Home Bonifiche Ex Cotonificio Fossati: conclusa la bonifica del sito orfano di Sondrio

Ex Cotonificio Fossati: conclusa la bonifica del sito orfano di Sondrio

Certificata la conclusione degli interventi sull’ex area industriale di circa 42 mila m². Il progetto, finanziato dal PNRR, ha affrontato una contaminazione storica dei suoli da metalli, idrocarburi e IPA attraverso un intervento di messa in sicurezza permanente e la rimozione dei rifiuti. Ora il passaggio alla rigenerazione urbana.

È arrivata a fine giugno 2026 la certificazione di avvenuta bonifica dell’ex Cotonificio Fossati di Sondrio, uno dei siti orfani individuati in Lombardia nell’ambito della Missione 2, Componente 4, Investimento 3.4 del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’intervento ha interessato un’area di circa 42 mila m² in via Fossati, dismessa dal 2011 e oggi di proprietà della società Fossati Uno S.r.l.

Il progetto rappresenta un caso significativo di intervento pubblico su una contaminazione storica, nel quale la responsabilità dell’inquinamento è stata ricondotta alle precedenti attività industriali mentre l’attuale proprietà non è stata individuata come responsabile. Per consentire il rispetto delle tempistiche del PNRR, il Comune di Sondrio è quindi intervenuto in sostituzione, con finanziamento pubblico, mentre Regione Lombardia ha assunto il ruolo di soggetto attuatore affidando ad ARIA S.p.A. le attività di centrale di committenza, stazione appaltante e direzione lavori.

Una contaminazione legata alla storia industriale del sito

L’ex Fossati ha ospitato per decenni attività di filatura e lavorazione tessile. La documentazione della Provincia ricostruisce una presenza industriale sul sito già dall’inizio del Novecento e individua nella cessazione dell’attività produttiva, avvenuta nel 2010, il momento a partire dal quale non si sarebbe più prodotta nuova contaminazione.

Il procedimento ambientale prende avvio dalle verifiche effettuate dopo un incendio che nel 2014 interessò lo stabilimento. Nel 2015 venne approvato il piano di caratterizzazione e furono eseguiti sondaggi e campionamenti dei terreni, oltre al campionamento delle acque sotterranee. Le analisi evidenziarono superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione nei terreni per nichel, rame, arsenico, idrocarburi e idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Le acque sotterranee, invece, non mostrarono superamenti dei limiti di legge nelle verifiche condotte allora.

La distribuzione dei contaminanti risultava coerente con la precedente articolazione produttiva del complesso: l’arsenico rappresentava la principale criticità nella zona in cui veniva lavorato il cotone grezzo, mentre nelle aree della tintoria erano stati rilevati soprattutto idrocarburi e IPA. La porzione occidentale del sito risultava quella maggiormente interessata dalla presenza di arsenico.

Dalla caratterizzazione all’analisi di rischio

Un primo progetto operativo di bonifica era stato approvato già nel novembre 2015, ma gli interventi non erano stati avviati. L’area è stata successivamente inserita tra le priorità del Programma regionale di bonifica e quindi nell’elenco dei siti orfani finanziati attraverso il PNRR.

Il passaggio progettuale decisivo è arrivato con l’Analisi di rischio sito-specifica e il progetto di messa in sicurezza permanente, predisposti da WSP Italia per ARIA e datati agosto 2024. La documentazione è stata sottoposta alla Conferenza dei servizi e approvata dal Comune di Sondrio con determinazione n. 418 del 20 novembre 2024.

L’approccio adottato ha considerato uno scenario di utilizzo futuro dell’area coerente con la variante generale al PGT comunale, che ammette una pluralità di funzioni. Nell’analisi sono stati quindi valutati i possibili percorsi di esposizione connessi soprattutto al contatto dermico e all’ingestione di suolo superficiale contaminato.

La soluzione individuata per la principale criticità non è stata la completa asportazione del terreno contaminato, ma la messa in sicurezza permanente, finalizzata a interrompere i percorsi di esposizione. In particolare, il progetto prevedeva il completamento della pavimentazione nelle zone mancanti e il ripristino delle superfici ammalorate, creando una barriera fisica tra il suolo e i potenziali recettori.

Rifiuti e presenza di amianto

Alle attività previste dal progetto si è aggiunta la gestione di materiali qualificati come rifiuti emersi durante le indagini integrative del 2024. Tra questi è stato individuato materiale utilizzato per il riempimento di una vasca interrata collegata al sistema di pesa dei camion, nel quale è stata riscontrata la presenza di amianto in forma di crisotilo, con concentrazioni superiori all’1 per mille.

Il progetto ha quindi previsto la rimozione di tale materiale e il successivo riempimento della vasca con materiale di provenienza certificata. L’intervento sui rifiuti ha costituito una componente complementare della messa in sicurezza complessiva del sito.

Un intervento da oltre 5 milioni di euro

L’ex Cotonificio Fossati costituisce il sito n. 24 della Lombardia nell’ambito del programma nazionale per i siti orfani. La scheda ufficiale del PNRR indica una superficie di intervento di 42.000 m² e un finanziamento PNRR di 5.053.728,12 euro; il progetto è identificato dal CUP G71J21000300006.

La documentazione nazionale indica come oggetto dell’intervento la progettazione esecutiva e la realizzazione della bonifica dei suoli. Il monitoraggio regionale aggiornato nel luglio 2026 riporta il progetto come concluso, confermando quindi l’avvenuto completamento dell’intervento.

Il quadro finanziario dell’operazione va letto nel contesto più ampio della misura PNRR destinata ai siti orfani in Lombardia. La Regione ha programmato interventi su 16 siti, con un finanziamento PNRR complessivo di oltre 51,7 milioni di euro; l’obiettivo è il recupero di aree industriali abbandonate e potenzialmente contaminate, restituendole a nuovi utilizzi.

Una lunga procedura per individuare le responsabilità

La vicenda dell’ex Fossati presenta anche un articolato percorso amministrativo legato all’individuazione del responsabile della contaminazione. Con la determinazione n. 1510 del 17 novembre 2025, la Provincia di Sondrio ha concluso il procedimento previsto dall’articolo 244 del D.Lgs. 152/2006.

La Provincia ha attribuito la responsabilità della contaminazione, secondo il criterio del “più probabile che non” e sulla base della durata della presenza industriale, principalmente al gruppo riconducibile al Cotonificio Fossati/I Cotoni Sondrio, per una quota del 92,29%, mentre sono state attribuite quote del 4,33% a Olcese S.p.A. e del 3,39% a NewCoCot S.r.l.

L’atto evidenzia tuttavia che i soggetti individuati non erano nelle condizioni di eseguire materialmente l’intervento e che, per rispettare le scadenze del finanziamento PNRR, non sarebbe stato possibile attendere l’esito di un’eventuale ordinanza di diffida. Il Comune di Sondrio è quindi entrato in sostituzione della proprietà e dei soggetti responsabili, mentre Regione Lombardia ha assunto il ruolo di soggetto attuatore.

Dalla bonifica alla rigenerazione

Con la certificazione di avvenuta bonifica si chiude dunque la fase ambientale più urgente, ma non quella relativa al futuro dell’area. L’ex Fossati è infatti individuato dal PGT di Sondrio come ambito di trasformazione e rigenerazione: la variante generale approvata nel 2023 ha modificato l’impostazione urbanistica dell’area, oggi denominata AT 1 Fossati, aprendo alla possibilità di una trasformazione del grande comparto dismesso.

La proprietà Fossati Uno ha già trasmesso al Comune uno studio di fattibilità urbanistica, redatto dallo studio dell’architetto Giovan Battista Bonomi, con l’obiettivo di definire la possibile destinazione futura del compendio. La stessa documentazione provinciale sottolinea che la riqualificazione urbanistica dell’area era strettamente legata al completamento della bonifica.

La conclusione dell’intervento ambientale rappresenta quindi un passaggio sostanziale: da area industriale dismessa e interessata da una contaminazione storica, l’ex Fossati può ora entrare nella fase successiva, quella della rigenerazione urbana. Il recupero delle superfici e la definizione delle nuove destinazioni d’uso dovranno confrontarsi con i vincoli e gli obiettivi già individuati dal PGT, oltre che con gli esiti della messa in sicurezza.