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Il 70% delle aziende non rende pubblico l’impatto della propria attività sulla deforestazione nel mondo

 

  • Un nuovo report rivela che il 70% delle 1.500 aziende prese in esame e che sono state individuate tra le principali cause della deforestazione a livello globale non ha fornito una stima accurata del loro impatto ambientale.
  • Alcune tre le più grandi aziende come Dominos, Mondelez, Next, Ferrero Spa e Sports Direct sono tra quelle (70%) che non hanno fornito i loro dati sull’impronta ambientale nel 2018.
  • Delle 306 aziende che hanno fornito una stima del loro impatto, il 24% non ha intrapreso affatto o ha adottato misure circoscritte per combattere la deforestazione.
  • Le aziende hanno registrato perdite fino a 30,4 miliardi di dollari dovute a rischi da deforestazione, come danni reputazionali e cattivi raccolti.
  • Le aziende evidenziano enormi opportunità di business legate alla salvaguardia delle foreste per un valore di 26,8 miliardi di dollari, come l’aumento del valore del marchio derivante da prodotti e iniziative sostenibili.

 

La maggioranza delle grandi aziende non comunica in modo trasparente l’impatto delle loro attività sulla deforestazione globale, oltre a non adottare misure adeguate a favore della salvaguardia delle foreste. Questo è quanto emerge dal nuovo report pubblicato oggi da CDP, la piattaforma globale di rendicontazione ambientale che ogni anno raccoglie dati ambientali da oltre 7.000 aziende.

I dati rivelano che sono oltre 1.500 le aziende che hanno un impatto significativo sulla deforestazione o che possono incorrere nel rischio di deforestazione ambientale e che nel 2018 sono state invitate da investitori e grandi organizzazioni di acquisto per comunicare informazioni circa l’attenzione alle foreste attraverso la piattaforma di reporting di CDP. Ciò nonostante, il 70% non l’ha fatto, rifiutando di fornire maggiori dettagli sui principali elementi responsabili della deforestazione: legno, olio di palma, allevamenti di bestiame e soia.

Tuttavia, più di 350 aziende hanno rifiutato di rispondere sul triennio 2018-2016, tra cui i principali marchi di consumo come Dominos, Next, Ferrero Spa e Sports Direct insieme alla multinazionale americana attiva nel settore alimentare Mondelez e il suo fornitore di olio di palma Rimbunan Hijau Group, leader nella regione della foresta pluviale del Sarawak, in Malesia.

Infatti, queste aziende utilizzano ampiamente prodotti che figurano tra i principali responsabili della deforestazione. A titolo di esempio si può citare l’acquisto di olio di palma per realizzare i cioccolatini, così come il cuoio per le scarpe, la carta per le scatole della pizza e il legno per i mobili. A ciò si aggiunge che le aree forestali vengono continuamente messe a rischio dall’allevamento intensivo di bestiame, ma anche dall’agricoltura stessa.

Il nuovo rapporto di CDP rivela che la trasparenza aziendale sulla deforestazione (con un tasso di divulgazione del 30% nel 2018) è in netto ritardo rispetto ad altre questioni ambientali come il cambiamento climatico e la sicurezza idrica (entrambe stabili al 43%). L’importanza di preservare le foreste non è fondamentale solo per scongiurare danni di business a livello aziendale, bensì anche come strumento risolutivo per combattere il cambiamento climatico e rassicurare le crescenti preoccupazioni di investitori, acquirenti e consumatori.

Morgan Gillespy, Global Director of Forests at CDP, ha commentato, “Il silenzio è assordante quando si tratta delle misure aziendali nei confronti della deforestazione. Per troppo tempo le aziende hanno ignorato l’impatto delle loro catene di approvvigionamento sulle foreste esistenti, senza prendere sul serio i rischi che ne derivano – sia lato business sia sulla società globale.

Attualmente, la preoccupazione per l’ambiente è ai massimi livelli e le aziende hanno il dovere di essere trasparenti e intraprendere azioni decisive per la salvaguardia delle foreste. Di pari passo, i consumatori si mostrano sempre più sensibili a questo tema e desiderosi di sincerarsi che nel loro carrello non ci siano prodotti responsabili della deforestazione dell’Amazzonia, dell’estinzione degli oranghi e del cambiamento climatico.

Le aziende che mirano a mantenere una quota di mercato devono ascoltare i loro clienti, investitori e consumatori, così da non rischiare di incappare in situazioni sfavorevoli. Le aziende, infatti, suggeriscono che il rischio reputazionale è il rischio maggiore che può derivare da una mancata attenzione nei confronti della deforestazione, un tema destinato ad acquisire sempre più importanza a seconda del cambiamento del mercato e dei consumi in un’ottica sostenibile”.  

Nel 2018 un totale di 306 aziende ha collaborato con CDP condividendo i propri rapporti di sostenibilità fornendo dettagli sulla provenienza di legno, olio di palma, bestiame e/o soia, indicando le misure intraprese per combattere la deforestazione all’interno delle loro catene di approvvigionamento.

Analizzando le risposte di queste aziende, il report rivela che le iniziative sono insufficienti per risolvere il problema della deforestazione. Tuttavia, è interessante osservare come il danno reputazionale del brand derivante dalla deforestazione sia indicato come il rischio di gran lunga più frequente.

Circa un quarto (24%) delle società non intraprende affatto o adotta misure circoscritte per combattere la deforestazione, ad esempio concentrandosi su una singola categoria merceologica senza rendere più sostenibile le altre merci che attraversano la propria catena di approvvigionamento.

I dati confermano, inoltre, che oltre un terzo delle aziende non sta lavorando con i propri fornitori al fine di ridurre il proprio impatto ambientale sulle foreste. Ciò è emblematico di un divario critico, in quanto la deforestazione è quasi sempre un problema di filiera, ad eccezione di quei casi in cui la società sia un produttore diretto.

Complessivamente, le aziende riportano perdite potenziali per un valore di 30,4 miliardi di dollari dovute all’impatto dei rischi da deforestazione, tra cui danni reputazionali, cambiamenti normativi e catastrofi naturali come incendi e cattivi raccolti.

Eppure, tutto ciò è solo la punta dell’iceberg, in quanto circa un quarto delle aziende prevede una stima quantitativa delle potenziali perdite. Inoltre, i dati mostrano che quasi un terzo delle aziende non include le problematiche relative alla deforestazione nel processo di valutazione del rischio. Tuttavia, tra le aziende che ne prendono atto, quasi tutte (92%) confermano rischi sostanziali, suggerendo che il rischio aziendale e l’impatto finanziario associati alla deforestazione siano sottostimati.

Sono quasi 450 le aziende [1] e più di 50 i governi [2] che si sono impegnati a porre fine alla deforestazione entro il 2020, ma l’azione del settore fino ad oggi non è stata sufficiente nel raggiungimento di questo obiettivo, con realtà che già hanno dichiarato pubblicamente l’impossibilità di rispettare questa deadline [3]. La deforestazione continua ad un ritmo di 5 milioni di ettari all’anno (equivalenti a 15 campi da calcio ogni minuto [4]). Invertire questa tendenza è essenziale per affrontare i problemi associati al cambiamento climatico. Ad esempio, il report dell’IPCC sull’1,5°C evidenzia la necessità di utilizzare le foreste come pozzi di assorbimento del carbonio.

Tuttavia, i dati di CDP mostrano che l’83% degli obiettivi aziendali sulla deforestazione hanno come scadenza il 2020 e solo il 14% si estende oltre questa data, facendo ipotizzare che le misure aziendali contro la deforestazione si possano esaurire nel breve termine.

Un altro dato interessante che emerge dal rapporto di CDP è che ci sono alcune aziende all’avanguardia che promuovono diverse iniziative a sostegno delle foreste grazie ad un’intensa collaborazione con i propri fornitori. Ad esempio, il colosso mondiale della bellezza L’Oréal e il produttore tedesco di beni di consumo Beiersdorf AG sono leader nell’approvvigionamento sostenibile dell’olio di palma. Per incoraggiare i propri fornitori a gestire l’impronta forestale, L’Oréal ha sviluppato Sustainable Palm Index con l’obiettivo valutare l’impegno e i risultati ottenuti dai fornitori nella lotta alla deforestazione.

Infine, i dati di CDP mostrano che per le aziende disposte a prestare maggiore attenzione alla salvaguardia delle foreste ci sono maggiori possibilità di crescita. 76 aziende hanno infatti segnalato opportunità di business come l’aumento del valore del marchio e l’innovazione di prodotto – valutate per un totale di 26,8 miliardi di dollari, di cui la metà di questo valore è dato come altamente probabile o, addirittura, certo.

Morgan Gillespy, Global Director of Forests at CDP, ha aggiunto,
“I nostri dati rivelano che le aziende non stanno facendo abbastanza per porre fine alla deforestazione. Nel frattempo, sono centinaia le aziende ad alto impatto ambientale che non hanno consentito a CDP l’accesso ai loro dati e, pertanto, non sono state analizzate in questo report, eventualmente perdendo anche enormi opportunità di business. In altre parole, è come starsene comodamente seduti su una bolla pronta a scoppiare senza che i propri investitori, clienti e consumatori finali ne siano a conoscenza, pur richiedendo sempre maggiore trasparenza”.
[1] Donofrio S., Rothrock P., Leonard, J. Forest Trends for Supply Change. (2017).  Tracking Corporate Commitments to Deforestation-Free Supply Chains. Available at: www.forest trends.org/documents/files/doc_5521.pdf#

[2] https://nydfglobalplatform.org/about-2/

[3] https://www.ft.com/content/a67df690-8def-11e9-a1c1-51bf8f989972

[4] Calculated from Curtis, P.G. et al. (2018). Classifying drivers of global forest loss. Science 361:1108-1111. DOI: 10.1126/science.aau3445

 

CDP_Global_Forests_Report_2019