
Parere favorevole allo schema del MASE, che supera il DM 185/2003 con un approccio basato sul rischio. Oggi si riutilizza circa il 4% dei reflui depurati, a fronte di un potenziale del 17%.
Il Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole allo schema di DPR sul riutilizzo delle acque reflue affinate, predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 5 novembre 2025. Il testo sostituisce l’impostazione tabellare del DM 185/2003 con un approccio basato sulla gestione del rischio, che consente valutazioni caso per caso, e allinea l’Italia al regolamento europeo 2020/741, disciplinando anche gli usi industriali, civili e ambientali non coperti dalla norma comunitaria.
Regioni e infrastrutture
Per i giudici amministrativi la divergenza con le Regioni è «sostanzialmente (anche se non formalmente) superata», grazie alle integrazioni trasmesse dal MASE l’8 settembre, e il Governo può quindi procedere anche senza un’intesa formale. Il Consiglio di Stato ha giudicato corretta la scelta del Ministero di non escludere i canali irrigui a cielo aperto dalle infrastrutture di distribuzione, come chiedevano le Regioni, ritenendola coerente con il diritto europeo.
Restano aperti i nodi delle responsabilità gestionali e della ripartizione dei costi tra gestori del servizio idrico e consorzi di bonifica, che gestiscono spesso reti di distribuzione molto estese: il Consiglio di Stato suggerisce di predisporre schemi tipo di accordi e contratti di programma tra Regioni, gestori idrici e gestori della distribuzione. L’ANBI teme maggiori costi operativi e nuovi oneri amministrativi per i consorzi.
I numeri del riuso
Secondo ARERA, oggi viene riutilizzato circa il 4% del volume complessivo delle acque reflue depurate, a fronte di un potenziale stimato nel 17%. Per Utilitalia, dei poco più di 200 milioni di metri cubi di acque affinate prodotti ogni anno ne viene riutilizzata circa la metà. Tra le possibili fonti di finanziamento c’è il fondo da 60 milioni di euro per il 2025-2027 alimentato dai proventi delle aste ETS.
Il provvedimento non è ancora definitivo: mancano la verifica della Ragioneria generale dello Stato, i concerti con i ministeri interessati e la notifica alla Commissione europea. Il regime transitorio per il riuso irriguo scade il 31 dicembre 2026.

































































