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A Ravenna il polo Eni-Hera per il recupero di terre e rifiuti da 140mila tonnellate l’anno

Panoramica Comparto Ambientale Ravenna
  • Dentro il Comparto Ambientale Ravenna realizzato a Ca’ Ponticelle da Eni e Hera, attraverso Eni Rewind e Herambiente.
  • Il progetto nasce dalla bonifica un’area industriale dismessa di 26 ettari e comprende una piattaforma polifunzionale per rifiuti speciali da 60mila tonnellate annue, un impianto di biorecupero da 80mila tonnellate e un fotovoltaico da 6 MWp realizzato sul brownfield, dove un’area sigillata torna a produrre materia ed energia

Per quasi mezzo secolo, i 26 ettari di Ca’ Ponticelle sono stati un vuoto problematico. Un rettangolo di terra alle spalle del petrolchimico di Ravenna, dove un tempo c’erano le vasche dell’attività industriale e poi soltanto un’eredità ingombrante: terreni contaminati, un’area fuori dal ciclo produttivo e ambientale, da risanare e mettere in sicurezza. Il 16 giugno quel vuoto si è fatto pieno – di energia, materia e opportunità – con l’inaugurazione del Comparto Ambientale Ravenna, il polo dedicato alla gestione dei rifiuti industriali che da luglio entra in funzione a pieno regime.

La cifra che fa notizia è quella dell’investimento, cento milioni di euro. Ma il numero che racconta davvero il salto è un altro: oltre 140.000 tonnellate l’anno di capacità di trattamento concentrate su un’area che fino a ieri non trattava niente. Non è stato semplicemente inaugurato un impianto, si è messo in marcia un modello. E il modello prova a rispondere a un problema nodale per il settore ambinetale: l’Italia non ha abbastanza impianti per gestire i propri rifiuti speciali, e quei rifiuti finiscono per viaggiare, fuori regione o fuori confine. Ravenna, uno dei maggiori distretti industriali del Paese e tra i primi produttori di rifiuti speciali, ed è il posto giusto per provare a invertire la rotta.

Un “comparto”, cioè tre impianti distinti

La parola “comparto” è precisa e vale la pena prenderla alla lettera, perché le tre infrastrutture che convivono a Ca’ Ponticelle hanno titolari, funzioni e logiche industriali diverse, e distinguerle aiuta a capire chi fa cosa:

  • un impianto di biorecupero dei terreni, realizzato e gestito interamente da Eni Rewind, la società ambientale del gruppo Eni, dedicato ai terreni contaminati che arrivano dalle attività di bonifica;
  • la piattaforma HEA per il pre-trattamento e lo stoccaggio dei rifiuti industriali, in capo a una joint venture paritetica tra Eni Rewind e Herambiente Servizi Industriali (HASI), la società del Gruppo Hera specializzata in rifiuti e bonifiche;
  • un parco fotovoltaico da 6 MWp di Plenitude, la società di Eni attiva nelle rinnovabili, già in esercizio dal 2024.

Eni Rewind è proprietaria dell’area e ha eseguito la bonifica; HEA, che è il tassello condiviso, nasce dall’incontro alla pari tra le competenze ambientali di Eni Rewind e il know-how di Herambiente nella gestione dei rifiuti industriali. L’investimento complessivo ammonta a 100 milioni di euro; le cifre riferite per i due impianti di trattamento parlano di circa 45 milioni per il biorecupero e 35 per la piattaforma HEA, mentre la bonifica preliminare del sito sarebbe costata altri 11-12 milioni.

La messa in sicurezza del sito

Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza il lavoro che non si vede, quello sotto i piazzali. Il percorso parte nel 2019 con gli interventi di risanamento ambientale di Eni Rewind. Nel 2021 si chiude la fase più delicata, la messa in sicurezza permanente (MISP) dell’area: una copertura impermeabile che isola i terreni residui dell’ex petrolchimico e impedisce ogni contatto con le matrici ambientali. Nel 2023, dopo l’adeguamento del Piano Urbanistico Attuativo del Comune, partono i cantieri degli impianti, completati nel 2026.

Questa cronologia non è un dettaglio burocratico: la copertura impermeabile della MISP è il piano d’appoggio fisico su cui poggia tutto il resto, fotovoltaico compreso. È il presupposto che trasforma un sito contaminato in una superficie produttiva senza riaprire ciò che è stato sigillato.

Il biorecupero terreni: due linee per chiudere il cerchio del suolo

L’impianto di biorecupero è il primo del suo genere per Eni, con una capacità autorizzata di 80.000 tonnellate l’anno di terreni provenienti dalle attività di risanamento. La destinazione d’uso prevalente è concreta e racconta una filiera nazionale precisa: i terreni movimentati nelle manutenzioni e nelle riqualificazioni delle circa 5.000 stazioni di servizio Eni distribuite in Italia, dell’ordine di alcune centinaia di interventi l’anno. Terreno che entra come rifiuto e, una volta trattato, torna disponibile al riutilizzo secondo standard certificati.

L’impianto lavora su due linee.

La linea biologica è il classico trattamento di bioremediation in biopila. I terreni contaminati da idrocarburi vengono raccolti in cumuli omogenei al cui interno corrono tubazioni di insufflaggio: l’aria immessa fornisce ossigeno ai microrganismi autoctoni – batteri e funghi già presenti nel suolo – che degradano gli idrocarburi usandoli come fonte di nutrimento. È un processo di biodegradazione aerobica che abbassa progressivamente la concentrazione dei contaminanti e, al tempo stesso, ricrea le condizioni perché la popolazione microbica si riequilibri verso lo stato precedente alla contaminazione. Il ciclo, secondo quanto riferito, rende il terreno disponibile in una sessantina di giorni. In uscita, terre End of Waste nella pezzatura 0/20 mm, riutilizzabili come reinterro nei siti in bonifica.

Impianto Eni Rewind di Biorecupero Terreni
Impianto Eni Rewind di Biorecupero Terreni

La linea meccanica intercetta invece i terreni non contaminati da idrocarburi. Qui il percorso è fisico: vagliatura grossolana, separazione magnetica dei rifiuti metallici, ulteriore vagliatura, triturazione e vagliatura fine. Al termine, due materiali End of Waste ben definiti – ghiaia (20/50 mm) e ciottoli (sotto i 250 mm) – più la frazione fine che può rientrare nel circuito delle biopile. La logica è la stessa: meno discarica, meno consumo di risorse vergini da cava, più materia che rientra nei cantieri di bonifica come reinterro.

Impianto Eni Rewind di Biorecupero Terreni
Impianto Eni Rewind di Biorecupero Terreni

A presidiare la qualità di tutto il ciclo c’è un laboratorio dedicato, gestito da Labanalysis Environmental Services (partecipata da Eni Rewind): verifiche analitiche sui rifiuti in ingresso, monitoraggio periodico dei processi di bioremediation e controllo del materiale in uscita destinato al riutilizzo.

HEA: la piattaforma che smista i flussi industriali

Se il biorecupero recupera materia, la piattaforma HEA organizza e prepara i flussi. È un impianto di pre-trattamento e stoccaggio dei rifiuti speciali industriali: il suo ruolo è ricevere, condizionare e instradare verso le destinazioni corrette, sfruttando le sinergie logistiche con i poli impiantistici Herambiente che la circondano.

È anche il tassello in cui i due gruppi lavorano alla pari: la joint venture mette in comune le competenze di bonifica di Eni Rewind e l’esperienza pluriennale di Herambiente nella gestione dei rifiuti industriali, con il supporto operativo di Herambiente Servizi Industriali, e dota l’impianto delle migliori tecnologie disponibili. Sostituisce la storica piattaforma di stoccaggio HASI di Ravenna, portando tecnologie più evolute, più capacità e più flessibilità, al servizio sia delle attività del gruppo Eni sia del mercato.

Piattaforma HEA trattamento e stoccaggio rifiuti industriali
Piattaforma HEA trattamento e stoccaggio rifiuti industriali

La capacità massima autorizzata è di 60.000 tonnellate l’anno, e i rifiuti pericolosi possono arrivare fino a un massimo del 75%, ovvero fino a 45.000 tonnellate. I rifiuti gestiti sono sia solidi sia liquidi – reflui liquidi, morchie e fanghi, solidi e terre/sabbie di origine prevalentemente industriale.

Piattaforma HEA trattamento e stoccaggio rifiuti industriali
Piattaforma HEA trattamento e stoccaggio rifiuti industriali

Le cinque linee di trattamento HEA

L’architettura è organizzata per stato fisico e tipo di confezionamento: cinque linee, due delle quali “complete” di tutte le operazioni di manipolazione (le linee dedicate ai solidi sfusi e ai solidi confezionati, le sole a prevedere il trattamento chimico-fisico), e tre più “leggere”, essenzialmente di stoccaggio, accorpamento e miscelazione.

I codici raccontano la natura dell’impianto meglio di qualsiasi aggettivo. D15 (deposito preliminare) e R13 (messa in riserva) compaiono in tutte e cinque le linee: sono la spina dorsale di stoccaggio della piattaforma. D13 (raggruppamento preliminare) e D14 (ricondizionamento preliminare) sono le manipolazioni intermedie. R12 (scambio di rifiuti per sottoporli a recupero) è ciò che orienta i flussi verso la valorizzazione. La capacità di trasformazione vera, il D9 (trattamento chimico-fisico), è concentrata sulle due linee dei solidi. Il baricentro, insomma, è stoccare, ricondizionare e instradare, con un cuore chimico-fisico sui flussi solidi.

Comparto Ambientale Ravenna

In uscita, le miscele solide o liquide ottenute non sono pensate solo per ottimizzare la logistica, ma per garantire la migliore resa termica e il massimo abbattimento degli inquinanti negli impianti di destinazione: termovalorizzazione, trattamento chimico-fisico-biologico, soil washing o, come ultima opzione, discarica. È la traduzione operativa della gerarchia dei rifiuti del Pacchetto Economia Circolare europeo.

Dove si concentri davvero l’innovazione lo spiega Carlo Pezzi, amministratore delegato di HEA: “L’impianto utilizza le migliori tecnologie disponibili in attività che, in parte, non sono ad elevato impatto tecnologico, come gestione, stoccaggio, miscelazione e triturazione. Il fiore all’occhiello sono i sistemi di trattamento e abbattimento degli inquinanti generati dallo stoccaggio e dalla lavorazione, particolarmente evoluti e rilevanti anche per il fabbisogno energetico dell’impianto; e il parco serbatoi per i rifiuti liquidi: una tecnologia moderna che, con tutti i sistemi di sicurezza, ci consente di trattare rifiuti di ogni natura, anche pericolosi e molto complessi”.

Tutto a tenuta: il capitolo aria e sicurezza

Un aspetto decisivo riguarda il modo in cui gli impianti trattengono polveri ed emissioni. In entrambi, le lavorazioni si svolgono al chiuso, all’interno di capannoni, per evitare la dispersione di polveri. L’aria di processo non viene rilasciata tal quale: è captata e fatta passare attraverso sistemi di filtrazione dedicati prima del ritorno in atmosfera.

Insieme alla copertura impermeabile della MISP che corre sotto i piazzali, il comparto risulta progettato come un sistema a tenuta su tutti i fronti: sotto, verso il suolo e le falde; sopra, verso l’aria. Su un’area che porta l’eredità del petrolchimico, è il livello di controllo ambientale che ci si attende da un impianto di questo tipo.

Il fotovoltaico sul brownfield (e l’accumulo al vanadio)

Il fotovoltaico occupa gli undici ettari più contaminati dell’intera area, quelli per cui una bonifica integrale avrebbe avuto costi sproporzionati. La soluzione non è stata scavare, ma sigillare e produrre: sulla copertura impermeabile poggiano oltre 10.000 pannelli per una potenza di 6 MWp, superiore al fabbisogno dei due impianti del comparto. I moduli sono bifacciali – captano la luce su entrambe le facce – e sono montati su strutture mobili a inseguimento solare, che ruotano seguendo il sole nell’arco della giornata per massimizzare la resa.

L’area “irrecuperabile” diventa così la più produttiva del comparto sul piano energetico. E nell’aprile 2026 si è aggiunto un tassello sperimentale: un sistema di accumulo basato su una nuova generazione di batterie a flusso di vanadio, collegato all’impianto fotovoltaico esistente – una tecnologia di accumulo ancora poco diffusa su scala industriale.

Panoramica impianto fotovoltaico Plenitude (6MW)
Panoramica impianto fotovoltaico Plenitude (6MW)

Un modello che chiede di essere replicato

Il filo che lega bonifica, biorecupero, piattaforma rifiuti e rinnovabili è dichiarato senza giri di parole dai protagonisti. Per Eni Rewind, guidata dall’amministratore delegato Paolo Grossi, il Comparto è un esempio di sviluppo sostenibile che andrebbe replicato in altre regioni proprio per ridurre il deficit impiantistico nazionale: i due impianti di trattamento si affiancano agli oltre quaranta che la società già gestisce in Italia per la depurazione delle acque.

“Il Comparto Ambientale Ravenna nasce dove sono le radici della storia di Eni. Qui abbiamo trasformato l’area dismessa di Ca’ Ponticelle in una piattaforma ambientale, capace di coniugare insieme risanamento, riqualificazione produttiva e competitività industriale. In una posizione logistica ottimale per soddisfare i fabbisogni di mercato, integriamo i primi due impianti di Eni Rewind nel trattamento dei rifiuti che si affiancano agli oltre 40 impianti che gestiamo in Italia per la depurazione delle acque – ha dichiarato Grossi – La nostra offerta di servizi ambientali si arricchisce con gli impianti di bioremediation per il recupero dei terreni e con la piattaforma di pretrattamento di rifiuti industriali realizzata in partnership con Herambiente.  Il Comparto Ambientale Ravenna è un esempio concreto di sviluppo sostenibile, e auspichiamo possa essere un modello replicabile in altre regioni per ridurre il deficit impiantistico e l’impatto ambientale nella gestione dei rifiuti”.

Sul fronte Hera, l’amministratore delegato di Herambiente Andrea Ramonda inquadra la piattaforma HEA come un passo nel disegno di un sistema impiantistico considerato unico in Italia, pensato per colmare il divario infrastrutturale del Paese e ridurre i flussi di rifiuti esportati all’estero, con Ravenna nel ruolo di hub della circolarità per il sistema industriale del Centro Nord.

“Con la nuova piattaforma polifunzionale HEA inserita nel Comparto Ambientale di Ca’ Ponticelle, il Gruppo Herambiente compie un ulteriore passo nel rafforzamento del proprio posizionamento nella gestione dei rifiuti industriali, nell’ambito di un percorso di sviluppo di un sistema impiantistico unico in Italia, che contribuisce a colmare il divario infrastrutturale del Paese e a ridurre i flussi di rifiuti esportati all’estero – ha dichiarato Ramonda Frutto della joint venture con Eni Rewind, l’impianto HEA è dotato delle migliori tecnologie disponibili ed è progettato per massimizzare il recupero di materia ed energia, gestendo in modo efficiente sia i flussi legati alle attività del Gruppo Eni sia quelli del mercato, con benefici concreti per la competitività e la continuità operativa del sistema produttivo locale. Il progetto consolida inoltre il ruolo strategico di Ravenna, da cui Herambiente ha avviato le proprie attività, e che oggi si rafforza come hub di riferimento per la circolarità al servizio del sistema industriale del Centro Nord”.

“Ravenna conferma così la propria vocazione di grande polo energetico e industriale nazionale, ma con uno sguardo sempre più orientato all’economia circolare e alla sostenibilità – ha aggiunto il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de PascaleLa capacità di recuperare aree dismesse, sviluppare impianti tecnologicamente avanzati e creare nuove filiere legate al recupero di materia rappresenta una leva fondamentale per la competitività futura del territorio. Questo investimento rafforza il ruolo di Ravenna come uno dei principali laboratori italiani della transizione ecologica e industriale e offre nuove opportunità di crescita economica e lavorativa per la città, per il sistema produttivo regionale e per le nuove generazioni”.

“Oggi da Ravenna si lancia un messaggio forte al Paese con un progetto che tiene insieme riconversione industriale e tutela ambientale e che rappresenta un’infrastruttura strategica non solo per la nostra città, ma anche per l’Italia. Questo è il modello che vorremmo segnasse la strada per il futuro: meno discariche, più recupero, più lavoro qualificato, investimenti sul fotovoltaico, nell’ottica di implementazione dell’economia circolare” ha concluso il Sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni.

Cronologia

  • 2019 Avvio degli interventi di risanamento ambientale (Eni Rewind)
  • 2021 Completamento della messa in sicurezza permanente (MISP) dell’area
  • 2023 Adeguamento del Piano Urbanistico Attuativo e avvio dei cantieri
  • 2024 Entrata in esercizio del parco fotovoltaico Plenitude (6 MWp)
  • aprile 2026 Completamento dell’accumulo sperimentale a batterie di vanadio
  • 2026 Completamento dei due impianti di trattamento
  • 16 giugno 2026  Inaugurazione del Comparto Ambientale Ravenna
  • luglio 2026 Avvio operativo a pieno regime