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Stato delle acque in Italia: migliora il quadro chimico, resta il nodo delle pressioni

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Il rapporto ISPRA 2026 evidenzia progressi nel monitoraggio e nello stato dei corpi idrici, ma conferma una pressione strutturale diffusa.

In Italia, su un totale di 7.763 corpi idrici superficiali, il 43,6% raggiunge uno stato ecologico buono o superiore e il 75,1% presenta uno stato chimico buono. Restano tuttavia quote non ancora classificate. Circa il 10% per lo stato ecologico e il 9% per quello chimico, sebbene entrambe in riduzione rispetto al ciclo precedente.

È il quadro che emerge dalle conclusioni del Rapporto ISPRA 427/2026, basato sui dati del terzo ciclo dei Piani di gestione dei bacini idrografici (2022–2027), trasmessi alla Commissione europea attraverso il reporting ufficiale.

Il dato strutturale che attraversa l’intero sistema resta quello delle pressioni. Le acque sono soggette a impatti derivanti da una pluralità di settori – agricoltura, industria, turismo, trasporti ed energia – che agiscono contemporaneamente sulla risorsa. Sia in termini qualitativi sia quantitativi.

Per quanto riguarda le acque sotterranee, le principali macro–tipologie di pressione risultano essere quelle diffuse (43%) e i prelievi (27%), in linea con il quadro europeo.

Il modello di gestione resta quello definito dalla Direttiva Quadro Acque, basato su cicli di pianificazione aggiornati ogni sei anni. Questo approccio consente di adattare progressivamente le misure alle condizioni ambientali e di verificarne l’efficacia nel tempo, attraverso un sistema strutturato di monitoraggio e reporting.

Il rapporto ISPRA integra, a livello nazionale e distrettuale, le principali informazioni richieste dalla direttiva. Caratterizzazione dei corpi idrici, stato ecologico, chimico e quantitativo, pressioni e impatti, obiettivi ambientali, esenzioni e misure.

Tra queste, un ruolo rilevante è rappresentato proprio dalle esenzioni previste dalla normativa europea, che consentono – a determinate condizioni – proroghe temporali o obiettivi meno stringenti. In Italia, le più utilizzate riguardano le proroghe per il raggiungimento del buono stato, previste dall’articolo 4(4) della direttiva.

Nel complesso, il quadro restituito dal rapporto evidenzia un sistema in miglioramento sotto il profilo conoscitivo e, in parte, qualitativo. Ma ancora fortemente condizionato da pressioni diffuse e persistenti. La gestione della risorsa idrica resta quindi legata alla capacità di intervenire su queste pressioni e di rendere più efficaci le misure già adottate nei cicli precedenti.