

In Italia, nel 2024, sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile: il livello più basso degli ultimi 25 anni e il 3,0% in meno rispetto al 2022.

Il 2025

Lo scorso anno, 2,7 milioni di famiglie dichiarano di aver riscontrato irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nell’abitazione. Si tratta del 10,2% delle famiglie, una quota in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 2024. Nel 2025, tre famiglie su 10 non si fidano a bere l’acqua del rubinetto, ma sono oltre la metà in Sicilia (57,6%) e Sardegna (52,1%).

In calo il valore aggiunto della gestione delle acque reflue e dell’acqua

Nel 2023 la produzione ai prezzi base di beni e servizi finalizzati alla gestione delle acque reflue e alla gestione dell’acqua si è attestata su 15 miliardi di euro (a prezzi correnti). Ed ha generato un valore aggiunto di 6,2 miliardi di euro, pari allo 0,3% del Pil italiano4. Rispetto all’anno precedente la variazione è positiva per la produzione (+0,5%) e negativa per il valore aggiunto (-1,3%), con un contributo decrescente del settore della Pubblica Amministrazione in entrambi gli aggregati.

Il comparto della gestione e depurazione dell’acqua rappresenta il 7% in termini di produzione e il 7,8% in termini di valore aggiunto del valore complessivo dei beni e servizi prodotti per finalità di protezione dell’ambiente e di gestione delle risorse naturali in Italia.
Dei 15 miliardi di euro di produzione complessiva, il 95% è assorbito dalla produzione di beni e servizi destinati al trattamento delle acque reflue. Questo ha raggiunto il valore di 14,2 miliardi di euro e ha generato un valore aggiunto pari a 5,9 miliardi di euro.

Le quote

La quota più consistente di questi importi è costituita dalla fornitura di servizi di fognatura e depurazione che, incluse le manutenzioni e installazioni di macchinari e attrezzature, si attesta a 10,6 miliardi di euro di produzione (Figura 9).

Istat, FIGURA 9. PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI PER LA GESTIONE DELLE ACQUE REFLUE E DELL’ACQUA. Anno 2023, valori percentuali
FIGURA 9. PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI PER LA GESTIONE DELLE ACQUE REFLUE E DELL’ACQUA. Anno 2023, valori percentuali. Fonte: Istat, Conti ambientali – Conto dei beni e servizi ambientali

Un’altra quota rilevante è destinata alla produzione di apparecchi e strumenti utili allo svolgimento delle attività di depurazione delle acque reflue (quali macchinari e apparati per l’analisi e il filtraggio degli inquinanti, veicoli, carboni attivi) per un valore di 1,6 miliardi di euro (di cui il 67,5% destinati all’export).
Segue la realizzazione di reti di fognatura e di impianti di trattamento delle acque reflue con una produzione pari a 970 milioni di euro. Infine la produzione di servizi di consulenza, di ingegneria e di architettura. Nonché di servizi di amministrazione e controllo svolti dalla Pubblica Amministrazione relativi alle attività di depurazione dell’acqua si attesta in entrambi i casi al di sopra dei 500 milioni nel 2023. Raggiungendo 554 milioni di euro i primi e 519 milioni di euro i secondi.
Il restante 5% della produzione complessiva del comparto (pari a 746 milioni di euro) è destinato alla gestione delle risorse idriche. Questa include le attività che hanno lo scopo di rendere efficiente l’approvvigionamento, ridurre le perdite nella distribuzione, sostituire l’uso della risorsa idrica con altre risorse alternative, riusare e risparmiare l’acqua. Il 93,3% di questa produzione è destinato alla manutenzione e riparazione delle reti di distribuzione