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Partita la demolizione del ponte canale tombato di Olbia

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Sono partiti ieri i lavori di demolizione e ricostruzione del ponte-tappo che contribuì all’alluvione di Olbia nel 2013. Si tratta di una delle 18 opere sequestrate perché potenzialmente pericolose per il rischio idrogeologico della città. Una vera e propria diga che, quando si verificò il ciclone Cleopatra, nella notte del 18 novembre del 2013, fu ostruita da detriti, rami e bombole del gas, causando la terribile alluvione.

Il canale tombato sul Rio Gadduresu è stato costruito intorno ai primi del 2000, con tre arcate. Sarà abbattuto con un intervento da 680 mila euro, per realizzare poi un nuovo ponte a campata unica di 11 metri per un’altezza di 2,50 metri.

Si tratta di uno dei cantieri più importanti nella storia di Olbia: un intervento di mitigazione del rischio idraulico che rimuove la più rilevante opera incongrua dalla città. La forte criticità idraulica rappresentata da questo tratto è soprattutto dovuta alla presenza, a metà della lunghezza del tratto tombato, all’incrocio tra Via Rio Gadduresu e Via Vittorio Veneto, di una sezione a tre archi (con tutta probabilità una traccia del ponte presente in sito precedentemente all’esecuzione del tombamento del rio).

I lavori dureranno fino a novembre del 2022 e la strada è stata interdetta all’altezza del cantiere. Il sindaco di Olbia ha firmato un’ordinanza che prevede una serie di modifiche alla viabilità. Dal 20 giugno al 20 novembre, infatti, in via Rio Gaddhuresu, via dell’Unità d’Italia, corso Vittorio Veneto, via Umbria, via Lombardia, via Liguria, via Toscana, via Piemonte, sono soggette a delle modifiche del codice della strada.

Sono 18 in tutto, le opere indicate come potenzialmente pericolose per il rischio idrogeologico di Olbia, non ancora rimosse e sequestrate nei mesi scorsi dalla Procura di Tempio Pausania.

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