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Il punto sull’Ambiente nel rapporto Snpa

rapporto ambiente snpa 2024

Bene le rinnovabili, raccolta differenziata e controlli. Ancora da lavorare su consumo di suolo, gas serra e rifiuti speciali

Un Paese in linea con gli obiettivi europei e di sviluppo sostenibile per la produzione di energia da fonti rinnovabili, che raggiunge buoni livelli di raccolta differenziata dei rifiuti e diminuisce lo smaltimento in discarica. Continua il lento miglioramento della qualità dell’aria, soprattutto del particolato PM2,5, buoni risultati con l’agricoltura biologica, aumentano i controlli agli impianti produttivi.

Meno bene la situazione delle emissioni di gas serra, l’incidenza del turismo sui rifiuti urbani, la produzione di rifiuti speciali e il consumo di suolo. Stabile la situazione dei piani di adattamento ai cambiamenti climatici, della gestione delle aree protette e del rumore.

È questo il quadro nazionale che emerge dal quarto “Rapporto Ambiente” di SNPA, presentato oggi a Roma alla presenza del Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin: un’analisi in 21 punti sullo stato dell’ambiente in Italia, per capire quali trend stanno andando nella direzione giusta e quali no, cosa risulta stabile, quali elementi andrebbero maggiormente indagati e migliorati. Un quadro complessivo buono, ma che richiede attenzione e impegno costanti. Una sezione del Rapporto è dedicata alle migliori azioni messe in campo dal Sistema nazionale SNPA (composto da Ispra e dalle Agenzie ambientali Arpa/Appa) sulle principali tematiche ambientali.

Gli indicatori che popolano il Rapporto Ambiente sono utili a monitorare gli obiettivi fissati dal Green Deal europeo, dall’Agenda 2030, dalla Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile e dall’Ottavo programma d’azione ambientale.

Rapporto e altri materiali

Energie rinnovabili

Dall’analisi del trend 2004-2020 emerge che l’uso delle energie rinnovabili è aumentato e la quota è quasi triplicata nel periodo considerato: dal 6,3% del 2004 si è passati al 20,4% nel 2020 con un valore superiore all’obiettivo del 17% assegnato all’Italia. Si registra, tuttavia, un calo al 19% nel 2021. Nel 2020, con l’eccezione di Liguria, Lazio e Sicilia, in tutte le regioni italiane si osserva che la percentuale dei consumi finali lordi coperta da fonti rinnovabile è più elevata rispetto agli obiettivi previsti dal DM 15 marzo 2012.

Agricoltura biologica

Obiettivo del Piano strategico nazionale politica agricola comune 2023 – 2027 è destinare il 25% dei terreni agricoli all’agricoltura biologica entro il 2027, più ambizioso rispetto all’analogo obiettivo definito dalla Strategia Farm to Fork, fissato al 2030. Nel 2022 l’agricoltura biologica interessa il 18,7% della superficie agricola utilizzata (SAU) e il 7,3% del numero di aziende agricole. Negli ultimi 32 anni l’andamento è stato crescente sia in termini di operatori sia di superficie coltivata, in controtendenza rispetto allo storico declino della superficie agricola.

Raccolta differenziata

Si conferma il trend di crescita della raccolta differenziata anche nel 2022 con l’aumento di un punto percentuale a livello nazionale rispetto al 2021; che raggiunge così il 65%. Tra i rifiuti differenziati, l’organico si conferma la frazione più raccolta in Italia pari al 38,3% del totale, al secondo posto carta e cartone (19,3% del totale), e il vetro con (12,3% del totale). Nel 2022, la più alta percentuale di raccolta differenziata è stata conseguita dalla regione Veneto, con il 76,2%, seguita da Sardegna, con il 75,9%.

Rifiuti smaltiti in discarica

In costante discesa la quantità di rifiuti smaltiti in discarica. Dal 63,1% del 2002 si è passati al 17,8% del 2022. Il numero delle discariche operative è pari a 117 impianti: Nord 50, Centro 25 e Sud 42 impianti. Necessità di imprimere una accelerazione nel miglioramento del sistema di gestione per consentire il raggiungimento di obiettivi previsti dalla normativa europea: 10% entro il 2035. A livello regionale, nel 2022, la più bassa percentuale di rifiuti urbani smaltiti in discarica è conseguita dalla regione Campania con l’1,1%, seguita da Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, e Trentino-Alto Adige. Si collocano al di sopra della soglia del 10% tutte le restanti regioni.

Qualità dell’aria: PM 2,5

Si conferma l’andamento decrescente del PM2,5 negli ultimi 10 anni: risultato della riduzione congiunta delle emissioni di particolato primario e dei principali precursori del secondario (ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca e composti organici volatili). Risulta tuttavia superato, nella quasi totalità delle stazioni di monitoraggio, il valore di riferimento annuale dell’OMS (99,7% dei casi) che nelle nuove linee guida è stato ridotto a 5 μg/m³.

Controlli SNPA agli impianti produttivi

Il trend relativo agli anni 2020-2021 risulta positivo, in quanto sia il numero di visite ispettive AIA (nazionali e regionali), sia il numero di visite ispettive Seveso (considerate come totale negli Stabilimenti in Soglia Inferiore e Soglia Superiore) è in crescita e determina un maggior numero di controlli.

Cambiamenti climatici

Nel 2021 le Strategie di adattamento ai cambiamenti climatici approvate sono 4, due in più rispetto al 2018. Una lieve tendenza positiva ma ancora del tutto insufficiente. Il dato non è confortante anche alla luce del fatto che la Strategia Nazionale è invece approvata dal 2015. L’unico Piano approvato, come nel 2018, è quello della Regione Lombardia. Quindi nessun segnale di crescita ma stabilità a livelli insoddisfacenti.

Rifiuti urbani

Rispetto all’obiettivo di ridurre in modo significativo la quantità totale di rifiuti urbani prodotti entro il 2030, la situazione nazionale è sostanzialmente stabile. Nel 2022, la produzione nazionale dei rifiuti urbani si attesta a 29,1 milioni di tonnellate, in diminuzione dell’1,8% rispetto al 2021. Anche la produzione pro capite diminuisce passando da 502 kg/abit a 494 kg/abit.

Rumore

Nel 2021, la percentuale delle sorgenti per le quali si rilevano superamenti dei limiti normativi è significativa (42,7%), leggermente inferiore a quella riscontrata nel 2013 (-1,3 punti percentuali). Nel complesso il trend può definirsi pressoché stabile.

Aree protette terrestri e marine

Obiettivo UE è tutelare almeno il 30% della superficie terrestre dell’UE e il 30% dei suoi mari entro il 2030. In Italia, ad oggi, la copertura nazionale di superficie protetta a terra è di 6.530.473 pari al 21,7% del territorio italiano. Circa 4 milioni di ettari quelli a mare, pari all’11,2% delle acque territoriali e ZPE (Zone di Protezione Ecologica) italiane. In base a questi dati, per il raggiungimento del target del 30% fissato dalla SEB 2030, vi è uno scarto di un ulteriore 19% di superficie marina da sottoporre a tutela e di circa l’8% per la parte terrestre.

Emissioni gas serra

Si riducono rispetto al 1990 (-20%), ma la diminuzione non è sufficiente: pur superando l’obiettivo europeo fissato per il 2020, sono necessari ulteriori sforzi per raggiungere i nuovi obiettivi al 2030 Dopo la battuta d’arresto dovuta al periodo pandemico, nel 2021 i gas serra hanno visto un incremento dell’8,5% rispetto all’anno precedente.

Consumo di suolo

Dal 2006 al 2022 è aumentato in Italia di oltre 120.000 ettari. Nell’ultimo anno, il consumo di suolo netto registrato in Italia è stato in media, oltre 21 ettari al giorno pari a 2,4 m2 al secondo. Un incremento che allontana ancora di più dall’obiettivo di azzeramento del consumo netto di suolo, previsto dall’Ottavo Programma di Azione Ambientale, mostrando una preoccupante inversione di tendenza dopo i segnali di rallentamento registrati nel 2020.

Qualità dell’aria: PM10

L’obiettivo ad oggi è ridurre i livelli dei principali inquinanti in modo sostanziale cercando di allinearci agli ambiziosi traguardi indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tra il 2013 e il 2022 la concentrazione di PM10 è risultata decrescente nel 45% delle stazioni analizzate, con una diminuzione media del 2,1% annuo. Tuttavia, in riferimento all’esposizione al valore limite giornaliero, oltre al lontanissimo obiettivo di raggiungere i livelli raccomandati dall’OMS anche rispettare l’obiettivo previsto dalla normativa su tutto il territorio nazionale sembra piuttosto difficile: nel 2022 non è stato rispettato nel 20% dei casi.

Incidenza del turismo sui rifiuti urbani

Dal 2006 al 2021, in Italia, la quota di rifiuti urbani prodotti attribuibili al settore turistico mostra un andamento altalenante: in decremento fino al 2009, poi una crescita, seppur lieve, nel 2010 e nel 2011, per diminuire fino al 2013, e successivamente tornare ad aumentare, raggiungendo 9,71 kg/ab. equivalenti nel 2019 e crollare nell’”anomalo” biennio 2020-2021, attestandosi a 4,88 kg/ab. equivalenti. I dati confermano come le presenze dei turisti gravino maggiormente sul territorio delle regioni che registrano una pressione turistica elevata: sono, infatti, il Trentino-Alto Adige (33,12 kg pro capite) e la Valle d’Aosta (15,35 kg pro capite) a presentare, la più alta incidenza del movimento turistico “censito” sulla produzione totale di rifiuti urbani.

Rifiuti speciali

Rispetto all’obiettivo di ridurre in modo significativo la quantità totale di rifiuti speciali prodotti entro il 2030, in Italia aumenta la produzione. Sono 165 milioni di tonnellate nel 2021, pari a 98 tonnellate per 1 milione di euro di PIL (erano 80 ton per 1 Ml di euro nel 2010). Rispetto al 2020, a fronte di una crescita del PIL pari al 7%, la produzione di rifiuti speciali segna +12,2%.

Stato chimico di laghi e fiumi

Nel periodo 2016-2021, a livello nazionale, il 78% dei fiumi è in stato chimico buono, il 13% non buono e il 9% non è stato classificato. Per i laghi, il 69% è in stato buono, il 11% non buono e il 20% non è stato classificato. Complessivamente, si registra un generale aumento, rispetto al sessennio precedente, dei corpi idrici superficiali classificati in stato chimico buono e una riduzione dei corpi idrici non classificati.

Stato chimico delle acque sotterranee

A livello nazionale, nel periodo 2016-2021, i corpi idrici sotterranei classificati in stato chimico buono raggiungono il 70% del totale (rispetto al 58% del 2010-2015), con una percentuale di corpi idrici in stato scarso del 27%. A livello di distretto, le percentuali di corpi idrici sotterranei che raggiungono lo stato chimico buono variano dal 56%, registrato nel Distretto Sicilia, all’85%, nel Distretto Alpi Orientali.