
Esperienza, metodo, affidabilità e rapporti con la pubblica amministrazione: Cericola, azienda leader nelle bonifiche ambientali, racconta il presente e il futuro del settore
Tra gli stand di Remtech Expo 2026, dove il linguaggio del settore ambientale ripete spesso gli stessi standard, Cericola ha scelto di raccontarsi in un altro modo. Ne parliamo con Carlo Cericola, alla guida dell’omonima azienda di bonifiche ambientali, radicata in Abruzzo, attiva da quarant’anni su tutto il territorio nazionale.

Se doveste sintetizzare in una frase cosa vi contraddistingue, cosa direste?
In azienda diciamo sempre che quando guardiamo un sito contaminato noi vediamo già il cantiere bonificato. È una questione di esperienza, certo, ma anche di metodo. Sapere scegliere i tempi giusti, le soluzioni tecniche e le persone giuste per ogni intervento. A volte basta una prima occhiata per capire come andrà a finire un progetto. Ma non mi fraintenda, non parlo di magia, per noi è solo mestiere.
Da dove nasce questa capacità di “leggere” un progetto in anticipo?
Dai tanti anni di cantiere e da tutte quelle soluzioni che siamo riusciti a trovare quando sembrava che non ce ne fossero. Bonifica di siti contaminati, messa in sicurezza di discariche, rimozione di amianto, gestione di serbatoi interrati: sono attività diverse tra loro, ma che richiedono lo stesso approccio, fatto di attenzione, rigore e capacità di prevedere gli imprevisti prima che accadano.
Siamo un’azienda di medie dimensioni, in continua crescita e ottimizzazione. Proprio per questo dobbiamo essere organizzati, precisi e capaci di muoverci con efficienza dove altri sono più lenti. Partiamo da un territorio, l’Abruzzo, che è geograficamente il centro dell’Italia, e da lì negli anni ci siamo mossi verso il resto del Paese, senza mai perdere il legame con le nostre origini. Le dimensioni però non devono ingannare: a volte ci basta un piccolo spiraglio per vedere già come si sviluppa un intervento complesso, e noi quello spiraglio abbiamo imparato a riconoscerlo.

In concreto, cosa significa lavorare con la Pubblica Amministrazione?
Innanzitutto significa rispondere a regole precise. Ti abitua a tempi definiti, ai doverosi controlli costanti e meticolosi. Non è un ambito semplice, lo riconosco, ma è quello che ci ha permesso di crescere in un modo solido, senza scorciatoie.
I clienti privati esistono e sono importanti, ma è innegabile che il nostro Paese è composto da moltissimi enti pubblici, territori da restituire alla collettività, discariche da mettere in sicurezza per il bene comune. È un tipo di responsabilità che ci ha formato come azienda, e che continua a guidare il modo in cui scegliamo di lavorare anche oggi.
Le faccio un esempio: negli ultimi sei mesi abbiamo completato la bonifica di sei “siti orfani” PNRR, rispettando le tempistiche, e soprattutto senza imprevisti. È questo che intendo quando affermo che siamo in grado di anticipare le problematiche, riuscendo a leggere un cantiere in anticipo, e sapere con precisione come gestire tempi e soluzioni. È questo che in sostanza ci rende degli interlocutori competenti e affidabili della Pubblica Amministrazione, oggi e nel prossimo futuro.
A proposito di futuro, che scelte fa un’azienda come Cericola per guardare sé stessa proiettata nei prossimi anni?
Investe nell’innovazione, nella ricerca e sviluppo, nella formazione e nei progetti a lungo periodo. Immagina il futuro del suo settore, e compie scelte sulla base di questa capacità di vedere lontano. In questo modo siamo riusciti a potenziare ancora di più le capacità tecniche che abbiamo, le soluzioni tecnologiche che riusciamo a fornire. Così come abbiamo fatto diventare un’eccellenza la rapidità e la puntualità con cui riusciamo a realizzare i nostri lavori. È una questione di priorità, e la nostra è sempre stata quella di guardare avanti.

È in quest’ottica che si inseriscono i nuovi progetti di Cericola?
Esattamente. Come sa, nel luglio scorso abbiamo presentato alla Camera dei Deputati il nostro progetto di startup Tytech di recupero delle membrane bituminose esauste, nato da una visione di mio figlio Tommaso.
L’attenzione delle istituzioni si è focalizzata sulla nostra ambizione di rispondere a un’esigenza concreta del settore edile. Perché le membrane bituminose, una volta rimosse da tetti, coperture, terrazze e fondazioni, oggi finiscono quasi sempre in discarica: ma è un materiale ancora utile, che viene però trattato come uno scarto definitivo. L’impianto che abbiamo realizzato a Paglieta, in Val di Sangro, permette invece di recuperarle e rigenerarle, trasformando un rifiuto in una materia prima riutilizzabile, in un’ottica di economia circolare che il settore, a mio avviso, dovrà abbracciare sempre di più nei prossimi anni.
A questo proposito, sempre in Val di Sangro, apriremo nel 2027 come Cericola un nuovo impianto di trattamento e recupero di terreni provenienti da siti in bonifica. Un’operazione che ci porterà a diventare un attore molto competitivo del nostro settore, andando a coprire un ampissimo spettro di servizi da poter erogare, dalla bonifica al trattamento fino al recupero di scarti e rifiuti. Questo è esattamente il tipo di visione che vogliamo che continui a guidare Cericola: guardare avanti, anche quando il resto del settore guarda ancora indietro.
In un mercato dove gli standard dominano la comunicazione, come si racconta una realtà come la vostra?
Con umiltà, ma senza timidezza. Preferiamo far parlare i risultati e i progetti realizzati, che negli ultimi anni sono cresciuti sia per numero che per complessità. Prenda ad esempio il lavorare con la Pubblica Amministrazione, con un interlocutore che richiede serietà e grande capacità di rispettare tempi e normative: avrebbe senso fare promesse commerciali? Oppure continuare a ripetere quanto siamo bravi a rispettare le regole? Quello è un rapporto di fiducia che si costruisce nel tempo, cantiere dopo cantiere. Preferiamo far sapere a tutti che siamo pronti, in qualsiasi momento.
Se doveste chiudere con un unico messaggio per chi vi legge, quale sarebbe?
Che sappiamo fare la differenza. Vede, il nostro lavoro, per sua natura, quasi non si riesce a vedere: spesso un sito bonificato, agli occhi di chi non è del settore, sembra identico a uno che non lo è mai stato. Ma la differenza c’è, ed è tutta nel modo in cui arriviamo a quel risultato: nelle competenze, nelle scelte tecniche, nelle persone che mettiamo su ogni progetto. È lì che si vede il futuro che vogliamo costruire, ed è lì che continueremo a lavorare, in Abruzzo come nel resto d’Italia.














































