
Secondo il Global Footprint Network, il 30 luglio 2026 l’umanità ha già consumato tutte le risorse naturali che il pianeta è in grado di rigenerare in dodici mesi. Dal 31 luglio si vive «a credito»: il fabbisogno globale equivale a 1,73 Terre, il livello di sovrasfruttamento più alto mai registrato.
Oggi, 30 luglio 2026, cade l’Earth Overshoot Day, la data in cui la domanda di risorse ed ecosistemi da parte dell’umanità supera ciò che la Terra è in grado di rigenerare nell’arco di un anno. Il calcolo è del Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale che ha elaborato l’indicatore dell’impronta ecologica, e viene diffuso ogni 5 giugno — Giornata mondiale dell’ambiente — sulla base dei National Footprint and Biocapacity Accounts, oggi curati dalla York University sotto la governance di FoDaFo. Dal 31 luglio, di fatto, l’umanità inizia a vivere in «debito ecologico», attingendo al capitale naturale anziché ai suoi interessi.
Secondo il Global Footprint Network il consumo attuale procede a un ritmo pari al 73% più veloce di quanto gli ecosistemi riescano a rigenerare: un fabbisogno equivalente a 1,73 pianeti Terra, il livello di sovrasfruttamento più elevato mai registrato nella storia. Un depauperamento che si traduce in deforestazione, erosione dei suoli, perdita di biodiversità e accumulo di CO₂ in atmosfera, con effetti a catena su eventi meteorologici estremi e produzione alimentare.
La data di quest’anno cade sei giorni più tardi rispetto al 2025, ma — precisa la stessa organizzazione — non si tratta di un miglioramento reale. Lo slittamento dipende da revisioni dei dati scientifici, in particolare da una revisione al rialzo della capacità degli oceani di assorbire anidride carbonica, e da alcuni aggiustamenti metodologici. La pressione complessiva sugli ecosistemi resta invariata.
L’Italia in debito dal 3 maggio
Se l’intera popolazione mondiale consumasse come quella italiana, le risorse dell’anno sarebbero già esaurite il 3 maggio: è l’Overshoot Day nazionale calcolato per l’Italia, che anticipa di tre giorni quello del 2025. A livello globale, ricorda il WWF Italia, il divario tra prelievo e rigenerazione si protrae da oltre cinquant’anni e ha generato un deficit ecologico accumulato pari a 20,6 anni della capacità rigenerativa del pianeta.
Efficienza, rinnovabili ed economia circolare
La data non è però ineluttabile. Secondo il Global Footprint Network l’adozione rapida e su scala globale delle tecnologie già disponibili — efficienza energetica, fonti rinnovabili, uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili, edifici e sistemi produttivi più efficienti, mobilità sostenibile ed economia circolare — potrebbe posticipare l’Earth Overshoot Day di 29 giorni. Un terreno che chiama in causa direttamente le filiere del recupero di materia e della gestione delle risorse.
Una parte decisiva della sfida, per il WWF Italia, si gioca nei contesti urbani: pur occupando circa il 3% della superficie terrestre, le città concentrano quasi il 75% dei consumi energetici e il 70% delle emissioni di gas serra, ma generano anche oltre l’80% del PIL mondiale. «È proprio nelle città che si gioca una parte decisiva della transizione ecologica», afferma Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia: investire in economia circolare, edifici efficienti, mobilità sostenibile e natura urbana significa ridurre l’impronta ecologica e spostare in avanti la data del sovrasfruttamento.































