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Legambiente: dossier ecoreati

Legambiente pubblica il dossier sugli ecoreati con i dati dell'attività svolta da forze dell'ordine, magistratura e agenzie per la protezione dell'ambiente

A due anni circa dall’entrata in vigore della legge 68/2015, Legambiente rinnova il suo dossier sugli ecoreati confermando l’efficacia della legge che sta dando risultati importanti.

Il dossier è stato presentato a Roma, il 16 maggio, alla presenza del presidente e del direttore generale di Legambiente, Rossella Muroni e Stefano Ciafani, accompagnati da Pietro Grasso, presidente del Senato della Repubblica, Andrea Orlando, ministro della Giustizia, Raffaele Piccirillo, direttore generale della Giustizia Penale del ministero della Giustizia, Luca Ramacci, magistrato della Corte di Cassazione, Alessandro Bratti, presidente della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Donatella Ferranti, presidente della commissione giustizia della Camera, Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, Massimo Caleo, vicepresidente della Commissione ambiente del Senato, Luca Marchesi, presidente di Assoarpa e vicepresidente del consiglio del sistema nazionale Protezione Ambiente e molte altre personalità competenti in materia.

Il lavoro di Legambiente fa riferimento al 2016 riportando i dati dell’attività svolta da Arma dei Carabinieri, Capitanerie di porto ed ex Corpi forestali regionali, a cui si aggiungono quelli del Ministero della Giustizia e quelli delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’Ambiente, parte del Sistema Nazionale Protezione Ambientale (SNPA).

Esaminando i dati 2016 che riguardano l’attività svolta da Arma dei Carabinieri, Capitanieria di Porto e Corpo Forestale dello Stato, scaturisce il seguente quadro:

  • 574 ecoreati, più di uno e mezzo al giorno
  • 971 denunce di persone e 43 di aziende
  • 133 beni sequestrati per un valore di circa 15 milioni di euro
  • 18 ordinanze di custodia cautelare

Nello specifico gli ecoreati sono stati 574, 173, pari al 30%, hanno riguardato i nuovi delitti introdotti nel codice penale dalla legge 68. Si tratta di:

  • 143 casi di inquinamento ambientale
  • 13 casi di disastro ambientale
  • 6 casi di impedimento del controllo
  • 5 delitti colposi contro l’ambiente
  • 3 delitti di omessa bonifica
  • e 3 casi di aggravanti per morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale.

Il disastro ambientale (art 452 quater cp) è stato contestato 13 volte, per lo più in Puglia, 8 casi in totale, a cui si aggiungono quelli di Calabria, Liguria, Marche, Sardegna e Sicilia, un caso per ciascuna regione. Per quanto riguarda, invece, le prescrizioni, si sono registrati 401 casi (su un totale di 574, pari al 70%) di applicazione della procedura estintiva dei reati. L’Umbria è risultata la regione con il numero più alto di reati contravvenzionali contestati, 64, seguita dalla Campania, 60, e dalla Sardegna, 53. La regione con il maggiore numero di contestazioni di ecoreati è la Campania, 70, seguita dalla Sardegna, 67, e dall’Umbria, 66. La Sardegna risulta quella con il maggiore numero di denunciati, 126, seguita dalla Liguria, 99, e dalla Puglia, 87. L’Abruzzo si distingue per il più alto numero di aziende coinvolte, quindi si parla di persone giuridiche denunciate, 16, seguita dalla Sicilia, 14, e dalla Calabria, 8. La Puglia fa registrare il più alto numero di arresti e la Calabria ha il più alto numero di sequestri, 43, seguita da Abruzzo, Sicilia, Umbria, 17, e Lazio, 11.

La buona riuscita della legge in materia di ecoreati è confermata anche dai dati raccolti dal Ministero della Giustizia, Ufficio dati statistici e monitoraggio della Direzione Generale della giustizia penale.

I dati del 2016 si riferiscono a 87 procure (su un totale di 165, si tratta di circa il 53% degli uffici a livello nazionale) e fanno registrare 265 procedimenti iscritti in applicazione della legge 68 con 446 persone indagate e 13 imputate.

I numeri maggiori si riferiscono al delitto di inquinamento ambientale, pari a 158 casi con 237 indagati. Suddividendo il territorio nazionale in macro-aree (Nord, Centro, Sud ed Isole) possiamo vedere che:

  • il Sud detiene il primato di procedimenti iscritti per inquinamento ambientali, pari a 53, con 69 persone indagate,
  • il Centro fa registrare 43 procedimenti e 94 indagati,
  • il Nord si attesta a 41 procedimenti iscritti con 37 persone indagate,
    le Isole raggiungono i 21 procedimenti e 37 indagati.

Per quanto attiene, invece, ai delitti colposi contro l’ambiente, i procedimenti iscritti risultano 33 con 49 persone indagate, l’omessa bonifica fa registrare 30 procedimenti e 60 indagati, il disastro ambientale 15 procedimenti e 24 indagati, stesso numero di procedimenti per l’impedimento di controllo dove, però, gli indagati scendono a 22. Sono, invece, 9 i procedimenti iscritti per morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, 3 per traffico ed abbandono di materiale ad alta radioattività.

Dal 1 giugno 2015 al 31 dicembre 2016, nelle procure censite dal Ministero di Giustizia, i procedimenti iscritti sono stati complessivamente 467 con 651 persone indagate e 17 imputate. Nel dossier vengono illustrati anche i dati elaborati da AssoArpa, l’associazione che riunisce le Agenzie ambientali regionali e provinciali.

Le prescrizioni impartite dalle Agenzie sono aumentate nel 2016 (1296) rispetto all’anno precedente (580), lo stesso vale per le asseverazioni che da 185 nel 2015 sono divenute 935 nel 2016. Il gettito economico derivante da tale attività è passato da 491 mila euro a 2,2 milioni di euro, pagati dai trasgressori.

Per leggere il dossier clicca qui.

FONTEarpat.toscana.it
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