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Deposito Nazionale rifiuti radioattivi: la mappa dei 67 siti idonei

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Sogin ha pubblicato la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) per la realizzazione del tanto atteso Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Sono 67 i luoghi con le condizioni tecniche adatte a costruirlo, individuati in sette regioni: Piemonte, Toscana, Lazio, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia. Si tratta di luoghi “potenzialmente idonei” secondo diverse classificazioni e gradi di priorità.

Secondo la graduatoria indicata, Piemonte e Lazio ospitano le 12 candidature più papabili.
Due in provincia di Torino: Rondissone-Mazze-Caluso; Carmagnola.
Cinque in provincia di Alessandria: Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento; Fubine-Quargnento; Alessandria-Oviglio; Bosco Marengo-Frugarolo; Bosco Marengo-Novi Ligure. L’area fra Alessandria-Castelletto-Quargnento e l’area Bosco Marengo-Novi sono le uniche a raggiungere i pieni voti con lode.
Cinque in provincia di Viterbo: Montalto di Castro (due localizzazioni), Canino-Montalto di Castro, Corchiano-Vignanello, Corchiano.

Il nullaosta alla pubblicazione della mappa è arrivato a Sogin dal Ministero dello Sviluppo economico e dal ministero dell’Ambiente lo scorso 30 dicembre. Ma la “bomba” è stata lanciata nella notte tra il 4 e il 5 gennaio e, come prevedibile, le reazioni sono esplose a catena lungo tutta la penisola. La Sogin è la società statale responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, ovvero l’ente che ha in mano la questione nucleare in Italia.

I siti indicati dalla CNAPI

Sono sette le regioni in cui sono state individuate le aree potenzialmente idonee alla costruzione del deposito nucleare nazionale: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia. Le aree selezionate sono spesso a cavallo tra località diverse, per cui i Comuni interessati risultano ben più di 67.

PIEMONTE – 8 zone tra le province di Torino e Alessandria che interessano i Comuni di Caluso, Mazzé, Rondissone, Carmagnola (TO); Alessandria, Castelletto Monferrato, Quargnento, Fubine, Oviglio, Bosco Marengo, Frugarolo, Novi Ligure, Castelnuovo Bormida, Sessadio (AL).

TOSCANA-LAZIO – 24 zone tra le province di Siena, Grosseto e Viterbo: Pienza, Trequanda (SI), Campagnatico (GR); Ischia di Castro, Canino, Cellere, Montalto di Castro, Tessennano, Tuscania, Arlena di Castro, Piansano, Tarquinia, Soriano del Cimino, Vasanello, Vignanello, Corchiano, Gallese (VT)

BASILICATA-PUGLIA – 17 zone tra le province di Potenza, Matera, Bari, Taranto: Comuni di Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Gravina, Altamura, Matera, Laterza, Bernalda, Montalbano, Montescaglioso.

SARDEGNA – 14 zone tra le zone in provincia di Oristano e Sud Sardegna: Siapiccia, Albagiara, Assolo, Mogorella, Usellus, Villa Sant’Antonio (OR); Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbare, Tuili, Ussaramanna, Gergei, Las Plassas, Villamar, Mandas, Siurgus Donigala, Segariu, Guasila, Ortcesus (Sud Sardegna).

SICILIA – 4 zone nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta: Comuni di Trapani, Calatafimi, Segesta, Castellana, Petralia, Butera.

Deposito Nazionale e Parco Tecnologico

Insieme alla CNAPI sono on line sul sito www.depositonazionale.it il progetto preliminare e tutti i documenti correlati per la costruzione del Deposito Nazionale, che permetterà di conservare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività. Accanto al Deposito Nazionale sarà realizzato un Parco Tecnologico, che comprenderà un centro di ricerca applicata e di formazione, aperto a collaborazioni internazionali, dove svolgere studi nel campo dello smantellamento delle installazioni nucleari, della gestione dei rifiuti radioattivi, della radioprotezione e della salvaguardia ambientale.

I documenti son l’esito di un lavoro coordinato congiuntamente dai due ministeri, atteso da molti anni, che testimonia finalmente un’assunzione di responsabilità da parte del governo sulla gestione dei rifiuti radioattivi. Un tema che comporta da anni, per l’Italia, una procedura di infrazione europea. Infatti, ad oggi, i rifiuti radioattivi italiani sono stoccati in una ventina di siti provvisori e non idonei allo smaltimento definitivo.

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I principali produttori e detentori di rifiuti radioattivi in Italia (Sogin)

Le aree interessate dalla Cnapi sono il risultato di un complesso processo di selezione su scala nazionale svolto da Sogin in conformità ai criteri di localizzazione stabiliti dall’Isin, che ha permesso di scartare le aree che non soddisfacevano determinati requisiti di sicurezza per la tutela dell’uomo e dell’ambiente. Ai criteri di esclusione sono seguiti quelli di approfondimento, attraverso indagini e valutazioni specifiche sulle aree risultate non escluse.

Una struttura a matrioska

Il Deposito Nazionale e il Parco Tecnologico saranno costruiti in un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al Deposito e 40 al Parco. Il deposito avrà una struttura a matrioska. Nel dettaglio: all’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati.

Quali rifiuti?

In totale si parla di circa 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività: sono i rifiuti provenienti dal mondo civile e in special modo da quello medico e ospedaliero, dalle sostanze radioattive usate per la diagnosi clinica, per le terapie anti tumorali, ad esempio, da tutte quelle attività di medicina nucleare che costituiscono ormai il nostro quotidiano.

Due mesi di consultazioni, entro quattro il Seminario Nazionale

La pubblicazione della Cnapi, con l’elenco dei 67 luoghi potenzialmente idonei (che non sono tutti equivalenti tra di essi ma presentano differenti gradi di priorità), di fatto dà l’avvio alla fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all’esito della quale si terrà, nell’arco dei 4 mesi successivi, il Seminario Nazionale.

Sarà questo l’avvio del dibattito pubblico vero e proprio che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, durante il quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere.

Dalla CNAPI alla CNAI definitiva

In base alle osservazioni e alla discussione nel Seminario Nazionale, Sogin aggiornerà la Cnapi, che verrà nuovamente sottoposta ai pareri del Ministero dello Sviluppo Economico, dell’ente di controllo Isin, del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In base a questi pareri, il Mise convaliderà la versione definitiva della Carta, ovvero la Cnai, la Carta Nazionale delle Aree Idonee.

La Cnai sarà il risultato dell’aggiornamento della Cnapi sulla base dei contributi emersi durante la consultazione pubblica. “Sarà una procedura fortemente partecipata e trasparente, condotta coinvolgendo gli amministratori e i cittadini tutti, e al termine della quale potranno pervenire le candidature dei comuni” assicura la nota del Mise.

Le razioni negative degli enti locali

Le reazioni, tutte negative, non si sono fatte attendere da parte di Comuni e Regioni “nominati” dalla CNAPI. Il sito di Repubblica sintetizza efficacemente la levata di scudi nazionale.

“Non saremo pattumiera delle scorie radioattive”, tuona Christian Solinas, presidente della Regione Sardegna, respingendo in modo “irrevocabile” l’ipotesi delineata dalla Cnapi che conta 14 siti potenzialmente idonei per i rifiuti radioattivi nell’isola. Così come “la più assoluta contrarietà” è stata ribadita dall’Anci Sardegna. “Noi diciamo ‘no’ a questa ipotesi”, fa sapere anche il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida.

In Toscana i sindaci della Val d’Orcia lo considerano un “piano irricevibile e non negoziabile” per le aree idonee individuate tra Siena e Grosseto. Nel Lazio (22 aree) a bocciare il progetto è – tra gli altri – il sindaco di Soriano nel Cimino, nel Viterbese, Fabio Menicacci: “Faremo di tutto per opporci”.

Compatto anche il fronte del ‘no’ della Puglia, dove assieme all’area di Gravina, nel Barese, ci sono anche i comuni di Altamura (Bari) e Laterza (Taranto) indicati per un’area individuata in condivisione con Matera in Basilicata. “Per noi è stata una doccia gelata – replica il sindaco di Gravina, Alessio Valente – Gravina e la Murgia hanno già dato: la vocazione di queste nostre aree è agricola e turistica, e non permetteremo mai che ci trasformino in un cimitero di scorie nucleari”.

Gli ambientalisti chiedono una diversa strategia

Le associazioni ambientaliste, consapevoli dell’effetto nimby (acronimo di “Not In My Back Yard” espressione del rifiuto a ospitare nel proprio territorio opere di interesse generale ravvisate come “pericolose”) puntano il dito contro la strategia adottata dall’Italia. “Una strategia basata sull’unica ipotesi di dotarsi di un solo Deposito Nazionale che ospiti a lungo termine i rifiuti di bassa attività e, ‘temporaneamente’, i rifiuti di media ed alta attività –osserva Greenpeace – L’unico caso al mondo di gestione combinata dei rifiuti, con implicazioni non secondarie: come la possibile decisione di ‘nuclearizzare’ un nuovo sito vincolandolo a lungo termine alla presenza di rifiuti pericolosi. E l’ipotesi – tutta da verificare – che vi sia un consenso dei cittadini, e degli enti che li rappresentano territorialmente, a ospitare il deposito unico”.

Sul difficile consenso si esprime anche Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, che concorda anche sulla strategia di divisione dei rifiuti in base alla densità: “Ora è necessario che si attivi un vero percorso partecipato, che è mancato finora, per individuare l’area in cui realizzare un unico deposito nazionale, che ospiti esclusivamente le nostre scorie di bassa e media intensità, che continuiamo a produrre, mentre i rifiuti ad alta attività, lascito delle nostre centrali ormai spente grazie al referendum che vincemmo nel 1987, devono essere collocate in un deposito europeo, deciso a livello dell’unione, su cui è urgente trovare un accordo”.

Il ministero dell’Ambiente difende la scelta coraggiosa

“Dopo decenni di attese e rinvii, in Italia si chiude definitivamente la stagione del nucleare e si sanano situazioni precarie e potenzialmente pericolose aperte in tutto il territorio nazionale”. Così in una nota il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut, d’intesa col ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli e su delega del ministro dell’Ambiente Costa. “Si tratta di una forte assunzione di responsabilità da parte del Governo- segnala- che non si sottrae dal risolvere una questione da anni al centro di dibattito e non più rimandabile. È un provvedimento da tempo atteso e sollecitato anche dalle associazioni ambientaliste, che consentirà di dare avvio ad un processo partecipativo pubblico e trasparente al termine del quale sarà definita la localizzazione dell’opera. Un impegno che questo Governo assume anche in ottemperanza agli indirizzi comunitari e nel rispetto della piena partecipazione delle comunità alle decisioni”

“La realizzazione del Deposito Nazionale- continua il sottosegretario all’Ambiente- permetterà al nostro Paese di tenere il passo con gli altri partner europei, che già da tempo hanno realizzato sul proprio territorio strutture analoghe, o che le stanno già progettando e realizzando”. Il deposito, spiega ancora Morassut, “permetterà di sistemare definitivamente in sicurezza i rifiuti radioattivi, oggi stoccati all’interno di decine di depositi temporanei sparsi nel Paese. Si tratta prevalentemente di rifiuti radioattivi a bassa e media attività, prodotti da attività che utilizzano radioattività artificiale, rigorosamente regolate da legislazioni nazionali; attività in particolare legate all’industria ed alla medicina nucleare utilizzata nelle strutture sanitarie (applicazioni diagnostiche, applicazioni terapeutiche, attività di ricerca in medicina nucleare)”.

Morassut risponde anche alle sollecitazioni di Greenpeace: “Al ministero dell’Ambiente stiamo, predisponendo (in sinergia con il ministero dello Sviluppo economico) una nota indirizzata alle autorità francesi per chiedere il coinvolgimento del nostro Paese in relazione all’ipotesi di estensione della licenza dei reattori nucleari d’oltralpe, che si trovano in prossimità dei nostri confini”.

Vignaroli riconosce il coraggio e chiede un confronto

“La CNAPI è pubblica, da stanotte. È la carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito unico dei rifiuti radioattivi. Vari governi avevano rimandato questo momento, forse per paura di perdere consenso su una questione delicata ma che andava affrontata”. Così Stefano Vignaroli, presidente della commissione Ecomafie. “Ogni anno in bolletta elettrica i cittadini pagano la gestione dei rifiuti radioattivi centinaia di milioni di euro. L’assenza di deposito sicuramente ha allungato le tempistiche di smantellamento delle centrali nucleari italiane e amplificato quindi i costi da pagare. Il costo complessivo dello smantellamento è pari a quasi 8 miliardi di euro. Va dato atto a questo governo di aver avuto il coraggio di fare un passo importante in un percorso che però è stato e sarà lungo. Ci sarà inevitabilmente un confronto con le comunità e gli enti territoriali per arrivare a vedere il deposito diventare realtà. La Commissione Ecomafie da me presieduta si occupa del ciclo dei rifiuti radioattivi (l’ultima inchiesta sarà conclusa a breve) e stava aspettando questa novità. Auspico da parte del governo impegno in un’azione più incisiva su tutto il tema #nucleare (dai decreti attuativi al rafforzamento dell’autorità di controllo)”

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