
A San Defendente di Cervasca, il 2 e 3 luglio, Merlo ha aggiornato in blocco l’offerta: nuova gamma ROTO con diagrammi di carico rivisti fino al 100%, restyling dei Turbofarmer TF, gamma TreEmme 2026 e la piattaforma telematica MerloMobility. Un pacchetto che tocca da vicino chi lavora negli impianti di trattamento rifiuti, nei cantieri di demolizione e sui siti da bonificare.
Due giorni di sessioni tecniche, prove in campo e visita allo stabilimento. Il Press Day organizzato da Merlo il 2 e 3 luglio nella sede di San Defendente di Cervasca, in provincia di Cuneo, ha avuto un baricentro preciso: il rinnovo pressoché simultaneo di tutte le famiglie di prodotto del gruppo, dai sollevatori telescopici rotativi ai telescopici fissi, fino alle macchine specialistiche della divisione TreEmme e agli strumenti digitali di gestione della flotta.
Il filo conduttore, dichiarato dal dipartimento prodotto in apertura, è la risposta a tre pressioni che il costruttore individua nel mercato delle macchine operatrici: la compressione dei margini, la carenza cronica di manodopera specializzata e una normativa che spinge su ecologia e sicurezza. Da qui i tre criteri di sviluppo enunciati: macchine che lavorino sempre, che costino meno di quanto producono e che siano utilizzabili da qualsiasi operatore. Tradotto in ingegneria: più portata a parità di ingombro, meno comandi da imparare, più elettronica che sorveglia la stabilità.


Un solo stabilimento, 337mila metri quadrati
Prima dei prodotti, i numeri dell’azienda. Fondata nel 1964 e oggi guidata dalla terza generazione della famiglia, Merlo produce in un unico sito, quello cuneese, esteso su 337.000 metri quadrati, dove lavorano oltre 1.500 delle 1.700 persone complessivamente impiegate dal gruppo. Il costruttore dichiara che il 92% dei componenti viene ideato e realizzato internamente e che nel 2025 sono state prodotte 7.000 macchine, esportate per il 79%.
Sul fronte commerciale l’azienda indica una crescita del fatturato del 29% fra il 2021 e il 2025, una quota di mercato del 12,7% in Europa e dell’8,6% a livello mondiale, con posizioni di leadership in Italia, Canada, Svezia e Finlandia. Otto le filiali estere: Francia, Regno Unito, Spagna, Germania, Polonia, Australia, Stati Uniti e Irlanda. Circa 150 persone lavorano in ricerca e sviluppo, su macchine, software, componenti, materiali, idraulica ed elettrificazione.
“Merlo non è solo il nostro marchio, ma il nome della famiglia che da oltre sessant’anni guida l’azienda — ha sottolineato Paolo Merlo, presidente e amministratore delegato — questa identità ci permette di guardare al futuro con una visione di lungo periodo, investendo in persone, prodotto e produzione per continuare a innovare e generare valore”.
Sul capitolo industriale, il gruppo ha confermato un piano di ampliamento dello stabilimento che comprende nuove linee di assemblaggio, aree di collaudo, logistica interna e robot di trasporto a guida autonoma (AGV) impiegati anche nei collegamenti sotterranei fra le aree produttive. Il CFRM, Centro di formazione e ricerca Merlo attivo dal 2005, sarà oggetto dei prossimi investimenti per diventare una struttura più ampia che prenderà il nome di MerloAcademy: non sono stati resi noti tempi né importi.

ROTO, il salto è nel diagramma di carico
La novità più corposa riguarda i telescopici rotativi. La gamma ROTO viene rinnovata su tutte le fasce, dai modelli da 16 metri a quelli da 35, con interventi su telaio, braccio, idraulica ed elettronica. Cambia anche la nomenclatura, e non è un dettaglio: il primo numero della sigla indica la portata, e quasi ovunque cresce.
Nella fascia bassa i ROTO40.16 e 40.18 lasciano il posto ai ROTO50.16 e 50.18, che passano da 4.000 a 4.950 kg di portata a parità di altezza. Nella fascia media i vecchi ROTO50.21 e 50.26 diventano ROTO60.22 e 60.27, con portata da 4.950 a 6.000 kg e altezze che salgono rispettivamente a 22 e 26,6 metri. Sopra, i ROTO50.30 e 70.24 diventano ROTO60.30 e ROTO75.25: il modello di punta della fascia arriva a 7.500 kg. Nei modelli più alti, ROTO60.35 e ROTO75.28, la portata sale a 6.000 e 7.500 kg.
Merlo dichiara incrementi delle prestazioni che, in alcune aree del diagramma di carico, raggiungono il 100%. Il dato va letto per quello che è: non un raddoppio della portata nominale, ma il guadagno registrato in punti specifici della curva. Sui diagrammi presentati, il ROTO60.27 su stabilizzatori guadagna il 100% al massimo sbraccio in altezza, il 33% nella zona di sbraccio orizzontale e il 21% in prossimità della macchina, con alcune aree invariate rispetto al ROTO50.26. Sul ROTO50.18 gli incrementi indicati vanno dal 24% al 75% a seconda della zona; sul ROTO60.35 si arriva al 75% nel punto più alto.


Telai più lunghi, impronta più ampia
L’aumento delle prestazioni passa da telai più lunghi e da una stabilizzazione più larga. Le variazioni dichiarate vanno da +50 mm di lunghezza e +200 mm di larghezza stabilizzata sulla fascia 16-18, fino a +350 e +250 mm sulla fascia 30-25. La massa cresce di conseguenza, ma il costruttore rivendica il confronto con la concorrenza: nella fascia 22-27 indica 17.900 kg contro i 18.000 e 19.100 kg di due competitor non nominati, a parità di portata.
Per chi opera su fondi cedevoli — discariche, aree di stoccaggio, siti in bonifica, piazzali di cantiere non consolidati — il dato più utile è un altro: i modelli da 22 a 35 metri montano di serie piastre per la riduzione della pressione al suolo. Con le piastre in acciaio da 550 mm di diametro la pressione dichiarata scende a 7 kg/cm² sui modelli 60.22 e 60.27 e a 9 kg/cm² sui 60.30 e 75.25; con le piastre in polimero da 600 mm di lato si arriva rispettivamente a 5 e 6 kg/cm². I modelli 60.35 e 75.28 dichiarano 8 kg/cm² con piastra in acciaio da 600 mm e 7 kg/cm² con quella in polimero.
Rivisti anche i punti di ancoraggio e sollevamento, ora fissati esternamente al telaio sul fronte e sul retro e irrobustiti, con l’obiettivo di rendere più rapido il fissaggio in fase di trasporto. Confermate le motorizzazioni FPT (F34, F36 e N45) da 75 a 175 cavalli, con la novità del giunto viscostatico disponibile in opzione per la gestione del raffreddamento.
ASCS, l’attrezzatura la definisce l’operatore
Il sistema di controllo della stabilità ASCS continua a lavorare su tre parametri: carico movimentato, letto da una cella di carico; posizione del carico, calcolata da sensori su sfilo, angolo di sollevamento e rotazione della zattera; attrezzo in uso, riconosciuto automaticamente. La novità sta proprio sull’ultimo punto.
L’operatore può ora configurare e memorizzare anche attrezzature che il sistema non riconosce in automatico, inserendo peso, portata e bilanciamento e confermando i dati al momento del montaggio. Si possono salvare fino a nove attrezzature personalizzate. La soluzione, che Merlo indica come brevettata, è stata premiata con il Samoter Innovation Award 2026. Va però letta la nota che la accompagna: le combinazioni così configurate non sono certificate dal costruttore, e la responsabilità della corretta parametrizzazione resta a chi la inserisce. Per un parco macchine che monta pinze, benne mordenti, polipi o attrezzature di terzi — condizione ordinaria nella gestione rifiuti e nelle demolizioni — è una funzione utile quanto delicata.
Insieme all’ASCS arrivano tre funzioni operative. I movimenti cartesiani mantengono una traiettoria del braccio perfettamente verticale o orizzontale, sfilando e sollevando in contemporanea. Il set-point memorizza una coordinata sul diagramma di carico e riporta l’attrezzatura in posizione con un pulsante sul joystick. Il simulatore del diagramma di carico permette di verificare in anticipo come cambia l’area di lavoro modificando i parametri di operatività: durante la simulazione i movimenti del braccio restano bloccati.
Semovenza e ControlMax
Fra le opzioni compare ControlMax, che consente di azionare gli stabilizzatori e di condurre la macchina sia da radiocomando sia dalla piattaforma di lavoro. La velocità massima è di 5 km/h, limitata a 2 km/h con la piattaforma SPACE11. In modalità piattaforma la guida è ammessa fino a 2,5 metri di altezza, con sbraccio massimo di 1 metro e rotazione torretta entro ±5°; da radiocomando le condizioni prevedono un angolo di sollevamento fino a 30°, estensione del braccio fino a 5 metri e la stessa tolleranza di rotazione. È inoltre possibile condurre la macchina con gli stabilizzatori estesi.
Sul fronte visibilità, la retrocamera diventa di serie e utilizza lo schermo dell’ASCS, con attivazione manuale o automatica in retromarcia; la telecamera frontale resta opzionale. Sui nuovi ROTO è inoltre prevista una telecamera con riconoscimento pedoni, funzione che nei cantieri di demolizione e negli impianti, dove il traffico pedonale attorno alla macchina è costante, pesa più di molte altre voci.
Il radiocomando come interfaccia unica
Il nuovo radiocomando è la novità che il costruttore ha portato più avanti sul piano dell’interfaccia. Frequenza 2,4 GHz, protezione IP65, portata operativa dichiarata di 100 metri, display a colori, dieci ore di autonomia con due batterie in dotazione e ricarica USB-C, impugnature senza spigoli e mini-joystick con comandi dinamici che Merlo indica come brevettati.
Il punto è però la riduzione della complessità. Il confronto mostrato in sala mette a fianco un’unità concorrente con tre leve, dodici selettori, sei tasti e tre modalità gestite e la nuova unità Merlo con due leve, quattro selettori, cinque tasti e cinque modalità: gestione braccio con movimenti cartesiani, braccio con movimenti convenzionali, guida, livellamento e stabilizzatori. Il display cambia colore e contenuti in funzione della modalità e della condizione operativa, mostrando solo i comandi pertinenti; al raggiungimento del limite di stabilità evidenzia la condizione di rischio e lascia visibili i soli movimenti consentiti. In modalità remota è possibile selezionare la prospettiva di comando, indicata sull’unità da un pittogramma.
Su una popolazione di operatori sempre più mobile fra imprese e macchine diverse, è la voce che incide di più sui tempi di formazione e, indirettamente, sugli errori di manovra.

TF, restyling su telaio, cabina e idraulica
Il secondo blocco di novità riguarda i telescopici fissi Turbofarmer, la famiglia che il costruttore definisce il proprio cuore commerciale. Il restyling annunciato nel comunicato riguarda la gamma indicata come TF38-42 e tocca telaio, cabina, impianto idraulico, sistema elettrico, gestione degli attrezzi e funzioni di sicurezza; la documentazione tecnica presentata in sala fa riferimento alla gamma TF 42.7-38.10, disponibile in sedici allestimenti.
Il passo macchina è stato aumentato per migliorare stabilità e compatibilità con le attrezzature. I nuovi parafanghi in acciaio bloccano le proiezioni di fango e detriti e aggiungono resistenza strutturale; il sottoscocca è blindato, i fianchi sono protetti da un cinturone d’acciaio e i serbatoi da protezioni in lamiera. La motorizzazione dichiarata è Stage V da 136 CV, disposta lateralmente e longitudinalmente, con cofano ad apertura totale e accesso diretto a filtri e gruppo pompe; la vasca motore presenta aperture supplementari per la manutenzione straordinaria.
L’impianto idraulico è flow-sharing, con distributore MH01 di produzione interna montato posteriormente e paratia su cerniere per agevolare pulizia e manutenzione ordinaria. In opzione arriva un sistema di ingrassaggio remotato che raggruppa tutti i punti in due sole aree: nelle applicazioni su rifiuti, dove la manutenzione quotidiana si fa in ambienti sporchi e abrasivi, è una semplificazione concreta.

SafeView, SafeStep e pesata da 10 kg
In cabina la griglia di protezione superiore è stata ridisegnata: il costruttore dichiara un incremento dell’85% delle aperture per la visibilità rispetto alla soluzione precedente, mantenendo la protezione di livello FOPS II. I modelli con sospensione idropneumatica della cabina, siglati CS, offrono un’escursione massima di 110 mm; quelli a cabina fissa adottano una nuova generazione di antivibranti. L’accessibilità è affidata alla soluzione SafeStep, con il primo gradino spostato di 50 mm verso l’esterno e il pavimento cabina sagomato, misura pensata su una frequenza di salita e discesa stimata in 30-50 volte al giorno.
Sul fronte funzionale, i nuovi Turbofarmer introducono la zona franca in modalità SafePlus: quando il sistema riconosce una pala, abilita automaticamente tutti i movimenti non aggravanti — sollevamento, rientro, movimenti ausiliari — evitando i blocchi che rallentano le operazioni di scavo e ripresa materiale. La configurazione manuale delle attrezzature non riconosciute è disponibile anche qui, con un flag specifico per le pale che abilita la zona franca.
La pesatura, infine, scende a una discretizzazione di 10 kg, con memorizzazione manuale o automatica al superamento di un’inclinazione preimpostata del braccio. La tolleranza media sui valori rilevati in automatico è dichiarata pari a ±5%, perché i valori variano con le condizioni dinamiche della macchina: un’indicazione da tenere presente prima di usare il dato per finalità amministrative o di contabilizzazione dei flussi.
TreEmme 2026 e MM170RM
La divisione TreEmme, attiva dal 2001 all’interno del gruppo, presenta la gamma 2026 composta dai trattori forestali porta-attrezzi MM250X e MM350X e dal trattore multifunzione MM170RM per la manutenzione stradale. I primi due sono destinati ad applicazioni forestali e ad attrezzature ad alta richiesta idraulica, con struttura in acciaio ad alta resistenza, fondo blindato, trasmissione idrostatica e motori Deutz Stage V ed EPA Tier IV.
L’MM170RM è il modello su cui si è concentrata la presentazione. Il telaio in acciaio ad alta resistenza consente di incernierare lateralmente bracci decespugliatori fino a 10 metri e di abbinare fino a tre attrezzature in contemporanea: posteriore, laterale e frontale. Le dimensioni massime dichiarate sono 6 metri di lunghezza compreso lo sbalzo della testa trinciante, larghezza variabile da 2.400 a 2.550 mm e altezza al livello cabina di 3.100 mm, quota che consente il trasporto su rimorchio ribassato nel rispetto del codice della strada. Il peso in allestimento full optional è di 12.750 kg.
La cabina ospita un sedile passeggero opzionale e permette la rotazione di 20° del sedile di guida per seguire la testa trinciante quando il braccio lavora perpendicolare alla macchina; una finestra trasparente sul tetto migliora la visibilità nelle operazioni di sfalcio sopra testa. La gestione del braccio decespugliatore è affidata a un manipolatore capacitivo sul bracciolo destro, con velocità regolabili e memorizzabili fino a sei utenti. A richiesta sono disponibili sollevatore anteriore di categoria 2 da 2.500 kg con PTO meccanica antioraria a 1.000 giri, sollevatore posteriore agricolo di categoria 2 con PTO oraria e frenatura idraulica rimorchio. I bracci, da 8,5 e 10 metri, possono montare il sistema di movimentazione testa 3D e la testa trinciante Noremat Unibroyeur II con flagelli a Y, larghezza di lavoro 1,25 metri e altezza di taglio regolabile su tre posizioni; a richiesta è previsto un rotore con martelli mobili di attitudine più forestale. Sul mercato italiano la macchina potrà essere immatricolata a scelta come trattrice agricola o come macchina operatrice.

MerloMobility, dalla telemetria all’analisi predittiva
L’ultimo blocco è digitale. MerloMobility è la piattaforma telematica sviluppata con Movimatica e installata di serie, che il costruttore contrappone alle soluzioni aftermarket generaliste: monitoraggio delle performance, diagnostica avanzata da remoto, alert di manutenzione, funzioni di protezione dell’asset e API per l’integrazione con altri sistemi gestionali.
I benefici quantificati in sala — downtime ridotto del 20%, utilizzo macchina in crescita del 15-25%, costi operativi in calo del 10-15% e visibilità sulla flotta raddoppiata — sono dati dichiarati dal costruttore, non verificati da terze parti, e vanno considerati come ordini di grandezza attesi più che come risultati misurati. L’indicazione di prospettiva è il passaggio dalla telemetria alla predictive analytics.
Per un’impresa di demolizione o un gestore di impianto, l’elemento di interesse non è tanto il tracciamento quanto l’integrazione fra dati macchina e rete di assistenza, e la disponibilità di API: la telematica diventa utile quando i dati escono dal portale del costruttore ed entrano nei sistemi di programmazione dei lavori e di manutenzione.

Che cosa cambia in cantiere
Messe in fila, le novità raccontano una direzione coerente. Sui rotativi si guadagna portata senza rinunciare a ingombri contenuti, con un’attenzione esplicita alla pressione al suolo che parla a chi lavora su fondi non consolidati. Sull’elettronica si sposta il baricentro dalla protezione passiva alla parametrizzazione: l’operatore può configurare l’attrezzatura, simulare la manovra, memorizzare una posizione. Sull’interfaccia si riduce il numero di comandi, che è il modo più diretto per abbassare la soglia di ingresso in un mercato del lavoro dove trovare operatori formati è il vincolo principale.
































