
Per anni sono stati considerati semplicemente uno scarto da smaltire. Oggi i rifiuti provenienti dallo spazzamento stradale diventano una risorsa capace di generare nuove materie prime seconde. Il 10 giugno, con l’inaugurazione del nuovo impianto di Druento, il Piemonte si dota della prima infrastruttura regionale dedicata al trattamento e al recupero delle terre da spazzamento, un tassello strategico per la chiusura del ciclo dei rifiuti e per il raggiungimento degli obiettivi di economia circolare.
Realizzato all’interno del polo impiantistico di Cidiu Servizi, alle porte di Torino, il nuovo impianto rappresenta un investimento di circa 6 milioni di euro, finanziato quasi interamente attraverso le risorse del PNRR. La struttura è di proprietà del Consorzio Ambiente Dora Sangone (CADOS) ed è gestita da Cidiu Servizi. Con una capacità autorizzata di 30.000 tonnellate all’anno e una potenzialità operativa di circa 11 tonnellate all’ora, si configura come un’infrastruttura unica nel panorama piemontese.

Un rifiuto complesso da gestire
I residui derivanti dalla pulizia meccanizzata delle strade costituiscono una tipologia di rifiuto particolarmente eterogenea. La loro composizione varia infatti in funzione delle stagioni, delle condizioni meteorologiche e delle caratteristiche delle aree urbane servite.
Vi si possono trovare sabbia, ghiaia, polveri fini, foglie, residui organici, mozziconi di sigaretta, frammenti metallici e altri materiali raccolti durante le operazioni di pulizia delle carreggiate e delle aree pubbliche.
Proprio questa forte variabilità rende complesso il trattamento. Fino a oggi gran parte dei rifiuti prodotti in Piemonte veniva trasferita verso impianti situati in altre regioni, soprattutto Lombardia ed Emilia-Romagna, con conseguenti costi economici e ambientali legati al trasporto. L’entrata in funzione dell’impianto di Druento consente invece di gestire questi flussi direttamente sul territorio regionale.
La tecnologia: dal rifiuto agli aggregati riciclati
Il cuore dell’impianto sfrutta energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili ed è costituito da una tecnologia brevettata da Ecocentro Tecnologie Ambientali: a seguito di un’iniziale prevagliatura, i materiali ferrosi vengono divisi dal resto dei rifiuti grazie a un deferrizzatore magnetico; successivamente, tramite separazione e soil washing, vengono isolate le diverse componenti presenti nel rifiuto, depurando e riutilizzando oltre il 75% dell’acqua impiegata. Il risultato finale è la produzione di aggregati riciclati – sabbia, ghiaino e ghiaietto – conformi alle normative europee e destinabili al settore delle costruzioni.
Accanto agli inerti recuperati, il processo consente di valorizzare anche altre componenti:
- la frazione organica viene avviata agli impianti di compostaggio;
- i materiali ferrosi vengono destinati a specifici circuiti di recupero;
- solo una quota residuale viene inviata a smaltimento.

Un tassello della strategia regionale
Attualmente il sito tratta i rifiuti provenienti principalmente dall’area metropolitana torinese, raccolti da diversi gestori del servizio di igiene urbana, tra cui Amiat, Acsel, SCS, Seta e Covar 14. Sono inoltre conferiti materiali provenienti dal Consorzio SEA di Saluzzo e da Teknoservice per il territorio di Imperia.
La disponibilità di una struttura regionale dedicata permette di ridurre le percorrenze dei mezzi, contenere i costi di conferimento e diminuire le emissioni associate al trasporto dei rifiuti verso impianti extra-regionali.

Economia circolare applicata ai rifiuti urbani
Le terre da spazzamento rappresentano un esempio emblematico di rifiuto urbano spesso poco visibile ma prodotto in quantità significative dalle attività quotidiane di pulizia delle città.
Grazie alle nuove tecnologie di trattamento, questi materiali possono essere reinseriti nei cicli produttivi riducendo il consumo di risorse naturali e limitando il ricorso alle discariche. Gli aggregati recuperati possono trovare impiego in diversi ambiti dell’edilizia e delle infrastrutture, contribuendo a sostituire materiali vergini provenienti dall’attività estrattiva.
































