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Caorso, decommissioning in fase operativa: reattore e nuovi depositi

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Procede con un’accelerazione significativa il percorso di dismissione dell’ex centrale nucleare di Caorso (Piacenza). Le attività si concentrano oggi su due direttrici operative: lo smantellamento dei sistemi all’interno dell’edificio reattore e l’adeguamento dei depositi temporanei destinati a gestire in sicurezza i materiali derivanti dal decommissioning. Un processo tecnico complesso, scandito da tappe già definite fino al 2028 e inserito in un quadro più ampio che lega sicurezza nucleare, gestione dei rifiuti e ricadute territoriali.

Il punto sull’avanzamento è stato fatto nel corso del Tavolo per la trasparenza convocato dalla Regione Emilia-Romagna, alla presenza dell’assessora all’Ambiente Irene Priolo, della sindaca di Caorso Roberta Battaglia e dei vertici operativi di Sogin, insieme ai rappresentanti degli enti locali, di Isin, del Ministero della Salute, di Arpae e delle parti sociali.

“I lavori stanno andando avanti e il percorso di dismissione procede nel rispetto delle condizioni di sicurezza, come abbiamo potuto verificare anche nel Tavolo per la trasparenza, che rappresenta uno strumento fondamentale di informazione e confronto con il territorio – sottolinea Priolo – Parliamo di un processo lungo e complesso, che richiede competenze elevate e un controllo costante, ma che segna anche un passaggio importante: il decommissioning non è solo smantellamento dell’impianto, è anche l’occasione per restituire valore a questo territorio”.

Tavolo trasparenza Caorso

Smantellamento e depositi: lo stato dei cantieri

Entrano nel vivo le attività avviate nel novembre 2024, con un avanzamento progressivo sia sul fronte dello smantellamento sia su quello delle infrastrutture di supporto. Nell’ultimo anno è stato completato il bypass del sistema acqua-servizi, mentre proseguono le operazioni nelle diverse quote dell’edificio reattore, tra le più delicate dell’intero processo.

Parallelamente, il cantiere è fortemente impegnato sul deposito temporaneo Ersma, nodo strategico per la gestione dei rifiuti radioattivi prodotti dalla dismissione. Qui sono stati rimossi impianti non più necessari e strutture in copertura, eliminati i sistemi di drenaggio incorporati nel pavimento e installata una copertura provvisoria per consentire la rimozione in sicurezza dei materiali contaminati ancora presenti.

È stata inoltre completata la demolizione della sala controllo esterna adiacente al deposito, che – una volta ristrutturato – sarà destinato allo stoccaggio dei rifiuti più sensibili provenienti dal reattore. La conclusione dei lavori è prevista entro la fine del 2027, con messa in esercizio nel primo semestre del 2028.

Proseguono anche gli interventi sull’Ersba1, attualmente in fase di ricostruzione dopo la demolizione della struttura esistente: è in corso l’installazione della carpenteria metallica a sostegno della copertura. A questo si affianca il ruolo dell’Ersba2, già operativo. L’integrazione tra questi tre depositi ha consentito di evitare la realizzazione di nuove strutture temporanee all’interno del sito.

Nel frattempo continuano anche le attività nell’edificio turbina, dove è prevista la realizzazione della stazione di trattamento rifiuti.

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Un processo lungo: dalle prime attività agli sviluppi recenti

Il decommissioning della centrale di Caorso è iniziato da tempo e ha già attraversato diverse fasi tecniche rilevanti. L’allontanamento dei 1032 elementi di combustibile irraggiato, stoccati nella piscina dell’edificio reattore, è partito nel 2007. Il processo di riprocessamento consente di separare le materie ancora valorizzabili dai rifiuti finali, che rientreranno in Italia in forma condizionata e in volumi ridotti, destinati al futuro deposito nazionale.

Tra le principali attività completate negli anni si segnalano:

  • la decontaminazione del circuito primario (2004);
  • lo smantellamento del turboalternatore (2006);
  • la demolizione delle torri di raffreddamento RHR (2008);
  • la rimozione dei materiali coibenti, inclusi quelli contenenti amianto.

Più recentemente, si è concluso il trasferimento in Slovacchia di 5.900 fusti di resine e fanghi radioattivi, con una riduzione attesa del volume pari al 90% al rientro dei materiali.

Deposito nazionale e quadro italiano

La gestione definitiva dei rifiuti radioattivi resta legata alla realizzazione del Deposito nazionale, che secondo le previsioni dovrebbe entrare in esercizio entro il 2039, una volta completati gli iter autorizzativi e individuato il sito.

Un elemento già definito riguarda la localizzazione: l’Emilia-Romagna è esclusa, in quanto nessuna delle aree individuate dalla Carta nazionale dei siti potenzialmente idonei ricade nella regione.

Nel frattempo, lo stoccaggio continua a essere gestito nei depositi presenti nel sito di Caorso, in condizioni di sicurezza e sotto il controllo delle autorità competenti.

Formazione, occupazione e filiera industriale

Accanto agli aspetti tecnici, il decommissioning attiva anche una filiera industriale e professionale. Nel 2025 la Radwaste Management School del gruppo Sogin ha coinvolto oltre 900 persone in attività di formazione e aggiornamento specialistico.

Sul fronte occupazionale, il personale è in crescita: a inizio anno sono state effettuate otto assunzioni, con l’obiettivo di arrivare a 12 entro fine 2026, portando l’organico da 70 a 82 unità, tutte con profili qualificati.

Secondo Sogin, il programma ha registrato una forte accelerazione, con appalti previsti per circa 600 milioni di euro entro fine anno, anche se permangono criticità legate alla complessità normativa e autorizzativa.

Compensazioni e sviluppo territoriale

Il decommissioning si traduce anche in un intervento diretto sul territorio. L’accordo siglato tra Regione Emilia-Romagna e Sogin mette a disposizione circa 4 milioni di euro derivanti dagli oneri compensativi – pari al 2% dei costi sostenuti finora – a cui si aggiungono ulteriori 2 milioni stanziati dalla Regione.

Le risorse saranno destinate agli 11 Comuni della Media Valle del Po per progetti legati al Contratto di Fiume, con interventi su sicurezza idraulica, tutela della biodiversità e valorizzazione turistica.

“È un processo lungo e complesso – ribadisce Priolo – ma segna anche un passaggio importante per restituire valore a questo territorio”.

Trasparenza e apertura al pubblico

Il percorso è accompagnato da strumenti di informazione e coinvolgimento pubblico. Il Tavolo per la trasparenza si conferma il principale momento di confronto con il territorio, mentre cresce l’interesse per iniziative di apertura come Open Gate 2026: per le visite alla centrale di Caorso del 16 e 17 maggio si registra già il tutto esaurito.

Un segnale che conferma come il decommissioning, oltre alla dimensione tecnica e industriale, stia assumendo anche un valore pubblico, legato alla percezione della sicurezza, alla conoscenza dei processi e al futuro delle aree coinvolte.