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Barricalla 2: la gestione sicura dei rifiuti speciali

Barricalla 2

È stato inaugurato il 5 giugno Barricalla 2, il nuovo impianto per la gestione dei rifiuti speciali, pericolosi e non, sito in località Ciabot Gay, a Collegno (Torino), a poca distanza dell’impianto madre che ha esaurito ormai le sue volumetrie.

La data scelta, Giornata Mondiale dell’Ambiente, non è casuale. In un’epoca in cui il racconto ambientale parla quasi soltanto di riciclo e riuso, il nuovo impianto di Collegno, esiste per fare il lavoro scomodo: mettere in sicurezza, in modo sicuro e definitivo, ciò che il sistema produttivo non riesce né a digerire né a recuperare. Amianto, residui di bonifiche, fanghi industriali. Materiali che non possono ricominciare e che, senza un presidio come questo, finirebbero altrove: spesso all’estero, talvolta nelle mani delle ecomafie.

L’apertura dell’impianto rappresenta la nuova fase per Barricalla S.p.A., società mista pubblico-privata che da oltre trent’anni costituisce un punto di riferimento nel settore, tanto da essere diventata un modello nella tutela ambientale. Negli anni il gruppo di lavoro dha acquisito una competenza estremamente specifica che permette di affrontare questa grande, nuova, sfida. Barricalla 2 infatti sarà uno dei più importanti impianti d’Italia, sia per tipologia di EER ammessi (301 di cui 27 contenenti amianto), sia per capacità complessiva, circa 1,22 milioni di metri cubi.

Barricalla 2
4 giugno 2026 primi camion in discarica

Il tassello mancante dell’economia circolare

“Senza questo tassello, l’economia circolare resta un’astrazione”, sintetizza il direttore Alessandro Battaglino. È il rovescio della medaglia di cui si parla poco: pensare che tutto possa essere riciclato è una semplificazione che non corrisponde alla realtà. Esistono rifiuti che richiedono impianti specializzati, standard di sicurezza elevati e una gestione permanente e controllata. Primo fra tutti l’amianto, che deve essere messo in sicurezza per non diventare un pericolo per la salute e per l’ambiente.

Sorto a ridosso della tangenziale di Torino, Barricalla 2 raccoglie l’eredità dell’impianto madre, che ha ormai esaurito le proprie volumetrie, e si propone come uno dei più importanti impianti d’Italia: una capacità complessiva di circa 1,22 milioni di metri cubi e 301 tipologie di rifiuti speciali ammesse (codici EER), pericolosi e non, 27 delle quali contenenti amianto. “Una discarica al servizio delle aziende, per contrastare illegalità ed ecomafie”, la definisce Battaglino.

Il dato che ne misura la rilevanza è la scarsità: in tutto il Paese si contano appena 12 impianti di questo tipo, e Barricalla è il principale per l’intero Nord Ovest, oltre che un modello tecnologico riconosciuto a livello europeo. Il contesto lo conferma. Secondo il Rapporto Ispra 2025, in Italia si producono 164,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali l’anno – 154,3 di non pericolosi e 10,2 di pericolosi – a fronte di una rete di smaltimento che si assottiglia: le discariche per rifiuti speciali operative sono 249, contro le 364 di dieci anni fa, e quelle dedicate ai pericolosi sono appena 11.

Barricalla 2
4 giugno 2026 primi camion in discarica

Milleseicentoottantasette giorni

Tanti ne sono trascorsi dalla presentazione del progetto, il 22 ottobre 2021, all’entrata in funzione dell’impianto, il 5 giugno 2026. In mezzo, un iter autorizzativo durato 599 giorni e concluso il 13 giugno 2023, e i cantieri aperti il 2 agosto 2024: 1.687 giorni che raccontano, meglio di qualsiasi commento, i tempi della burocrazia italiana nella realizzazione di infrastrutture ambientali strategiche. Nel frattempo i rifiuti speciali del Nord Ovest hanno continuato a prendere la strada dell’estero, con un rincaro stimato attorno al 20% per le imprese piemontesi.

Seicento anni

È il tempo che impiegherebbe una goccia d’acqua ad attraversare la discarica e raggiungere la falda, a 11 metri di profondità. Il numero riassume la filosofia costruttiva dell’impianto. Dopo lo scavo, il fondo è stato protetto da 6 metri di argilla a bassa permeabilità (k<10⁻⁹ m/s); sopra l’argilla è stato posato un telo in HDPE, un polietilene ad alta densità saldato a caldo (k<10⁻¹² m/s), seguito da uno strato di tessuto non tessuto bianco e da 50 centimetri di ghiaia drenante. Le sponde laterali sono rivestite con 1,5 metri di argilla cementata. Un sistema di pompaggio drena quotidianamente il percolato prodotto da piogge e umidità naturale, mentre una rete di sensori garantisce il monitoraggio integrato di suolo, acqua e aria, affiancato dai controlli affidati a soggetti esterni.

Barricalla 2

Il paradosso chimico

C’è un’apparente contraddizione al cuore del processo: rifiuti pericolosi che producono percolato non pericoloso. I materiali in ingresso classificati come pericolosi vengono infatti stabilizzati chimicamente e inertizzati prima del conferimento, attraverso una coltivazione a strati preceduta da rigidi controlli di laboratorio su ogni partita. Il risultato è che il liquido raccolto all’interno delle vasche si configura, a sua volta, come un rifiuto non pericoloso.

Nessun nuovo consumo di suolo

L’area di Barricalla 2, una ex cava, era già compromessa da precedenti attività estrattive: una scelta che risponde a una precisa logica di recupero del territorio, senza intaccare suolo vergine. Il ciclo, del resto, si chiude su sé stesso. Quando la vasca sarà esaurita verrà sigillata con strati di argilla e teli in HDPE, poi ricoperta di terreno agrario e vegetazione autoctona. La collina artificiale che ne risulterà diventerà, a tutti gli effetti, un parco – come già accaduto con i lotti esauriti di Barricalla 1, oggi trasformati in un parco fotovoltaico.

4 giugno 2026 primi camion in discarica

Le api sentinella

Dal 2000 Barricalla è stata tra i primi impianti in Italia ad avviare un progetto di biomonitoraggio con le api. Il miele prodotto nelle arnie collocate nell’impianto viene analizzato e confrontato con quello di aree rurali non contaminate: in ventisei anni non ha mai evidenziato livelli anomali di contaminanti. Un indicatore biologico semplice quanto eloquente, che accompagna i biomonitoraggi e la verifica dei materiali in ingresso.

Raccontare i rifiuti

La gestione dei rifiuti speciali resta un tema lontano dal dibattito pubblico, proprio perché raramente tocca i cittadini in prima persona. Per colmare questa distanza Barricalla ha affiancato all’attività industriale un percorso di comunicazione e analisi dell’impatto economico, sociale e ambientale del settore, che comprende anche due cortometraggi animati: L’ultima ape, che ha ricevuto una menzione al Festival del Cinema d’Impresa 2025, e All you can waste, presentato in prima assoluta il 3 giugno 2026 all’interno di Cinemambiente.

Dietro l’impianto c’è Barricalla S.p.A., nata nell’ottobre 1984 con capitale misto: il 30% pubblico, detenuto da Finpiemonte Partecipazioni, e il 70% privato, suddiviso in egual misura tra Greenthesis e Iren Ambiente. Un assetto che il presidente Mauro Anetrini rivendica come punto di forza: “L’impianto che inauguriamo costituisce un punto di arrivo, ma soprattutto un nuovo inizio”, un modello in cui pubblico e privato lavorano insieme su un tema, quello dell’ecologia, che riguarda ciascuno di noi.

Barricalla 2

I numeri di barricalla 2

  • Capacità complessiva: circa 1,22 milioni di metri cubi, articolata in 4 lotti sviluppati progressivamente
  • Tipologie di rifiuti speciali ammesse (codici EER): 301, pericolosi e non, di cui 27 contenenti amianto
  • Impianti analoghi in Italia: 12 (Barricalla è il principale del Nord Ovest)
  • Iter: presentazione progetto 22 ottobre 2021, autorizzazione 13 giugno 2023 (599 giorni), inizio lavori 2 agosto 2024, entrata in funzione 5 giugno 2026 — 1.687 giorni complessivi
  • Impermeabilizzazione: 6 m di argilla sul fondo, telo HDPE termosaldato, TNT, 50 cm di ghiaia drenante; sponde con 1,5 m di argilla cementata
  • Falda a 11 m di profondità: 600 anni il tempo di attraversamento stimato di una goccia
  • Biomonitoraggio con le api dal 2000
  • Assetto societario: 30% Finpiemonte Partecipazioni, 70% Greenthesis e Iren Ambiente