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Il barrieramento idraulico nell’ambito di interventi di bonifica autorizzati

Il barrieramento idraulico nell'ambito di interventi di bonifica autorizzati: aspetti amministrativi, sostenibilità ambientale e risvolti economici. Analisi di alcuni casi pratici.

ex Flucosit di Castelnuovo d'Asola (MN).

Attraverso esperienze maturate nell’attuazione di interventi specifici, si può prendere coscienza di situazioni tecnico-amministrative che condizionano certamente la fattibilità e l’attuazione di alcuni interventi. Scelte progettuali ed iter amministrativi articolati e spesso caratterizzati dal susseguirsi di prescrizioni concatenate finiscono spesso per condizionare l’esecuzione degli interventi, pregiudicandone la sostenibilità e l’efficacia.

Le applicazioni delle molteplici norme di settore, a volte mal contestualizzate o interpretate, condizionano l’evoluzione degli appalti e la credibilità degli interventi; dalla qualifica alla determinazione dell’impresa, alla definizione del progetto, fino alla soluzione delle problematiche tecniche insorgenti in corso d’opera.

INTRODUZIONE

Nell’ambito della propria esperienza pluridecennale nel campo delle bonifiche di siti contaminati Ambienthesis SpA ha sviluppato ed applicato tecnologie avanzate per il trattamento delle acque di falda.

Fra le esperienza di più recente e positiva applicazione si annoverano ad esempio:

  • CIRIE’ (TO) – Stabilimento Metzeler: Messa in sicurezza della falda con impiego di elementi drenanti posati in trincea e tecnologia di estrazione DOP
  • Comune di CASTELNUOVO D’ASOLA (MN) – Area ex Flucosit: Messa in sicurezza della falda sotterranea con sistema pump & treat per l’abbattimento di ammoniacali e BTEX con strippaggio e successivo finissaggio su carboni attivi a mezzo di impianto mobile autorizzato, con recapito in corpo idrico superficiale.
  • Comune di CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (MN) – Cava Pirata: Risanamento della falda sotterranea a mezzo di Air Sparging.
  • Cava CASSINELLA in Vimodrone (MI) – barrieramento a presidio dello scavo, per il contenimento di eventuali plume di contaminazione caratterizzati dalla presenza di metalli, con emungimento H24 di 150 mc/h, con recapito in fognatura.
  • Comune di CASTELLAZZO BORMIDA (AL) – Area ex Barco: Messa in sicurezza falda sotterranea con sistema pump & treat per l’abbattimento di BTEX, ferro e manganese attraverso filtrazione su substrato ossidante e finissaggio su carboni attivi, con recapito in corpo idrico superficiale.
  • Comune di SESTO SAN GIOVANNI (MI) – Area ex Falck: Messa in sicurezza falda sotterranea con sistema pump & treat per il presidio della falda durante le attività di bonifica, l’abbattimento di contaminanti avviene attraverso filtrazione su filtro a sabbie e finissaggio su carboni attivi, con recapito in fognatura.

Ciascuno degli interventi attuati ha consentito o consente il raggiungimento degli obiettivi di bonifica/messa in sicurezza prefissati.

IL BARRIERAMENTO

Due le finalità che si sono perseguite nel corso della pluriennale esperienza di campo:

– la messa in sicurezza di emergenza e/o il presidio delle attività di scavo e asportazione;

– il miglioramento della qualità della matrice falda contaminata.

Trattando oltre 3 milioni di mc, in una decina di siti differenti, a mezzo di sistema barriera asserviti ad impianti modulari appositamente prodotti e condotti, si sono riscontrate singolarità e criticità che impongono un esame critico del contesto normativo e degli scenari operativi nazionali.

Di fatto, si rileva come spesso gli aspetti amministrativi risultino più condizionanti di quelli tecnico-operativi.

La recente evoluzione normativa vorrebbe che gli interventi atti a migliorare o proteggere le acque di falda comportassero il ricorso al barrieramento soltanto in ultima analisi. Da privilegiarsi invece altre tipologie di interventi, maggiormente sostenibili.

In realtà ancora oggi i committenti producono ed appaltano progetti che prevedono barrieramenti diffusi, applicati anche su larga scala, in quanto ritenuti maggiormente efficaci e dagli effetti più controllabili. I tempi di metabolizzazione delle nuove linee normative sono infinitamente più lunghi rispetto a quanto l’evoluzione tecnologica consentirebbe. D’altro canto anche la presa di coscienza e la maturazione della capacità critica in seno agli Enti preposti al controllo delle nuove tecnologie, comporta un ulteriore freno all’applicazione delle stesse.

L’esperienza di campo insegna che l’applicazione di tecnologie quali l’Air Sparging o le trincee drenanti, di cui pure Ambienthesis ha esperienza operativa, comporta sicuramente la soluzione delle contaminazioni di falda in maniera parimenti efficace rispetto a quella attuabile con un sistema pump and treath, conseguendo inoltre un certo risparmio in termini di tempi e denaro, con effetto di maggior sostenibilità. Oggi l’installazione e la gestione di un sistema barriera tradizionale è tutt’altro che banale ed agevole.

A sinistra: Estrazione del surnatante da trincea drenante – A destra: applicazione SVE

Ambienthesis è in grado di affrontare e risolvere le problematiche operative che si presentano in corso d’opera.. Muovendosi nella cornice determinata dalle autorizzazioni (da un lato del Progetto stesso, dall’altro degli impianti impiegati) occorre pertanto disporre le pennellate in maniera più opportuna così da realizzare l’opera, talvolta sopperendo agli eventuali imprevisti occorrenti nella maniera più semplice ed efficace possibile.

Aver a che fare con la falda comporta dover affrontare problematiche tecniche insite nella gestione di una matrice dalle caratteristiche a volte ben note, a volte meno, comunque condizionate da aspetti locali o stagionali che non sempre è possibile prevedere.

Le problematiche possono essere di carattere squisitamente tecnico (ad es. l’insorgenza di colonie ferrobatteriche nei flussi da trattare, l’insabbiamento delle colonne filtranti), di ordine sanitario (portare in superficie l’acqua contaminata significa esporre l’ambiente e gli operatori ai relativi contaminanti) o di ordine amministrativo.

Se nei primi due casi la soluzione dei problemi è oggettivamente individuabile e razionalmente applicabile, molto spesso la complessità degli iter amministrativi diventa inesorabile fonte di ritardi e costi imprevisti: di inefficienza.

ASPETTI AMMINISTRATIVI

Per un’impresa che si trova ad operare in un contesto di bonifica, benché qualificata e organizzata, può non essere sempre facile orientarsi nel complesso panorama normativo nazionale e locale: anche nel caso dei trattamenti della messa in sicurezza delle acque di falda le casistiche e gli aspetti che meritano attenzione sono molteplici.

Molto spesso i problemi iniziano da subito quando è opportuno chiedersi se il progetto è tecnicamente completo, leggibile e attuabile, e, soprattutto, se è stato approvato. La risposta per entrambe le domande dovrebbe essere affermativa.

Si potrebbe pensare in modo scontato che la risposta sia automaticamente affermativa , in realtà, chiunque operi sul territorio nazionale sa bene che non è così. La progettazione non sufficientemente dettagliata, la scarsa referenziazione sitospecifica, la mancanza degli specifici allegati tecnici molto spesso vanificano l’efficacia di tale presupposto normativo. L’operatore, quindi, si trova a dover intraprendere un articolato iter che prevede: l’elaborazione di un progetto di dettaglio esecutivo, la presentazione di specifiche istanze per la realizzazione dei pozzi barriera, la predisposizione delle istanze di scarico degli effluenti emunti e trattati. Tutto questo comporta, di fatto, l’avvio di veri e propri iter autorizzativi supplementari, spesso dispendiosi e non lineari, che il più delle volte vedono coinvolti Enti differenti (Arpa, ATO, Gestore delle reti di scarico, Provincia, Regione…).

la conseguenza è che, a fronte di un progetto già approvato, occorre preventivare, nella migliore delle ipotesi, due-tre mesi per la realizzazione e la messa in esercizio di un sistema barriera.

Inoltre, all’atto pratico, per effetto di prescrizioni incrociate piuttosto che di reiterate applicazioni di ventilati principi di cautela, molto spesso ci si trova a dover gestire e scaricare portate orarie importanti, a volte poco compatibili con i corpi recettori presenti in prossimità dell’area di intervento, spesso viene richiesto il trattamento di acque che di fatto, non appena emunte, già rispettano i limiti del corpo recettore.

In taluni casi è richiesta l’attivazione dell’emungimento quale misura preventiva di presidio, pur in assenza di contaminazione passante dal sito, altre volte è prevista l’attivazione del presidio soltanto in contemporaneità con lo scavo, con possibilità di interruzione dell’emungimento nei periodi di fermo; così come in altri casi è prescritto il funzionamento in continuo, pur in assenza di evidenze, ben oltre gli interventi di asportazione delle fonti primarie.

L’esperienza operativa insegna che esistono ambiti in cui le acque di falda sono gestite come rifiuti ed altri in cui, invece, nessuna qualifica in tal senso viene adottata. Infine, può anche succedere che, con l’evoluzione temporale della normativa o più semplicemente a seguito della “maturazione” della stessa norma, in due lotti successivi dello stesso cantiere si attuino entrambe le concezioni.

SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE

In corso d’opera, analizzando gli scenari operativi, i dati analitici o le misurazioni di campo, succede a volte di verificare come l’attivazione degli emungimenti comportino l’incremento delle contaminazioni rilevabili, causa probabile richiamo da zone limitrofe mai o mal caratterizzate, oppure ancora succede di vedersi imporre limiti di scarico in un corpo fognario ben più stringenti rispetto a quelli che il medesimo deve rispettare per il conferimento nel corpo recettore finale. Ci si trova addirittura a dover esercire barrieramenti per la messa in sicurezza di “emergenza” per decenni.

Queste casistiche, tutte reali e concrete, sono frutto di un impalcato normativo molto articolato, poco chiaro e di un’applicazione del medesimo alquanto rigida, che, in qualche caso, è volta più al rispetto dei formalismi, piuttosto che all’applicazione ragionata dei principi di buona tecnica e sostenibilità ambientale.

Succede allora che l’emergenza diventa routine, che si favorisce la migrazione dei contaminanti attraverso la falda, che si attivino emungimenti per motivazioni che nulla hanno a che vedere con la salvaguardia della qualità delle acque sotterranee.

CONCLUSIONI

Le esperienze di campo ci devono portare a riflettere come aspetti amministrativi, all’apparenza puramente formali, forse invocati e richiesti con lo spirito di dare quanto più possibile attuazione al maggior numero di disposti normativi, possano condizionare anche in maniera sostanziale l’attuazione di un progetto.

Una migliore definizione del contesto amministrativo e normativo di riferimento comporterebbe sicuramente una maggiore linearità del procedimento, con ottimizzazione delle energie sia dal punto di vista delle imprese che degli Enti controllori, rendendo più snello il procedimento amministrativo e maggiormente veloci ed efficaci gli interventi sul campo. Gli Enti ne beneficerebbero in tema di economia e organizzazione del lavoro, le imprese ed i Committenti in termini di risparmio, minori esborsi di carattere assicurativo/fideiussorio, maggior rapidità di svincolo e certificazione.

In uno scenario come quello attuale assume un’importanza fondamentale poter disporre di operatori qualificati, strutturati e preparati che sappiano compiere scelte illuminate fin dalla fase progettuale, che sappiano impostare e sviluppare gli iter amministrativi nelle logica di maggior sostenibilità complessiva, mirata alla salvaguardia dell’ambiente ed al conseguimento degli obiettivi imposti.

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