
Via libera del Consiglio comunale alla demolizione selettiva delle porzioni non tutelate dello storico compendio del Demanio. Un intervento propedeutico a bonifiche e ricostruzioni, primo tassello di una trasformazione da 200 milioni di euro.
Il Consiglio comunale di Torino ha approvato la delibera che autorizza la demolizione controllata di una parte dell’ex Manifattura Tabacchi, il grande compendio dismesso di corso Regio Parco di proprietà dell’Agenzia del Demanio. Nessun abbattimento generalizzato: cadranno soltanto le porzioni non tutelate dalla Soprintendenza, per liberare l’area destinata a bonifiche, ricuciture e nuove costruzioni. È il primo passo fisico di una trasformazione da 200 milioni di euro che negli anni cambierà volto al quadrante, trasformandolo in un polo archivistico, culturale e universitario.
Cadono le aggiunte, resta il nucleo storico
Gli abbattimenti interesseranno gli edifici cresciuti attorno al nucleo originario di fine Settecento: volumi aggiunti nel tempo, senza pregio architettonico e in gran parte degradati. L’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni li ha descritti in aula come costruzioni “prive di valore architettonico e in buona misura degradate”. Gli immobili tutelati dalla Soprintendenza non saranno toccati e resteranno integralmente conservati. Secondo gli elaborati del masterplan l’intervento cancella circa 25.000 metri quadrati di superfici e ne aggiunge alcune migliaia di nuova costruzione, portando la superficie lorda di pavimento dagli attuali 66.000 ai 41.000 metri quadrati di progetto, con quattro nuovi fabbricati. Le demolizioni servono a fare spazio ai due edifici destinati agli archivi dei Ministeri della Giustizia e della Cultura, alla galleria coperta centrale e ai nuovi spazi universitari: non una pulizia dell’area, ma la riscrittura della sua planimetria.
Dal protocollo del 2022 al progetto vincitore
La partita si è aperta nel maggio 2022, con il protocollo d’intesa tra Agenzia del Demanio, Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Città di Torino, Politecnico e Università di Torino. Nel novembre 2023 il Demanio ha bandito il concorso internazionale di progettazione in due fasi: 41 gruppi alla prima, cinque finalisti alla seconda. Il 10 ottobre 2024 è arrivata la proclamazione del vincitore, con i primi 15 milioni di euro già stanziati per bonifiche e demolizioni. Prima il masterplan e il progetto, poi la progettazione di dettaglio, quindi gli interventi preliminari: la delibera comunale del giugno 2026 sblocca proprio quest’ultimo anello, quello demolitorio.
Una demolizione chirurgica
L’abbattimento provisto è di tipo selettivo e progressivo, condotto per porzioni di fabbricato. Il nodo non è l’altezza o la complessità statica, ma la convivenza tra demolizioni, bonifiche e tutela storico-architettonica. Significa smontaggi preliminari, rimozione dei componenti non strutturali, demolizione meccanica per campi di lavoro e gestione separata dei materiali da avviare a recupero, con attenzione costante alla stabilità delle parti che restano in piedi. È la demolizione chirurgica dei compendi vincolati, dove ogni rimozione deve salvaguardare il costruito di pregio.
I 15 milioni di euro stanziati dal Demanio compongono il cosiddetto lotto zero di bonifica e demolizione, sui 200 milioni complessivi stimati per l’intera trasformazione. Lo stesso quadro fissava il progetto di fattibilità tecnico-economica entro 90 giorni dall’affidamento e il primo livello di progettazione del Lotto 1, quello archivistico, entro il primo trimestre 2025. Un cronoprogramma a fasi sovrapposte, in cui progettazione esecutiva, bonifiche e demolizioni preparano il terreno ai lavori successivi. L’esecuzione delle opere di riqualificazione sarà invece messa a gara a livello europeo, come confermato dal Comune.
Il progetto: 4,5 ettari restituiti alla città
Il concorso è stato vinto dal raggruppamento guidato da Eutropia Architettura con Pininfarina Architecture e Weber Architects, affiancati da un gruppo interdisciplinare che comprende i paesaggisti di Paisà Landscape. L’idea guida è la continuità tra memoria industriale e nuova architettura, con l’area che si apre verso il verde e il Po.
Il Demanio quantifica il risultato in 4,5 ettari restituiti alla città, 6.200 metri quadrati di superficie pubblica in più (il 60% di spazi aperti in più rispetto a oggi), 200 nuovi alberi, 2.000 metri quadrati dedicati alla cultura, 41.000 metri quadrati di edifici rigenerati e 280 chilometri di archivi, con un taglio del 50% ai consumi idrici interni e del 90% ai consumi energetici degli edifici esistenti.
Dentro il complesso troveranno posto aule di consultazione, un centro studi, gli archivi dei due ministeri, residenze universitarie, servizi, spazi per l’alta formazione e una galleria coperta per le attività sociali e culturali.


































