
Presentata in vista di Ecomondo e degli Stati Generali della Green Economy, l’indagine registra anche l’impazienza delle imprese: per il 74% la transizione energetica procede troppo lentamente
Il cambiamento climatico è una preoccupazione diffusa, non un tema settoriale o generazionale, e la sostenibilità non è in crisi. Oltre tre italiani su quattro (76%) chiedono più impegno sulla crisi climatica e il 46% più impegno da parte della politica. Il 60% si dice preoccupato per il cambiamento climatico – in maggioranza donne, under 25 e over 55 – e teme che possa peggiorare ulteriormente: per questo il 40,8% chiede misure di adattamento e, con la stessa percentuale, di agire anche se altri Paesi non si impegnano. Solo il 14% esprime ancora scetticismo, mentre oltre sette italiani su dieci si dicono disposti ad adottare uno stile di vita più sostenibile e ritengono la transizione energetica una priorità del Paese.
Sono alcuni dei dati emersi dal sondaggio realizzato da Ipsos Doxa su un campione nazionale di popolazione sui temi della sostenibilità ambientale, della crisi climatica e della transizione energetica, in occasione della 29ª edizione di Ecomondo (3-6 novembre, Rimini Fiera) e della 15ª edizione degli Stati Generali della Green Economy (3-4 novembre).
Le imprese: transizione troppo lenta
Dalla ricerca emerge una novità significativa: anche il mondo produttivo alza la voce. Il 64% delle imprese ritiene troppo lento il percorso verso la transizione ecologica, quota che sale al 74% per la transizione energetica.
Tra le iniziative ritenute più importanti per contrastare il cambiamento climatico, al primo posto (38,45%) la riduzione dei combustibili fossili e l’incremento delle rinnovabili, seguita dal risparmio e dall’efficienza energetica (35,27%). Il 25% degli intervistati sottolinea l’importanza di una comunicazione chiara e il 24,27% ritiene necessaria una spinta internazionale per un impegno di tutti i Paesi.
L’indagine affronta anche la crisi geopolitica attuale. Per la maggioranza degli intervistati (55%) sarebbe necessario tagliare le importazioni di combustibili fossili e puntare sulle rinnovabili per ridurre i costi e aumentare la sicurezza energetica; resta però un 28% che chiede di riaprire le centrali termoelettriche a carbone e un italiano su cinque che vorrebbe riavviare il nucleare.
Sul rapporto tra ambiente e competitività, un italiano su due chiede di accelerare su tecnologie in grado di garantire al tempo stesso competitività economica e misure efficaci per clima e ambiente; solo uno su quattro pensa che investire sui temi ambientali riduca la competitività dell’Italia.
Dal quadro complessivo emerge la richiesta di soluzioni pragmatiche, misurabili e compatibili con la crescita economica, a partire dalle rinnovabili. La sfida, secondo l’indagine, non è più convincere dell’esistenza del problema climatico, ma ricostruire fiducia nella capacità di governare la transizione e di distribuirne in modo sostenibile benefici e costi.
I commenti
“L’indagine Ipsos conferma che la percezione dei cittadini sulla pericolosità degli effetti della crisi climatica e dei costi elevati della dipendenza dal petrolio e dal gas sta scavando a fondo e cambiando gli orientamenti dell’opinione pubblica”, dichiara Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. “Saranno sorpresi quanti erano ormai convinti, o rassegnati, ad orientamenti eco-scettici e al disimpegno in materia di misure climatiche”.
“I risultati dell’indagine ci restituiscono un quadro molto chiaro”, afferma Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della Divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group. “La sensibilità di cittadini e imprese italiane verso il cambiamento climatico è ormai diffusa, così come la percezione che la transizione energetica ed ecologica richiedano un’accelerazione. L’obiettivo oggi deve essere trasformare questa attenzione in soluzioni concrete. È un percorso che richiede un impegno condiviso, a partire dalle istituzioni, e la capacità di trasformare questa consapevolezza in azione”.
“Inflazione, difficoltà economiche e crisi geopolitiche sembrano mettere in secondo piano i temi climatici e ambientali. Ma non è così: gli italiani avvertono in modo ampio i rischi e non vogliono arrendersi a un destino percepito come tutt’altro che ineluttabile. Siamo ancora in tempo per fare qualcosa”, commenta Andrea Alemanno per Ipsos. “Ma gli italiani non vogliono sentirsi soli in questa battaglia, sarebbe velleitaria. Per impegnarsi sempre più vogliono avvertire un riscontro nelle forze politiche e nell’attività delle aziende. Chi deluderà questa attesa prima o poi sarà punito, dai consumatori, dai lavoratori e anche dal clima”.
Il sondaggio completo è disponibile qui; programma e registrazione agli Stati Generali della Green Economy su statigenerali.org.




































































