
Al via i lavori per l’adeguamento della disidratazione e la terza linea di essiccamento termico nel più grande impianto di depurazione italiano. Automazione, recupero del calore e sicurezza tra gli elementi qualificanti del progetto
È partito il nuovo intervento di ammodernamento dell’impianto di depurazione di Castiglione Torinese, gestito da SMAT – Società Metropolitana Acque Torino. Con un investimento complessivo di oltre 15,8 milioni di euro, il progetto interviene su una delle sezioni più importanti del ciclo di trattamento dei reflui: la gestione e la riduzione dei fanghi prodotti dalla depurazione.
L’opera riguarda in particolare l’adeguamento del reparto di disidratazione e la realizzazione di una terza linea di essiccamento termico dei fanghi, che andrà ad affiancare le due linee già presenti. L’obiettivo è aumentare la capacità di trattamento, rafforzare la continuità operativa e migliorare l’efficienza energetica e gestionale dell’impianto.
L’intervento assume particolare rilevanza per le dimensioni della struttura. Il depuratore di Castiglione Torinese tratta infatti le acque reflue provenienti da Torino e dai Comuni dell’area metropolitana e dispone di una potenzialità massima di 3,8 milioni di abitanti equivalenti. SMAT lo indica come il più grande impianto di depurazione in Italia e il quinto in Europa.
Terza linea per aumentare capacità e continuità
Il nuovo progetto nasce dall’esigenza di potenziare una sezione che negli anni è già stata oggetto di importanti interventi. La documentazione tecnica di Torricelli relativa alle linee esistenti indica che la prima fase dell’impianto di essiccamento risale al 2006, mentre nel 2011 è stato realizzato il raddoppio mediante un secondo essiccatore con caratteristiche analoghe.
Per ciascuna delle linee esistenti viene indicata una capacità di alimentazione di circa 5.000 kg/h di fango, con un contenuto di sostanza secca in ingresso del 26%. Il processo porta il materiale fino a circa il 90% di sostanza secca, con una capacità evaporativa di 3.556 kg di acqua/ora e una produzione annua indicata in circa 10.500 tonnellate di fango essiccato per linea.
Il nuovo intervento si inserisce quindi in un sistema di essiccamento già strutturato, con l’obiettivo di introdurre una capacità aggiuntiva e, contestualmente, di aggiornare le sezioni a monte e i sistemi ausiliari.
La gara, pubblicata da SMAT, aveva infatti come oggetto non soltanto la terza linea, ma un insieme più ampio di interventi per la riduzione del volume dei fanghi, l’adeguamento del reparto di disidratazione e la realizzazione della nuova sezione di essiccamento termico. Il valore inizialmente stimato dell’appalto era di 13,704 milioni di euro, IVA esclusa, comprensivi di lavori e progettazione esecutiva.

Un processo integrato dalla disidratazione all’essiccamento
Dal punto di vista tecnologico, il progetto interviene quindi lungo la filiera di trattamento dei fanghi. La disidratazione rappresenta la fase che precede l’essiccamento termico e consente di ridurre la quantità di acqua contenuta nel materiale prima dell’ingresso nel processo termico.
Nelle linee già realizzate a Castiglione il ciclo comprende filtrazione dei fanghi provenienti dalla stabilizzazione anaerobica, centrifugazione, essiccamento termico mediante essiccatori a pale e gestione del fango essiccato. La tecnologia adottata utilizza olio diatermico come fluido termovettore. Il sistema comprende inoltre la gestione delle condense e il recupero del calore.
La nuova opera dovrà inserirsi in questo sistema mantenendo la continuità di funzionamento dell’impianto nel suo complesso. È un aspetto particolarmente significativo in una struttura che deve garantire il trattamento dei reflui di un bacino di dimensioni metropolitane.
Recupero del calore e integrazione energetica
Uno degli elementi qualificanti del nuovo intervento è proprio l’attenzione all’efficienza energetica.
Secondo SMAT, la terza linea sarà dotata di sistemi avanzati di automazione, controllo e sicurezza e sarà integrata con un sistema di recupero del calore residuo prodotto dal processo di essiccamento. Il calore recuperato verrà riutilizzato per il riscaldamento dei digestori anaerobici, evitando di disperdere energia termica e valorizzando un flusso energetico già disponibile all’interno del depuratore.
Il progetto prevede inoltre nuovi sistemi di supervisione e controllo, impianti di sicurezza, reti antincendio e collegamenti con la rete di teleriscaldamento interna. La nuova linea viene quindi concepita non come un impianto isolato, ma come una sezione integrata nell’assetto energetico e tecnologico del depuratore.
Questa impostazione si inserisce in un percorso che SMAT aveva già avviato negli anni precedenti sul fronte della valorizzazione energetica dei fanghi. In un documento tecnico della società relativo alle implementazioni impiantistiche di Castiglione Torinese, l’incremento della capacità di essiccamento veniva indicato come uno dei percorsi per aumentare la resilienza della gestione dei fanghi e diversificarne le destinazioni, mentre veniva studiata anche l’integrazione con sistemi di ossidazione termica e recupero energetico.
Automazione e sicurezza per un impianto strategico
L’aggiornamento tecnologico non riguarda quindi esclusivamente la capacità di trattamento. Il progetto comprende anche una componente significativa di automazione e supervisione, con l’obiettivo di migliorare il controllo dei processi e l’affidabilità operativa.
A questi elementi si aggiungono le opere legate alla sicurezza e alla prevenzione degli incendi. L’integrazione di automazione, controllo, reti antincendio e sistemi di recupero termico permette di intervenire contemporaneamente su efficienza, sicurezza e continuità del servizio.
Per un impianto delle dimensioni di Castiglione Torinese, il potenziamento della sezione fanghi assume infatti una valenza che va oltre la singola apparecchiatura. La gestione dei fanghi è una delle componenti più complesse del processo depurativo e la possibilità di disporre di una capacità di essiccamento maggiore consente di aumentare i margini operativi dell’intero sistema.
Un appalto tra Piemonte ed Emilia-Romagna
I lavori sono stati affidati a un Raggruppamento Temporaneo di Imprese guidato da Torricelli Srl di Forlì, con Ruscalla Renato S.p.A. di Asti e Righi Solutions S.p.A. di Mercato Saraceno, in provincia di Forlì-Cesena. La progettazione esecutiva è stata sviluppata da un raggruppamento di progettisti coordinato dalla torinese AI Engineering Srl.
Per Torricelli si tratta di un intervento che si inserisce anche in una storia di collaborazione con SMAT sul trattamento dei fanghi di Castiglione Torinese. La società documenta infatti la realizzazione delle due linee di essiccamento esistenti, basate su essiccatori a pale con olio diatermico e dotate di sistemi per la gestione delle condense, il raffreddamento e lo stoccaggio del prodotto essiccato e il recupero del calore.
L’appalto mette così insieme competenze progettuali e impiantistiche piemontesi ed emiliano-romagnole, su un’infrastruttura nella quale la continuità di esercizio e l’integrazione con gli impianti esistenti costituiscono elementi centrali.
Verso una gestione più efficiente dei fanghi
Il nuovo investimento rappresenta dunque un ulteriore passaggio nel processo di ammodernamento del depuratore di Castiglione Torinese. L’obiettivo dichiarato da SMAT è combinare maggiore capacità di trattamento, efficienza energetica, automazione, sicurezza e continuità operativa.
La terza linea di essiccamento permetterà di rafforzare la capacità della sezione dedicata ai fanghi, mentre il recupero del calore consentirà di valorizzare l’energia termica residua all’interno dello stesso ciclo depurativo. L’intervento agisce quindi contemporaneamente sulla dimensione impiantistica e su quella energetica, secondo una logica di maggiore integrazione tra i diversi processi.
Il progetto conferma inoltre il ruolo di Castiglione Torinese come infrastruttura centrale per il servizio idrico dell’area metropolitana di Torino. Con una potenzialità massima di 3,8 milioni di abitanti equivalenti, il depuratore rappresenta infatti un nodo strategico non solo per il trattamento delle acque reflue, ma anche per la gestione dei residui prodotti dal processo.




































































