Home Bonifiche Progetto FITMET: il fitorimedio assistito nel recupero dei terreni contaminati

Progetto FITMET: il fitorimedio assistito nel recupero dei terreni contaminati

fitorimedio

Si è recentemente concluso in Puglia, con attività sperimentali condotte nel basso Salento, il progetto pilota FITMET, finanziato nell’ambito della L.R. 6 giugno 2017, n. 21. Progetto finalizzato allo sviluppo e alla validazione di strategie di fitorimedio applicate a suoli agricoli contaminati da metalli pesanti. Il progetto ha previsto l’impiego combinato di Cannabis sativa L. e consorzi microbici del suolo, con l’obiettivo di valutare le interazioni suolo–pianta–microorganismi è il loro contributo alla riduzione della contaminazione.

Le attività sperimentali, condotte sotto la guida scientifica della dott.ssa Angela Martina, hanno incluso sperimentazioni in campo, monitoraggi agronomici e analisi multielemento. Consentendo così una valutazione del sistema in condizioni operative reali e la definizione delle principali condizioni di replicabilità.

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Il fitorimedio rappresenta un insieme di tecnologie biologiche che sfruttano piante vascolari e microrganismi associati per la rimozione, la stabilizzazione o la trasformazione degli inquinanti presenti in suolo, acqua e sedimenti. Rispetto agli interventi convenzionali di bonifica, tali approcci si distinguono per il basso impatto ambientale, i costi contenuti e la capacità di preservare la funzionalità ecologica del suolo durante il trattamento. In questo contesto, l’impiego di consorzi microbici rizosferici può contribuire a modificare la biodisponibilità degli elementi in traccia e a influenzare i processi di assorbimento e compartimentazione da parte delle piante.

Nel contesto del basso Salento, sono state individuate aree agricole caratterizzate dalla presenza di metalli in traccia nel suolo, in parte riconducibili a pressioni ambientali di diversa origine, inclusa la prossimità a siti oggetto di pregresse attività di smaltimento. Tra questi, rientrano anche aree limitrofe alla discarica Burgesi (Ugento, LE), che rappresentano un caso di studio rilevante per la valutazione di strategie di gestione e mitigazione della contaminazione in ambito agricolo.

Il trattamento dei suoli

Il progetto FITMET, sviluppato da ASCLA Soc. Coop. Impresa sociale e Radice Cubica Srl, in collaborazione con Apriterra Ortogiardineria, è stato condotto in un sito agricolo situato nel comune di Presicce-Acquarica (LE), caratterizzato dalla presenza di metalli in traccia nel suolo.
Le analisi preliminari, effettuate dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Ferrara, hanno evidenziato il superamento dei limiti normativi (D.Lgs. 152/2006) per berillio (4,62), vanadio (150,86), arsenico (22,72) e tallio (1,17). Altri elementi, quali nichel, cromo, piombo, cadmio e zinco, pur risultando entro i limiti di legge, sono stati considerati ai fini del monitoraggio per il potenziale accumulo nel tempo.

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Per il trattamento dei suoli è stata impiegata Cannabis sativa L., selezionata per la sua elevata produzione di biomassa, la tolleranza a condizioni di stress abiotico è la capacita di crescita in suoli marginali o caratterizzati dalla presenza di contaminanti. Il sistema sperimentale ha previsto il confronto tra parcelle trattate con inoculo di consorzi microbici del suolo e parcelle di controllo non inoculate.

I risultati

I risultati ottenuti dopo due cicli colturali consecutivi hanno evidenziato una riduzione significativa delle concentrazioni nel suolo per gli elementi prioritari. In particolare, l’arsenico ha mostrato una diminuzione compresa tra il 32,8% e il 39,4%, con valori finali inferiori alla soglia normativa (13,76–15,26), mentre il tallio ha evidenziato riduzioni del 22,6–24,5%, rientrando anch’esso nei limiti di legge (0,883–0,905). Il vanadio è il berillio hanno registrato riduzioni rispettivamente del 21,8–29,0% e del 19,9–30,9%, pur mantenendo concentrazioni residue superiori ai limiti normativi.

L’analisi della distribuzione degli elementi nei comparti vegetali ha evidenziato un accumulo prevalente nelle radici, concentrazioni intermedie nelle foglie e livelli significativamente inferiori nel fusto. I fattori di bioaccumulo (BAF), inferiori a 0,1 per tutti gli elementi analizzati, indicano un comportamento prevalente di fitostabilizzazione piuttosto che di fitoestrazione.

Dal punto di vista applicativo, la bassa concentrazione di contaminanti nel fusto consente la potenziale valorizzazione della biomassa per usi industriali, contribuendo alla sostenibilita economica degli interventi di risanamento.

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Il confronto tra trattamento inoculato e controllo non inoculato non ha evidenziato differenze sistematiche tali da attribuire in modo univoco al consorzio microbico un incremento dell’efficienza del processo di riduzione degli inquinanti nel suolo. In diversi casi, le riduzioni osservate risultano comparabili o superiori nel controllo, suggerendo che il contributo principale sia riconducibile all’interazione complessiva tra suolo e pianta.

Nel complesso, il sistema sperimentale ha dimostrato la capacità di riportare entro i limiti normativi arsenico e tallio nell’arco di due cicli colturali, e di ottenere una riduzione significativa, seppur non risolutiva, per vanadio e berillio. Tali risultati collocano l’approccio sviluppato nell’ambito delle Gentle Remediation Options (GRO), orientate alla mitigazione progressiva del rischio ambientale mantenendo la produttività agricola del suolo.

Il progetto FITMET costituisce pertanto una base metodologica solida e replicabile per l’applicazione di strategie di fitorimedio assistito in contesti agricoli. Pur richiedendo ulteriori approfondimenti per valutare il ruolo specifico dei consorzi microbici e per adattare i protocolli alle diverse condizioni pedologiche e ai livelli di contaminazione dei siti.