
La nuova sede di Kobelco Construction Machinery Europe nei Paesi Bassi non è uno stabilimento, ma il cuore strategico del post-vendita, dei ricambi e della formazione del costruttore giapponese. Recover l’ha visitata durante i press days di metà giugno: magazzino europeo, Tech Center, filosofia “Beyond the Standard”, gamma da demolizione e forestale, la menzione al SaMoTer e un fronte inedito che porta gli escavatori specializzati dentro la ricostruzione dell’Ucraina.
È un “pezzo di Giappone” nel cuore geografico dell’Europa, su un terreno strappato al mare. Kobelco Construction Machinery Europe BV (KCME) ha aperto le porte della propria nuova sede di Lelystad, nei Paesi Bassi, ospitando la stampa tecnica internazionale nelle giornate del 16 e 17 giugno 2026. La struttura, operativa dal 2025 e inaugurata ufficialmente a inizio 2026, è stata il palcoscenico scelto dal marchio per illustrare una strategia industriale che ha un nome preciso: “Beyond the Standard”, oltre lo standard.
Ad accogliere i giornalisti è stata Xenia Kolijn, Direttrice Generale Marketing e Comunicazione del marchio, che ha introdotto le diverse sessioni. Collegato in diretta dal Giappone, impossibilitato a intervenire di persona, l’Amministratore Delegato di KCME Takemichi Hirakawa ha delineato le tematiche al centro dell’incontro. A guidare le sessioni tecniche e commerciali, Marco Ferroni, Direttore Commerciale per Italia, Iberia, Slovenia e Israele, Lara Riggio, Responsabile Vendite e Marketing per l’Italia, e Olivier Rasmont, Direttore Generale Marketing e Ingegneria di Prodotto. A illustrare il nuovo Tech Center è stato Talal Qudsi, Direttore della Business Unit Post-Vendita di recente costituzione.
Una nuova casa nei Paesi Bassi: magazzino europeo e Tech Center
La sede di Lelystad si estende su una superficie complessiva di 30.000 m² di proprietà Kobelco e ruota attorno a un edificio di 17.500 m² che riunisce uffici, sale riunioni, magazzino ricambi, centro tecnologico, officina, mensa e showroom. La realizzazione ha richiesto soluzioni ingegneristiche non banali: l’area sorge su terreno bonificato e sottratto al mare (reclaimed land), un suolo instabile che ha imposto la palificazione profonda per sostenere il peso di macchine e mezzi pesanti.
Centrale, per un costruttore che si rivolge al mondo dell’ambiente e del riciclo, è la scelta energetica: la struttura è resa quasi del tutto autonoma grazie a un impianto fotovoltaico abbinato a grandi sistemi di accumulo a batteria, che coprono i consumi quotidiani. Il nuovo Magazzino Ricambi Europeo, di 12.000 m², ha triplicato la capacità rispetto alla precedente sede di Almere: il layout a “U”, ottimizzato per la distribuzione, consente oggi un tasso di evasione degli ordini intorno al 95%, con una quota minima di componenti da far arrivare direttamente dal Giappone.

Accanto al magazzino, l’European Tech Center è il fulcro della formazione: una vera accademia in cui i meccanici dei concessionari seguono sessioni pratiche e teoriche, imparando a diagnosticare guasti e a eseguire manutenzioni avanzate su macchine attrezzate per simulare le anomalie. All’esterno, un’area demo di 3.500 m² – la stessa superficie dello stand Kobelco a Bauma – riproduce le condizioni reali di cantiere, con una “piscina di sabbia” che permette scavi fino a 5 metri di profondità per le prove di dealer e clienti.
La logica di fondo, ribadita durante la visita, è che Lelystad non è un sito produttivo ma una leva strategica: il punto in cui il “supporto totale” al cliente – ricambi, assistenza, formazione – si avvicina fisicamente alla rete europea. Una risposta a un mercato in cui l’utilizzatore non si limita più a ordinare la macchina, ma vuole conoscere tempi e garanzie del servizio post-vendita prima ancora dell’acquisto.

“Beyond the Standard”: la filosofia della specializzazione
A differenza di molti costruttori, Kobelco ha scelto consapevolmente di non essere un full liner. Niente escavatori gommati, pale gommate o dumper: tutte le risorse ingegneristiche sono concentrate su escavatori cingolati e gru cingolate. È questa focalizzazione a permettere all’azienda di spingere l’ingegneria “oltre lo standard”, industrializzando in serie soluzioni per settori di nicchia che normalmente richiederebbero costose modifiche post-vendita.
“Non costruiamo solo macchine, ma soluzioni che vanno oltre le attrezzature standard – ha sintetizzato Marco Ferroni – Che si tratti di un progetto di demolizione ad alta portata o di un’operazione forestale in zone remote, il nostro obiettivo è fornire un vantaggio competitivo che vada davvero oltre lo standard”.
La specializzazione poggia su un controllo totale della filiera: il 100% delle macchine vendute in Europa è progettato, ingegnerizzato e prodotto in Giappone, e arriva completo al porto di Amsterdam. La produzione è distribuita tra gli stabilimenti di Okubo (gru e grandi macchine da demolizione), Itsukaichi (escavatori oltre le 8,5 tonnellate), Ogaki (escavatori fino a 7,5 tonnellate) e Numata (componentistica). L’appartenenza al gruppo Kobe Steel garantisce inoltre acciai altoresistenziali, decisivi per la robustezza di bracci e telai.
La filosofia si declina in quattro ambiti applicativi che intercettano direttamente i temi dell’ambiente e dell’economia circolare. Nella silvicoltura, macchine per la movimentazione del legname e lo sgombero dei terreni ottimizzate per terreni accidentati. Nella demolizione e decostruzione, soluzioni ad alta portata e alto impatto con strutture rinforzate per gli ambienti urbani e industriali. Nello smantellamento e riciclaggio, accessori e carri progettati per favorire l’economia circolare, trasformando rifiuti complessi in risorse ad alto valore. E nel sollevamento, una gamma di gru cingolate per infrastrutture su larga scala e montaggi industriali.


Storia e mercati: mezzo secolo di demolizione, l’Europa del Sud in primo piano
La specializzazione, hanno tenuto a precisare i manager, non è una nicchia scoperta di recente ma un tratto presente nel DNA dell’azienda fin dalle origini. La storia di Kobelco nella demolizione comincia nel 1977, con il primo escavatore dotato di cesoia idraulica. Da allora il marchio ha collezionato primati – tra cui il record mondiale del 2006 con l’SK3500D, capace di raggiungere i 65 metri di altezza – ed esprime oggi in Giappone una quota di mercato del 40-45% nel comparto.
In Europa, la crescita è stata significativa dal 2013: il parco circolante stimato supera le 48.000 macchine, servite da una rete capillare di concessionari. È in questo contesto che si inserisce la nascita della Business Unit Post-Vendita, guidata da Talal Qudsi, che unifica ricambi e assistenza in un’unica struttura per un approccio più integrato e centrato sul concessionario.
Sul fronte commerciale, l’Europa meridionale è una regione strategica. In Italia, dove Kobelco opera in modo diretto dal 2015, sono stati venduti oltre 1.400 escavatori pesanti e circa 3.000 mini-escavatori attraverso 9 concessionari ufficiali e 17 partner. Per il 2026 il mercato è atteso in contrazione tra il 25% e il 30%, complice l’incertezza su iperammortamento e incentivi fiscali; ciononostante l’azienda punta a superare i volumi del 2025 facendo leva sui prodotti specializzati.
Spagna e Portogallo, viceversa, mostrano una crescita sostenuta, trainata dalla logistica – data center e hub e-commerce – e dalla transizione energetica, con gli investimenti del PNRR su alta velocità e porti. A supporto della rete, la piattaforma digitale Kobelco Cast mette a disposizione dei venditori schede tecniche, video comparativi e materiali formativi in tempo reale.
I nuovi modelli di punta e la menzione tecnica al SaMoTer
Il cuore della gamma resta la demolizione. Il modello di punta è l’SK1300DLC-11, macchina da 140 tonnellate dotata del sistema NEXT che, grazie a perni idraulici, consente montaggio e smontaggio rapido del braccio in cantiere: può lavorare fino a 40 metri di altezza con il braccio a quattro pezzi o essere configurata per le fondazioni profonde. Il nuovo motore Isuzu 6WG1 ha inoltre raddoppiato l’intervallo di manutenzione del DPF, portandolo a 8.000 ore.
La novità più recente è l’SK650DLC-11, macchina da demolizione ad altissimo sbraccio spinta da un motore Isuzu 6WG1 Stage V e disponibile in configurazione ultra-lunga (fino a 28,2 m di altezza) o con braccio separato per gli scavi a livello fondazione. Introduce la nuova cabina SkyView, inclinabile fino a 30 gradi e priva della traversa diagonale sul parabrezza superiore, per una visibilità verso l’alto finora inedita nel segmento. Completa il quadro la linea Straight Boom (braccio rettilineo), pensata per la demolizione urbana di edifici di media altezza, con un’altezza di scavo superiore del 25% rispetto ai modelli standard.
“Il nostro team di ingegneri ha sviluppato l’SK650DLC-11 per soddisfare le esigenze in evoluzione degli appaltatori di demolizione, che richiedono maggiore versatilità, un raggio d’azione più ampio e una sicurezza senza compromessi” ha spiegato Olivier Rasmont.

Sul versante ambientale e del riciclo, la gamma dedicata allo smantellamento comprende modelli come l’SK140SRD e l’SK21D, concepiti per il recupero di materia. Per la silvicoltura il riferimento è l’SK165SRLC-7, che sostituisce l’SK140SRL-7 con una forza di trazione nettamente superiore (194 kN contro 153 kN), un telaio rinforzato, lame da 500 a 800 mm e il pacchetto “Special Guard”, a cui si aggiunge la tecnologia proprietaria iNDr di riduzione di rumore e polveri. Sul fronte digitale, infine, il sistema telematico KOMEXS – con comunicazione anche satellitare – è stato esteso da maggio 2026 ai mini-escavatori, dai modelli SK26SR-7 fino all’SK58SRX-7E, mentre nel sollevamento la gamma di gru cingolate CKE-G Stage V introduce la funzione G-Mode, che riduce i consumi fino al 10%.
Proprio l’SK165SRLC-7 è stato il protagonista del riconoscimento ottenuto al SaMoTer di Verona: la commissione del SaMoTer Innovation Award gli ha assegnato una menzione tecnica nella categoria Escavatori idraulici, motivandola con “la produzione e la standardizzazione in serie di escavatori dedicati ad applicazioni altamente settoriali”. Un premio che, nelle parole di Takemichi Hirakawa, “conferma la validità di un approccio che combina una profonda competenza applicativa con la capacità di produzione in serie, garantendo che soluzioni altamente personalizzate siano anche affidabili, efficienti e ampiamente accessibili”.

Dalla demolizione alla ricostruzione: K-DIVE entra nei cantieri dell’Ucraina
C’è un fronte che lega la specializzazione di Kobelco ai temi più sensibili della gestione dei rifiuti e della bonifica, ed è destinato a far parlare di sé. Pochi giorni prima dei press days di Lelystad, il 12 giugno 2026, la capogruppo Kobelco Construction Machinery (KCM) ha firmato — insieme alla controllata KCME — un protocollo d’intesa (MoU) con il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) per verificare l’efficacia della soluzione di comando a distanza K-DIVE® nei siti di rimozione delle macerie in Ucraina. I test sul campo partiranno nell’ottobre 2026.
Il sistema K-DIVE permette di pilotare l’escavatore da una postazione remota dotata di più schermi collegati alle telecamere di macchina e cantiere; il sedile vibra e si inclina riproducendo i movimenti reali del mezzo, mentre la connessione viaggia su internet veloce, 5G o collegamento satellitare per azzerare la latenza. Già impiegata in Giappone, la tecnologia risponde a un’esigenza concreta della ricostruzione: tutelare gli operatori dall’amianto contenuto nelle macerie e dagli ordigni inesplosi, in un contesto segnato dalla carenza di manodopera.
L’iniziativa si innesta nella piattaforma JUPITeR, lanciata nel 2025 dal Ministero giapponese del Territorio, delle Infrastrutture, dei Trasporti e del Turismo, e nel più ampio portafoglio dell’UNDP per il recupero del Paese. Il nesso con l’economia circolare è diretto: secondo uno studio di fattibilità UNDP pubblicato il 9 giugno 2026, i soli edifici residenziali danneggiati avevano generato circa 17,2 milioni di tonnellate di detriti nelle aree controllate dal governo ucraino a settembre 2025, di cui fino a 8,2 milioni di tonnellate potenzialmente recuperabili come materie prime seconde. La rimozione sicura delle macerie diventa così il primo passo non solo della ricostruzione, ma di una filiera del riciclo degli inerti da costruzione.
È un tassello che riposiziona la “specializzazione” di Kobelco: dalla macchina da demolizione progettata per un compito preciso al sistema in grado di operare dove l’uomo non può, mettendo l’ingegneria al servizio della sicurezza e del recupero di materia.
































