Home Demolizioni Neutralizzati 5 chili di esplosivo nella bonifica ex Caffaro

Neutralizzati 5 chili di esplosivo nella bonifica ex Caffaro

brillamento in cava

Il rischio di una esplosione potenzialmente catastrofica è stata sventata venerdì scorso a Brescia grazie alla competenza e al tempestivo intervento del CoGePir (Consorzio Gestione Pirotecnici). Circa 5 kg di acido picrico sono stati rinvenuti durante le operazioni per la messa in sicurezza e la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia-Caffaro.

Il materiale, ritrovato in un laboratorio abbandonato da anni, situato in via Francesco Nullo 8, si presentava in stato di massima pericolosità: secco, disidratato e cristallizzato. In queste condizioni, l’acido picrico diventa un esplosivo primario estremamente instabile, con un potenziale distruttivo paragonabile a diversi chilogrammi di tritolo e un’onda d’urto stimata di 7.3 km/s, superiore persino a quella dello stesso tritolo. Una minima vibrazione o variazione di temperatura avrebbe potuto innescare una detonazione devastante nel cuore del centro abitato.

acido picrico ritrovato

L’allarme è stato lanciato da Piervittorio Trebucchi, Direttore Generale del CoGePir, che, analizzando le immagini trasmessegli, ha compreso l’imminente pericolo. “Dalle foto inviatemi dall’ACR Reggiani, azienda che si sta occupando della bonifica, cui va riconosciuto il merito di aver immediatamente compreso la pericolosità della situazione e del prodotto rinvenuto, ho capito subito che eravamo di fronte a una bomba a orologeria. Ho chiesto di bloccare immediatamente il cantiere, allontanare il personale e allertare immediatamente Artificieri e Vigili del Fuoco. Con il caldo di questi giorni, il rischio di un’esplosione spontanea era altissimo”.

L’intervento

Le Forze dell’Ordine e i Vigili del Fuoco, intervenuti sul posto, hanno informato la Prefettura di Brescia, che ha valutato l’evacuazione di un’area di 1,5 km, scongiurata solo grazie alla rapida gestione della minaccia. È emersa, tuttavia, una criticità procedurale: non trattandosi di un ordigno esplosivo improvvisato (IED), in quanto mancante di dispositivo di innesco, la rimozione non rientrava nei protocolli standard degli Artificieri. Per colmare questo vuoto operativo, il CoGePir ha immediatamente messo a disposizione della Prefettura il proprio braccio operativo, la società Torpex S.p.A., con i suoi massimi esperti di fama internazionale che hanno neutralizzato sul posto e poi rimosso l’esplosivo, successivamente trasportato dalla Cigala Trasporti, storica azienda specializzata nel trasporto esplosivi da quasi un secolo, anch’essa parte della filiera CoGePir, in una cava, appositamente evacuata, per il brillamento.

Le fasi di intertizzazione dell’acido picrico

“Ieri potenzialmente si sono salvate delle vite – continua Trebucchi – Questo caso dimostra l’importanza cruciale di un Sistema di Gestione come il CoGePir: subito disponibile nei confronti del soggetto pubblico o privato che si trova ad affrontare un pericolo che non sa come gestire, con alte competenze, capace di agire da anello di congiunzione tra Istituzioni, normative ambientali e normative di pubblica sicurezza. Un plauso va al MASE ed alle Istituzioni che hanno riconosciuto il nostro ruolo strategico. Ed un plauso va anche alle aziende coinvolte nella bonifica, perché identificare immediatamente e correttamente il rischio coinvolgendo subito e senza esitazioni i soggetti competenti, specializzati nella gestione dello stesso, è stato fondamentale per evitare conseguenze drammatiche”.

Un pericolo sottovalutato

L’episodio di Brescia è un esempio emblematico di sinergia vincente, ma è anche il sintomo di un problema nazionale: la gestione dei materiali esplodenti diversi dagli esplosivi civili e militari, è spesso sottovalutata. Lo stesso acido picrico viene reperito abbandonato in centri di ricerca, università, ospedali e persino scuole (a Genova, a maggio, è stata evacuata una scuola per il ritrovamento di una piccola quantità dello stesso nel laboratorio scientifico).

La cronaca dell’ultima settimana è una scia di sangue, con morti e feriti gravi a Casalbordino (Chieti), dove negli ultimi cinque anni tre sinistri nello stesso stabilimento hanno causato sette vittime e in provincia di Rieti, dove l’esplosione di una fabbrica pirotecnica ha causato due vittime.

In quella stessa fabbrica, solo tre anni prima, ci furono altre tre morti. L’azienda, significativamente, risultava del tutto sconosciuta al CoGePir. Questo particolare dovrà essere oggetto di approfondimento di indagini: la partecipazione al sistema nazionale di gestione è un obbligo che discende da norma primaria, come recentemente chiarito dal Ministero dell’Ambiente, e se non si adempie allo stesso obbligo, non si può legittimamente operare sul mercato nazionale. Pertanto verrebbe da chiedersi come quella fabbrica potesse essere stata autorizzata dalla competente Prefettura, in assenza di tale prerequisito obbligatorio, e di conseguenza come quell’azienda gestisse gli scarti di produzione, che seppur si qualificano come rifiuti, mantengono integra la loro pericolosità intrinseca data dalla capacità esplodente.

L’appello del CoGePir alle Istituzioni

“Ogni esplosione in una fabbrica non a norma è una sconfitta per lo Stato e una tragedia annunciata,” afferma Piervittorio Trebucchi. “Agire sull’emergenza non basta. È ora di passare alla prevenzione sistematica”.

Il CoGePir è il sistema di gestione nazionale, riconosciuto dal MASE (DM 02/02/2026 n. 32), la cui adesione è obbligatoria per legge per produttori e importatori di articoli pirotecnici. Il Consorzio opera sotto la vigilanza dei Ministeri dell’Ambiente e dell’Interno per garantire la tracciabilità e lo smaltimento sicuro dei rifiuti esplodenti, rispondendo sia al Testo Unico Ambientale (TUA) sia a quello di Pubblica Sicurezza (TULPS).

“Chiediamo un’intensificazione drastica e sistematica dei controlli da parte delle Forze dell’Ordine e delle Prefetture,” conclude Trebucchi. “Verificare l’iscrizione al CoGePir, ed i conseguenti adempimenti sul portale dello stesso circa l’effettivo immesso sul mercato, è il primo passo per distinguere un’azienda legale da una ‘bomba’ sociale e ambientale. Se un produttore opera fuori dal nostro sistema, pur consapevole che l’iscrizione è obbligatoria, probabilmente ha buoni motivi per scegliere di rimanere “invisibile”, ed i suoi prodotti e rifiuti diventano fantasmi pericolosissimi di cui si perdono le tracce fino alla prossima esplosione. Le prefetture devono avere piena consapevolezza che non possono rilasciare licenze di fabbricazione ad aziende che non partecipano ad un sistema di gestione riconosciuto per i propri rifiuti esplodenti”.

Nel 2025 il CoGePir ha raccolto e gestito in sicurezza oltre 51.000 kg di rifiuti pirotecnici e nei primi sei mesi del 2026 ha già trattato oltre 40.000 kg. Questo dimostra l’efficacia del sistema, ma rappresenta solo la punta dell’iceberg. Il “sommerso” è una minaccia che può essere sconfitta solo con il pugno duro dello Stato per smettere, finalmente, di contare i morti.

Acido picrico

Le linee guida per la raccolta e lo smaltimento in sicurezza

L’acido picrico (nome IUPAC: 2,4,6-trinitrofenolo) è stato storicamente utilizzato in laboratori di istologia, nell’industria dei coloranti e persino come antisettico. Tuttavia, la sua pericolosità intrinseca ne ha progressivamente limitato l’uso. Il rischio maggiore si manifesta quando la soluzione acquosa in cui viene normalmente conservato evapora, lasciando cristalli di acido picrico anidro. In questo stato, diventa estremamente sensibile a urti, frizioni e calore, potendo detonare con una potenza superiore del 10% a quella del TNT.

Un ulteriore pericolo deriva dalla sua capacità di formare picrati metallici, composti ancora più instabili e sensibili, a contatto con superfici metalliche (contenitori, coperchi, spatole). Per questo motivo, vecchi flaconi di acido picrico, specialmente se dotati di tappo metallico o se presentano evidenti cristallizzazioni, sono da considerarsi bombe a orologeria. Il simbolo di pericolo GHS01 (bomba che esplode) ne indica chiaramente la natura esplosiva. Data l’elevata pericolosità, si diffondono le seguenti procedure inderogabili per la gestione di tale sostanza.

PROCEDURA DI RACCOLTA, STOCCAGGIO E SMALTIMENTO

La gestione dell’acido picrico deve seguire un protocollo rigoroso per garantire la sicurezza di operatori e cittadini.

  1. Identificazione e Messa in Sicurezza (cosa fare in caso di ritrovamento)
  • NON TOCCARE, NON MUOVERE, NON APRIRE: La regola fondamentale in caso di ritrovamento di un contenitore sospetto (vecchio, con etichetta “Acido Picrico”, con presenza di cristalli gialli o con tappo bloccato) è non tentare alcuna operazione. Qualsiasi vibrazione o tentativo di apertura potrebbe innescare un’esplosione.
  • ISOLARE L’AREA: Evacuare immediatamente il personale dall’area circostante e interdire l’accesso al locale.
  • ALLERTARE LE AUTORITÀ: Contattare immediatamente:
    – il Nucleo Artificieri Antisabotaggio dei Carabinieri o della Polizia di Stato;
    – i Vigili del Fuoco (numero di emergenza 115): Saranno loro a valutare la situazione e a eseguire le operazioni di messa in sicurezza o di brillamento in loco, se necessario. Nessun’altra figura è autorizzata a intervenire.
  1. Stoccaggio Sicuro (per chi lo utilizza ancora in laboratorio)
  • L’acido picrico deve essere sempre conservato in soluzione, con un contenuto d’acqua superiore al 30%.
  • Utilizzare contenitori di vetro o plastica con tappi non metallici.
  • Verificare periodicamente il livello dell’acqua per evitare l’essiccamento, rabboccando se necessario.
  • Conservare in un luogo fresco, lontano da fonti di calore, luce solare diretta e materiali incompatibili (metalli, basi, agenti ossidanti).
  • Etichettare chiaramente il contenitore con la data di acquisto e le date dei controlli.
  1. Smaltimento come Rifiuto Pericoloso
  • Lo smaltimento dell’acido picrico è un’operazione riservata esclusivamente a ditte specializzate e autorizzate alla gestione di rifiuti pericolosi esplosivi (Codice Europeo dei Rifiuti – CER appropriato).
  • Non tentare mai di smaltire l’acido picrico versandolo negli scarichi o gettandolo nei rifiuti comuni.
  • Le aziende incaricate provvederanno al ritiro del rifiuto, preventivamente stabilizzato, e al suo successivo trasporto presso impianti di trattamento autorizzati.

Con questo comunicato il CoGePir vuole sensibilizzare laboratori di analisi, istituti di ricerca, scuole, ospedali e aziende che potrebbero inconsapevolmente custodire tale sostanza, affinché verifichino i propri magazzini e, in caso di dubbio, seguano scrupolosamente la procedura di allerta, senza intraprendere iniziative autonome che potrebbero mettere a repentaglio la propria e l’altrui incolumità.